Il boss-ragioniere conta i soldi:«Siamo ricchi ma niente sprechi»

Il Mattino, Mercoledì 1 Giugno 2016

Il boss-ragioniere conta i soldi:«Siamo ricchi ma niente sprechi»

di Leandro Del Gaudio

Non credono ai loro occhi, lì attorno a un tavolo, con decine di banconote da cento o da cinquanta euro ciascuno. Sembrano appagati, a tratti felici, mentre contano gli incassi, mentre fanno tante «mazzette», un po’ per le «mesate» ai detenuti, un po’ per i «citofoni» (schede sim ai soci di affari). Soldi, all’occorrenza, buoni anche per farsi passare qualche sfizio, tipo un bel rosario tutto d’oro, segno concreto del proprio potere camorristico, un oggetto da esporre durante le feste o nelle ore di svago. Eccolo Valter Mallo, il presunto boss emergente della camorra di Napoli nord, arrestato per associazione mafiosa e armi, indicato come il reggente di un gruppo criminale nato dalla scissione dai Lo Russo. Scissione a caldo, a leggere le carte della Dda di Napoli, a colpi di «stese», di mitragliate al vento tra Miano, Capodimonte e il «Berlingieri», ma anche a colpi di agguati e omicidi, secondo ricostruzioni ancora al vaglio dei magistrati. È il 30 aprile del 2016, in casa Mallo, sul tavolo ci sono circa trentamila euro.

Dalla ambientale si sente il fruscio dei soldi, l’inconfondibile strofinio delle banconote di euro, quando si leva la voce del capo. O del presunto boss Walter Mallo che, a giudicare dalla ricostruzione dei carabinieri, parla da numero uno. Si mostra assennato, fa capire che il peggio è passato, ma ricorda occorre oculatezza nella redistribuzione delle ricchezze agli affiliati, ora che hanno incassato il riconoscimento pubblico degli altri clan. Ma chi sono i protagonisti di questa nuova scena criminale? Oltre a Mallo, (classe 1989), ci sono Vincenzo Danise e Paolo Russo (entrambi classe 1990), di recente inchiodati in cella dal Tribunale del Riesame. Indagini del pool anticamorra del procuratore aggiunto Filippo Beatrice e del pm Enrica Parascandolo, c’è la convinzione che i Mallo siano un gruppo autonomo: difesi dai penalisti Claudio Davino e Giovanni Lo Russo, gli indagati puntano ad ottenere la scarcerazione in Cassazione. E le due «ambientali» depositate dimostrerebbero lo spessore del presunto clan emergente. Mallo ordina a Rudi Rizzo (soggetto non colpito da misura cautelare): «Fai una contata a questi soldi… Rudi, fai una contata a questi soldi!». C’è frenesia, un crescendo di entusiasmo che viene interrotto dallo stesso Mallo, che si sente in dovere di fare chiarezza sulla distribuzione dei soldi e sulla sua strategia economica. Parla a Paolo Russo e allo stesso Rudi: «Oh, Paolo, hai preso una cosa in più solo perché, tutto questo tempo, fra’, che sei stato…»; pregando Rudi di non offendersi. Messaggio ricevuto da parte di Rudi Rizzo, che replica con un atteggiamento distensivo, mostrandosi soddisfatto del trattamento ricevuto: «Per quello che ci hai trattato tu, ci basta!».

A questo punto, Mallo sente l’esigenza di spiegare ai suoi che «tutto quello che entra, è di tutti quanti noi!». E lo fa in modo solenne, riferendosi a un lutto di recente subìto: «Io da sopra, sul lutto di Alfonso, non mi prendo proprio niente! Mi sono preso 1.000 Euro, il mezzo a Genny… ora tutto quello che compro, non è mio lo teniamo a terra». Insomma, inutile sperperare soldi, l’obiettivo è quello di creare un buon fondo cassa e che da ora in poi bisogna essere oculati. Da ribelli a impiegati a stipendio fisso, dal momento che ora «ci dobbiamo pesare sulle mesate!». E Mallo da presunto camorrista si mette a fare il ragioniere, ancora una volta rivolgendosi all’amico Rudi, a proposito del pensiero fisso dell’amico Paolo Russo, che ha deciso di comprarsi un bel rosario d’oro: «Non ha capito che tutte le spese che escono… no? Dopo, non ci troviamo niente più! Voglio vedere come faccio! Poi mi dirai: Walter, avevi ragione…».

Poi però Russo insiste e Mallo ricorda che devono ancora arrivare i soldi da Masseria Cardone (clan Licciardi) e da quello che resta del clan Lo Russo, si tratta di proventi delle piazze di spaccio che vengono distribuiti proprio in seguito alle «stese» criminali che hanno terrorizzato i pusher. A questo punto, Mallo si decide a comprare il regalo al proprio presunto affiliato, a regalargli il sospirato «rosario tutto d’oro». Poi si torna al punto di partenza, alle ragioni economiche che spingono il presunto capo ad armonizzare tutte le voci di spesa. Ci sono le «mesate» per gli affiliati, ma anche i soldi investiti per le «schede citofono», vale a dire schede sim da dare ai propri uomini sul territorio: «Le ho pagate 25 Euro l’una… ne ho prese dodici, però!; sono per i compagni, questa la devo mandare…ai compagni miei… Vedi, sta scritto Caivano, vicino… lo vedi? Già ho segnato i numeri, loro tengono il numero mio, hai capito? Va a finire che ci imbrogliamo con le schede perché, ho mandato le schede a certi compagni miei… Ora questo è il numero di Genny, ok?

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