Il blitz della Guardia di Finanza a casa e negli Uffici del GIP napoletano

IL BLITZ NELL’ABITAZIONE E NEGLI UFFICI
DEL GIP NAPOLETANO DELLA GUARDIA DI
FINANZA PER ORDINE DELLA PROCURA DI
ROMA CI HA SCONVOLTI E CI INDUCE AD
ACCENDERE I RIFLETTORI ANCHE NEGLI
AMBIENTI GIUDIZIARI CAMPANI
Quando certe inchieste riguardano comportamenti
discutibili di magistrati e soggetti delle forze dell’ordine, noi
non siamo mai frettolosi nell’esprimere giudizi.
Il nostro compito non è quello di cercare lo scoop al pari di
certi giornali.
Noi siamo l’Associazione per la lotta contro le illegalità e le
mafie “Antonino Caponnetto”, l’Associazione che porta il
nome di un Magistrato che fa parte della storia italiana e
che, inoltre, ha come Presidente onorario un altro grande
Magistrato, Antonio Esposito, il Presidente della Sezione
penale della Suprema Corte di Cassazione che ha
condannato Berlusconi.
Noi siamo stati sempre e sempre saremo i difensori dello
Stato di diritto e difendiamo con i denti l’immagine ed il
ruolo degli unici baluardi di legalità che sono rimasti in
un’Italia che affonda nel fango: la Magistratura e le Forze
dell’Ordine.
Per il lavoro che facciamo abbiamo avuto ed abbiamo il
piacere e l’onore di conoscere e contattare personalmente
molti magistrati che lavorano o hanno lavorato presso la
DDA napoletana, da Roberti a Cafiero de Raho, da Maresca
a Conso, da Sirignano ad Ardituro ed a tanti altri ed
abbiamo, pertanto, avuto la possibilità di constatare de visu
l’opera preziosa che hanno svolto e svolgono a difesa della
legalità nel Paese correndo rischi di eccezionale gravità e
mettendo a repentaglio la propria vita e quella dei loro cari.
Conosciamo anche altri Magistrati che lavorano nelle
Procure ordinarie campane, come Maria Antonietta
Troncone ed altri ancora e possiamo mettere le mani sul
fuoco sulla loro onestà e sulla loro rettitudine.
E restiamo sconvolti quando leggiamo notizie come quella
che riguarda il GIP napoletano i cui Uffici e la cui
abitazione sono stati perquisiti nell’ambito di un’inchiesta
per un’accusa gravissima contestatagli dalla Procura di
Roma presso la quale lavorano, da Pignatone a Prestipino
e così via, magistrati di pari bravura ed onestà.
Aspettiamo, quindi, sempre gli esiti dell’inchiesta, rispettosi
come siamo del principio della presunzione di innocenza.
Ma i Magistrati sono uomini e donne come tutti gli altri e
non tutti, quindi, si chiamano Pignatone, Cafiero de
Raho, Roberti, Ardituro, Troncone, Conso, Sirignano
, Prestipino e così via.
E questa constatazione ci induce, quindi, ad accendere i
riflettori anche in quegli ambienti.
Questo a tutela della legalità per la quale ci battiamo sul
campo – anche noi, sarebbe ora che qualcuno cominciasse a
riconoscercelo, a rischio della nostra pelle perché noi, come
dovrebbe essere noto ormai a tutti, non siamo
l’Associazione del bla bla -, ma, in
particolare, dell’onorabilità della Magistratura che già
subisce troppi colpi criminali dal canagliume politico di
condannati e pregiudicati.
In alcune recenti riunioni degli amici campani
dell’Associazione Caponnetto abbiamo recepito qualche
manifestazione di dissapore in ordine al comportamento di
qualcuno che opera in qualche ufficio campano.
E’, questo, un problema che porremo sul tavolo nelle
prossime riunioni della nostra Associazione, chiedendo
scusa, sin da ora, se dovessimo vederci costretti a gravare
prossimamente il Dr. Pignatone, o chi per lui della Procura
di Roma, di ulteriore lavoro.
Gli amici della Caponnetto campani sono pregati di
cominciare a preparare tutta la documentazione necessaria.

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