Il boss della 167 e il neomelodico: «Su Pino Franzese ho investito dei soldi»

Il boss della 167 e il neomelodico: «Su Pino Franzese ho investito dei soldi»

16 Agosto 2022

Di Luigi Nicolosi

Pasquale Cristiano si pente e rivela che anche concerti e serenate facevano parte del business del clan: «Tolte le spese, il resto finiva a me. Poi Carmine D’Errico ha fatto sparire 20mila euro»

di Luigi Nicolosi

Un rapporto nato come semplice amicizia, ma presto diventato un business da decine di migliaia di euro. Che gli uomini di malanapoli abbiano da sempre un debole per la musica neomelodica e i suoi interpreti è ormai un fatto acclarato, ma oggi, grazie alle scottanti dichiarazione dell’ex boss Pasquale Cristiano, l’argomento inizia finalmente ad avere dei contorni più chiari. Insomma, non più semplici “voci di popolo” e sospetti, ma riferimenti circostanziati, con tanto di nomi e cognomi dei protagonisti: «Preciso di aver investito dei soldi su Pino Franzese. È nata come una cosa affettiva perché pensavo che avesse una bella voce, poi ho messo i soldi per produrre i dischi».

Già nei mesi scorsi, nell’ambito di alcune inchieste a carico dei clan attivi nell’hinterland a nord di Napoli, il nome di Pino Franzese era balzato alla ribalta della cronaca. Il noto cantante non era però indagato e non lo è neppure adesso, motivo per il quale va sottolineata la sua assoluta innocenza fino a prova contraria. Sulla scrivania degli inquirenti della Dda di Napoli sono però da poche settimane finite le dirompenti rivelazioni dell’ormai ex boss della 167 di Arzano, Pasquale Cristiano, alias “Pick Stick”, il quale ha raccontato per filo e per segno quali fossero gli affari della cosca da lui capeggiata fino a pochi mesi fa. Non solo droga ed estorsioni, dunque, ma anche il florido business della musica neomelodica.

Sul punto, è dirimente l’interrogatorio al quale “Pick Stick” è stato sottoposto il 31 maggio scorso: «Posso riferire sul noleggio che ho aperto io in accordo con Shekkè (Carmine D’Errico, ndr), che aveva un debito con me per Pino Franzese. Perché quando l’ho fatto diventare cantante poi sono stato arrestato nel 2018 e quando sono uscito nel 2020 ho notato che mancavano 20mila euro che evidentemente si era preso lui. Voglio precisare di aver investito dei soldi su Pino Franzese. È nata come una cosa affettiva perché pensavo che avesse una bella voce, poi ho messo i soldi per produrre i dischi e quando lui incassava i soldi per le feste, tolte le spese e quello che spettava a lui, il resto finiva a me. Nel periodo della mia detenzione, D’Errico doveva custodirli. Me ne portarono solo 30mila e quindi, per i miei calcoli, ne mancavano circa 20mila».

Il successivo 8 giugno il neo collaboratore di giustizia ha poi fornito ulteriori dettagli: «Confermo che (D’Errico, ndr) faceva il manager di Pino Franzese ed è andato bene fino a quando era vivo mio cugino, dopo la sua morte abbiamo avuto problemi a Frattammaggiore, ho avuto anche problemi con Shekkè. Perché è stato chiamato da Salvatore Mennillo, totore o cecato, ed è stato picchiato. Lui e il fratello mi hanno raccontato che sono stati convocati in una casa dove c’erano circa trenta persone e lo hanno picchiato e minacciato con armi, pistole, fucili a pompa e kalashnikov, per sapere dove erano i miei soldi, anche raccolti per il cantante». Un tesoretto, quello dell’allora ras Cristiano, che faceva gola a molti, anche ai nuovi nemici pronti a dichiaragli guerra, massacrando un suo fedelissomo.

Fonte:https://www.stylo24.it/il-boss-della-167-e-il-neomelodico-su-pino-franzese-ho-investito-dei-soldi/

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