Il boss del clan Lo Russo era domiciliato a Gaeta ed i cittadini e gli amministratori gaetani dormono sonni tranquilli

UN ALTRO CAPOSALDO DELLA CAMORRA NEL SUD PONTINO SMANTELLATO DAI CARABINIERI.
COMPLIMENTI ALLA COMPAGNIA DI FORMIA
Non è tanto la cronaca a se stante che ci interessa quanto il “quadro” nel quale questa si va ad inserire.
Un altro caposaldo della camorra è stato smantellato dai Carabinieri nel sud pontino e di questo dobbiamo essere grati agli investigatori ed al Comandante della Compagnia di Formia, i quali hanno saputo dimostrare di saper fare un lavoro davvero eccellente.
Complimenti.
Un pericoloso pregiudicato appartenente al clan Lo Russo è stato catturato e neutralizzato.
Era domiciliato a Gaeta.
Non si trattava di uno qualsiasi, ma di un capo, imparentato, sembra, con il boss, il capo del clan e, quindi, un boss anch’egli..
La notizia per noi finisce qua.
Quello che ci interessa, invece, è il “quadro” che da essa emerge.
Di Gaeta e della presenza mafiosa in essa si parla da decenni, anche se la gente e gli amministratori sembrano di non volersene rendere conto.
Di mafia a Gaeta si cominciò a parlarne quando furono confiscate tantissime proprietà ai Magliulo, quasi una decina fra abitazioni e terreni.
Oggi sono tutte di proprietà del Demanio e, peraltro, inutilizzate e non messe a profitto.
Si parlò, poi, di una presenza, che sarebbe stata individuata dalla Guardia di Finanza, di soggetti sospettati di far capo alla ex Banda della Magliana.
Poi, ancora, di quella di una impresa, impegnata nella realizzazione dei primi lavori di ampliamento del Porto di Gaeta che sarebbe stata riconducibile a familiari di Toto’ Riina ma con sede legale nel nord.
Infine, del colpo grosso delle voci sui traffici nel Porto, delle vicende collegate con l’assassinio di Ilaria Alpi e delle dichiarazioni di Carmine Schiavone il quale ha parlato delle provincia di Latina e, in particolare, di Gaeta e Formia come della “provincia di Casale”.
In videoconferenza ad un processo che si è svolto qualche settimana fa a Latina, sempre Schiavone è tornato a parlare del… “Porto di Gaeta”…
Un nome che ricorre da anni e spesso ogni volta che si parla di camorra, come di una sorta di crocevia degli affari dei Casalesi e non solo.
Un nome che ritorna sempre allorquando si parla di una catena di iniziative economiche che interesserebbero vari quartieri e varie vie di Gaeta, da quello di Porta di Terra-via Begani a quello di Via Bologna-via Garibaldi-Via Sermoneta ed altri ancora e che vedrebbero, come attori, quasi tutti soggetti provenienti da oltre Garigliano.
Iniziative, queste, di natura edilizia.
Per non parlare, poi, di quelle di natura commerciale.
Qualcuno, in passato, ha parlato di Gaeta come di “una lavatrice di denaro della camorra”, ma, poi, ha subito taciuto, come se qualcuno fosse intervenuto per farlo tacere.
Ma l’aspetto che oggi sorprende è quello che riguarda, oltre che la presenza presunta di presenze “casalesi”, anche quella del livello di altri clan.
Nel caso di ieri, del clan Lo Russo
Tutto ciò, mentre cittadini ed amministratori gaetani dormono sonni tranquilli!

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