Il “caso Ponza” e la corruzione nella politica e nella pubblica amministrazione. Ma quante Ponza ci sono in provincia di Latina e nel Paese?

L’Italia?

“Un Paese di merda”, l’ha definita il premier.

E tale appare sempre di più, fra escorts, bunga-bunga, ladri, malfattori, corrotti e mafiosi.

C’è chi comincia a vergognarsi all’estero di essere italiano.

Non passa giorno che non ci vediamo costretti a leggere e sentire episodi che danno vita e forza in tutte le persone perbene alla sensazione di trovarci non in Europa ma in un’area del terzo mondo.

Stanno demolendo la fondamenta stessa della nostra civiltà, nel silenzio e nell’inerzia di una parte cospicua della popolazione. , che vede, approva e continua a votare per malfattori, mafiosi, magnaccia, lenoni. e mignatte,

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Non è moralismo il nostro, ma paura di vedere cadere, senza alcuna possibilità di ritorno all’indietro, il Paese nel baratro.

Se nel baratro non ci stiamo già.

Politicamente, ma soprattutto socialmente ed economicamente, oltre che culturalmente.

Il “caso Ponza”, con l’arresto del Sindaco di ben tre assessori, imprenditori, e con una ventina di altri indagati, fra dipendenti comunali ecc.

Possibile che nessun cittadino, nessun consigliere comunale si siano accorti di come andavano le cose?

Si è aspettato l’intervento dei carabinieri e della magistratura per accorgersi del sistema del malaffare che devastava l’isola.

Ma quante Ponza ci sono in giro, in provincia di Latina e nel Paese?

Se la Procura della Repubblica, infatti, tanto per fare un esempio, ponesse nella formulazione delle priorità ai primi posti il capitolo dei lavori di “somma urgenza”, i lavori cioè che le amministrazioni comunali affidano senza esperire alcuna gara a ditte di loro fiducia, troverebbe materiale per lavorarci dieci anni e scoverebbe tutto il marcio di questo mondo.

E veniamo, ora, alle responsabilità della gente, dei cittadini che scelgono e mandano certi soggetti a governare.

Se la gente – parliamo di quella perbene, non corrotta e mafiosa, perché ai mafiosi ed ai loro sodali vanno bene le cose come sono ora – cominciasse a denunciare, finendola di lamentarsi e basta, collaborando con le forze dell’ordine e la magistratura, forse non vivremmo nel fango.

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