Il “caso Fondi”. Se ne parla in tutta Italia e forse anche all’estero, ma con una superficialità ed un’incompiutezza di analisi sconvolgenti.

Si fa un gran parlare del “caso Fondi”.

Dovunque si vada,se ne parla,citandolo come  un esempio delle tante   deficienze istituzionali di cui pare godere il “sistema”.

Perfino in Sicilia abbiamo sentito parlare ,nelle assemblee ,di Fondi e del “caso Fondi”.

Anche a Milano e nel resto  del Paese.

L’altra sera,anche nel nostro convegno a Civitavecchia,qualche intervenuto lo ha citato.

Se ne parla,insomma,in tutta Italia e,ci dicono,anche all’estero,più  che a Fondi e in provincia di Latina.

Qui sembra quasi vietato parlarne e,se pur qualcuno talvolta vi fa riferimento,le analisi sono sempre sfuggenti,superficiali e riduttive.

Sembra un tema ostico,marginale,residuale nel dibattito politico,sociale e culturale.

Mai che si faccia uno sforzo  per comprendere e disegnare il “quadro” generale,quell’insieme di elementi che lo compongono.

Anche le stesse inchieste appaiono fatte in maniera parcellizzata,in modo tale da non evidenziarne tutte le componenti del puzzle,da non ricomporne immagine e substrato.

Per cui  la gente sa di tizio o di caio,ma non dell’insieme della situazione,delle interrelazioni fra un fatto e l’altro,delle cause,delle ragioni del tutto.

Degli attori e dei loro sodali,dei protettori,dei poteri alti ed altri,ma quelli veri,che forse non compaiono.

Solo qualche mente più raffinata,forse, può arrivare ad immaginarli,ma non più di tanto,perché manca l’informazione completa e pensata.

Eppure ci sono stati degli avvenimenti sui quali si sarebbe dovuta fare una riflessione profonda per individuarne ragioni,anamnesi.

Il “caso Conti”,l’ex comandante della Compagnia della Guardia di Finanza,che  si è suicidato lasciando  messaggi inquietanti per spiegare le ragioni di un gesto che si è voluto definire come conseguenza di uno stato depressivo e chiuso in maniera sbrigativa da parte della stampa e dell’opinione pubblica.

Non sappiamo se i magistrati delegati a tale caso,pur nelle difficoltà determinata da un sistema non raramente omertoso, stiano ancora indagando o meno.

I messaggi del capitano Conti,quei bigliettini che egli la lasciato,le dichiarazioni della fidanzata medico ,dello zio Eliseo,degli amici.

Cazzotti negli occhi anche di coloro che non vogliano vedere,ma  non interpretati come si sarebbe dovuto.

E’ vero che le indagini non si fanno con le analisi psicologiche,tenuto conto delle limitazioni di una legislazione che è quella che è,ma anche con quelle,volendolo.

Un suicidio in una caserma ,peraltro di un comandante,avrebbe dovuto indurre a mettere a soqquadro l’ambiente intero e,ciò,se non altro,anche per tutelare l’immagine dell’istituzione ed anche dei singoli componenti.

Sgombrando ombre e sospetti che,così come si sono messe le cose,purtroppo permangono.

Mi sono incartato”,non mi sento libero e cose di questo genere.

Parole pesanti,quelle scritte dal capitano,che lasciano sospettare chissà che cosa.

E’ legittimo,quindi,sospettare che quel “qualcosa” che avrebbe impedito al Capitano di indagare come  sarebbe stato necessario e voluto possa essere percepito nell’immaginario comune come quella sorta di “sistema” che regola ogni dinamica.

Il “sistema” che impedirebbe il disegno del “quadro” generale ; le decisioni assunte  a livello governativo centrale relativamente alla richiesta del Prefetto e dello stesso Ministro dell’Interno che hanno chiesto –e non ottenuto,unico caso in Italia –lo scioglimento dell’amministrazione comunale ; i silenzi  perduranti; l’immodificabilità delle situazioni ; le logiche gattopardesche che vi sottostanno;  certe vistose carenze investigative di organismi  locali.

Tutti elementi,questi,che andrebbero pensati ed indagati.

Non è accettabile che ,con quel  é successo finora su ed a Fondi ,debba intervenire sempre il GICO di Roma o di Napoli,quando a Fondi c’è una Compagnia della Guardia di Finanza,dove si è ammazzato un Comandante dicendo che si sentiva “incartato”, i cui “risultati” sono quelli che sono.

Parliamo dei “risultati” ed è quanto chiediamo di verificare .

Non ce l’abbiamo con il Corpo in generale di cui apprezziamo l’opera  svolta in campo nazionale,né ce l’abbiamo con il Comando provinciale di Latina e con i tanti ufficiali e sottufficiali che fanno il proprio dovere e si sacrificano; ma ai  due Comandanti,quello provinciale e quello del Gruppo di Formia,chiediamo di andare verificare e valutare   quei “risultati”.

Lo ripetiamo per l’ennesima volta ,rivolti ai tanti immemori  che compongono il tessuto sociale e politico di questo Paese:

noi non siamo dei terroristi e,pertanto,le nostre critiche sono il frutto di quell’ansia di miglioramento che anima tutti coloro,come noi,che hanno senso dello Stato di diritto e delle Istituzioni.

Il nostro senso di angoscia è determinato dalla constatazione della serietà delle cose che non vanno.

Per Fondi -e non solo- siamo veramente preoccupati perché intuiamo che c’è un  “qualcosa” che non è stato affatto individuato.

Per incapacità,per mancanza di volontà o per altro ?

Non sono  le singole persone che ci interessano più di tanto,quanto,soprattutto,le componenti del “sistema”,tutte, del  “quadro”, insomma.

E vorremmo che tutte quelle persone che si riempiono la bocca – a Latina,a Roma e dappertutto- di parole come “legalità”,”giustizia” ed altre cose del genere,si ponessero delle domande sui tanti “perché” si è creata tale situazione.

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