Il business dei Casalesi sul latte, il pentito Zagaria: “L’affare gestito anche dal carcere”

Il business dei Casalesi sul latte, il pentito Zagaria: “L’affare gestito anche dal carcere”

Le rivelazioni dell’imprenditore: “Monopolio in quasi tutta la provincia”

Attilio Nettuno

18 gennaio 2020

Filippo Capaldo, pur essendo detenuto, ha continuato a gestire questo affare”. Lo ha detto agli organi inquirenti Francesco Zagaria, alias Ciccio e’ Brezza, il colletto bianco legato a Michele Zagaria parlando del business del latte nelle mani della cosca di Capastorta.
Zagaria, nel corso di un interrogatorio finito nelle pagine dell’ordinanza di custodia cautelare a carico dei fratelli
Nicola e Filippo Capaldo, nipoti del capoclan, e dell’imprenditore stabiese Adolfo Greco e che vede indagati anche prestanome e manager della Parmalat, ha parlato dell’affaire dell’Euromilk, prima, e della Santa Maria, poi, che gestiva in regime di monopolio la distribuzione di prodotti caseari nel casertano.

“Originariamente i fratelli Capaldo avevano il monopolio della distribuzione del latte in gran parte della provincia di Caserta”, ha spiegato Zagaria. Questo avveniva con l’Euromilk che “poi venne sequestrata e confiscata”, ricorda Zagaria. Ma nonostante il provvedimento della magistratura la società continuava ad operare.

“Venni a saperlo casualmente da un mio amico salumiere – dice Zagaria ai magistrati della Dda – Mi disse che i prodotti che vendeva nella sua salumeria per un certo periodo non erano più arrivati, tanto che io gli dissi che la società che li distribuiva era stata seqeustrata e confiscata. Mi aggiunse, però, dopo qualche settimana o qualche mese, che quei prodotti erano tornati nella sua salumeria e li stava distribuendo un’altra società i cui distributori, gli avevano detto, che si trattava della medesima gestione di prima”.

A quel punto da bravo affiliato Ciccio e Brezza verificò l’informazione per verificare se “quel latte era distribuito sempre nell’interesse di Zagaria”. Conferma che arrivò da un suo parente che aveva un bar a Casapesenna che gli riferì che “i Capaldo stavano continuando a distribuire gli stessi prodotti”.

fonte:http://www.casertanews.it

 

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