«Il boss Bidognetti dava ordini a figlie e cognata dal carcere». Pizzo anche sulle pigne

 «Il boss Bidognetti dava ordini a figlie e cognata dal carcere». Pizzo anche sulle pigne
Il Mattino, Giovedì 2 Febbraio 2017,

«Il boss Bidognetti dava ordini a figlie e cognata dal carcere». Pizzo anche sulle pigne

di Mary Liguori

Il pizzo su tutto ciò che produce soldi. Sia le attività lecite che quelle illecite. Cinquemila euro per la raccolta stagionale delle pigne, tipica del Litorale Domitio, ma è solo un esempio. Sul libro mastro degli esattori, passato dai vecchi ai nuovi ras dei Casalesi, ci sono i titolari dei ristoranti, dei locali notturni, dei negozi di abbigliamento. Sul fronte delle attività illecite, pagano le prostitute bianche e i venditori ambulanti di sigarette di contrabbando, ma anche i parcheggiatori abusivi: tutti, quindi, da Sessa Aurunca a Castel Volturno, passando per Mondragone fino all’Agro-aversano.

I Casalesi  «cambiano pelle e si rigenerano ciclicamente, come tutte le cosche di malavita: per questa ragione non bisogna mai abbassare la guardia», ha detto il procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli durante la conferenza presieduta dal procuratore di Napoli, Giovanni Colangelo.

«I Casalesi non sono finiti e la Dda non ha mai dato nulla per scontato: oggi questi arresti lo dimostrano»: ha appunto detto il capo dei pm napoletani nell’illustrare i risultati dell’operazione che oggi ha colpito 31 persone ritenute affiliate al clan Bidognetti. «Il boss dal carcere impartiva indicazioni attraverso le sue figlie e la nuora», ha spiegato il capo della procura di Napoli che poi ha aggiunto: «Sono i miei  ultimi mesi alla guida di questo ufficio e voglio ringraziare l’importante collaborazione con la stampa fondamentale per dimostrare ai cittadini che noi siamo a disposizione per chi vuole essere difeso dallo Stato».

Il capo della Dia, Giuseppe Linares, ha sottolineato come siano state le dichiarazioni di Anna Carrino, moglie pentita del boss Bidognetti, rese contro le figlie, Teresa e Katia, a «indicarne la vocazione mafiosa», circostanze poi «confermate dalle intercettazioni», ha aggiunto Linares.

L’operazione ha visto in campo 200 uomini appartenenti a tutte le forze di polizia. Soddisfazione per la sinergia messa in campo è stata espressa dal procuratore Colangelo ma anche dal questore di Caserta, Antonio Borrelli, che si è soffermato proprio sul «grande lavoro di indagine svolto da Dia, polizia, carabinieri e guardia di finanza grazie al coordinamento della procura della Dda».

L’inchiesta ha visto impegnati i sostituti procuratori Alessandro D’Alessio e Cesare Sirignano (oggi alla Dna), del pool diretto dal procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli. In campo un team di investigatori composto dagli uomini della squadra mobile di Caserta (diretta da Filippo Portoghese e dalla vice Marta Sabino), la Dia guidata da Giuseppe Linares, i carabinieri della compagnia di Casal di Principe (agli ordini del capitano Simone Calabrò), la guardia di finanza della compagnia di Formia (guidati al tenente colonnello Andrea Bello e dal capitano Silverio Papis).

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