Il chiodo fisso del Cavaliere: la Giustizia

Il tema della giustizia tiene banco nel dibattito politico. La sesta conferenza dell’avvocatura dedicata proprio alle prospettive di riforma in quest’ambito, forniscono al premier Silvio Berlusconi l’occasione di ribadire – con un messaggio al presidente dell’organismo, Maurizio De Tilla – che il dossier “occupa un posto prioritario” nel programma di governo. Segnali da ex An su processo breve

Alle iniziative già approvate dall’esecutivo in quest’ambito si aggiungono – ricorda nel messaggio Berlusconi – quelle in discussione in Parlamento, la riforma del processo penale e la riforma dell’avvocatura”. Non solo: “a coronamento dei nostri sforzi”, annuncia il premier, sarà varata “l’indispensabile riforma costituzionale della giustizia, che porrà in condizioni di effettiva parità l’accusa e la difesa nel processo”.

Alla necessità di migliorare e rendere più efficiente il servizio giustizia accenna anche – nel suo messaggio all’avvocatura – il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, che richiama al “rispetto degli equilibri istituzionali”. Il tema giustizia – in particolare, il disegno di legge sul processo breve – è stato anche al centro di un summit a Palazzo Grazioli con ministri, coordinatori e capigruppo del Pdl: Berlusconi – riferisce uno dei partecipanti, Ignazio La Russa – “ha voluto parlare con un gruppo di persone che gli potessero fornire dei pareri dal punto di vista tecnico e giuridico”. Si è trattato – aggiunge il ministro della Difesa e coordinatore Pdl – di un pranzo “del tutto informale” in cui il dossier regionali non è stato sfiorato.

Sulla possibilità di modifiche al ddl sul processo breve non nutre dubbi il presidente dell’Anm Luca Palamara che nega un “arroccamento” anti-riforme da parte della magistratura, ma al contempo denuncia il pericolo di aggressioni e condizionamenti politico-mediatici e soprattutto giudica il ddl “inemendabile”, tornando a contestare l’affidabilità delle stime fornite dal Guardasigilli Angelino Alfano sulle prescrizioni che l’approvazione del provvedimento causerebbe.

“Prendiamo atto che da oggi anche sull’emendabilità dei disegni di legge in discussione in Parlamento a decidere è il presidente dell’Anm”, insorge uno dei firmatari del provvedimento, Gaetano Quagliariello, che nel solco del premier assicura: “Ci siamo impegnati di fronte agli elettori, e sulla riforma della giustizia andremo avanti.
Passaggi importanti sono stati già compiuti, ulteriori capitoli sono in discussione in Parlamento, e altri ancora dovranno essere affrontati, ivi comprese le riforme di rango costituzionale”. Quanto alle riforme istituzionali, rispetto alle quali Napolitano – pur rilevando “grosse difficoltà” nei lavori parlamentari – intravede spiragli, il vicepresidente vicario dei senatori Pdl coglie “come positivo auspicio l’apertura di un dialogo sulla riforma dello Stato, che renda l’Italia una democrazia moderna e adegui l’architettura delle istituzioni a quella Costituzione materiale che per volontà dei cittadini si è già profondamente evoluta. Il primo importante passo in questa direzione – suggerisce Quagliariello – sta nella riforma dei regolamenti parlamentari”.

Ma sulla strada di riforme istituzionali ampiamente condivise, ipotesi al centro di una mozione che sarà discussa in Senato, grava, appunto, il macigno-giustizia. Su cui le contrapposizioni restano nettissime. Un fossato che si riscontra anche sul tema di una riforma costituzionale in senso presidenzialista. Quanto alle lacerazioni nel Pdl, il parziale passo indietro di Nicola Cosentino dalla corsa per le Regionali campane semplifica il quadro. Anche se il coordinatore regionale del Pdl fa capire che, qualora rinunciasse definitivamente a candidarsi, non rinuncerebbe a svolgere un ruolo-chiave sulle scelte che riguardano la sua Regione. Dunque non darebbe via libera a candidature espresse da quanti, all’interno dei settori ex An, lo stanno più vivacemente contestando. Da quei settori si smarca con decisione il deputato campano Antonio Laboccetta, che polemizza duramente con Italo Bocchino e altri finiani – categoria in cui anche lui viene spesso inserito – per la linea di scontro con Cosentino. Inoltre, Laboccetta si dice pronto a sostenere in Campania la candidatura di un ex Forza Italia. Un segnale di appeasement è lanciato da Bocchino sul processo breve: per il vicepresidente vicario dei deputati Pdl, “i dati forniti dal ministro Alfano dimostrano che la proposta di legge per abbreviare i processi non impatta sul sistema giudiziario creando problemi, ma interviene in maniera selettiva al fine di garantire quei tempi ragionevoli che l’Europa ripetutamente chiede all’Italia”. Insomma, l’intesa Berlusconi-Fini sulla giustizia tiene.
Anche se il presidente della Camera riapre almeno in parte il fronte della bioetica, in particolare quello del biotestamento, tema in discussione a Montecitorio, richiamando la necessità di rispettare il diritto dei singoli all’autodeterminazione.

Dall’opposizione il vicepresidente del Senato, Vannino Chiti (Pd), nota: “La nostra Costituzione è valida, attuale, fondamentale per la coesione di un Paese sempre più pluralista, ma non è certo intoccabile. Si può aggiornare e i cambiamenti devono esser fatti attraverso intese molto ampie e non dalle sole maggioranze del momento e devono essere coerenti con le linee guida della prima parte” della Costituzione stessa. Secondo il capogruppo dell’Italia dei valori alla Camera, Massimo Donadi: “Il fatto che la riforma della giustizia sia una priorità per Berlusconi la dice lunga sui veri interessi del premier: evitare i processi e garantirsi l’impunita’. La priorità per tutti gli altri paesi del mondo in questo momento è affrontare la crisi economica, mentre in Italia il governo è immobile”.

(Tratto da AprileOnline)

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