Il bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto: il convegno di SEL ieri a Formia sulle mafie nel sud pontino. Luci ed ombre.

Il bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto.

Noi vogliamo essere positivi e, quindi, vogliamo vederlo mezzo pieno.

Ma, forse, se ci avessero consentito di intervenire fra i primi e non fra gli ultimissimi e quando ormai il dibattito era terminato e la gente era andata per lo più via, avremmo indirizzato il dibattito sul binario giusto e si sarebbe parlato della realtà del territorio, come, d’altronde, era stato preannunciato sui manifesti: ”le mafie nel sud pontino”.

In una realtà compromessa, drammatica, con le mafie radicate ed infiltrate dappertutto, nell’economia, fra i professionisti, nella politica e nelle istituzioni, limitarsi alle ricostruzioni storiche, alle analisi generiche, al racconto ed alle commemorazioni, ci sembra deviante e riduttivo.

Da questo angolo ottico il convegno di ieri a Formia indetto dai Coordinamenti regionali e provinciali di SEL ed al quale hanno partecipato Zaratti, Ciconte, Abbondati, Gallinaro e Manzo, è stato un pieno fallimento.

Per pura cortesia nei confronti di Gallinaro che ci aveva invitati siamo rimasti fino all’ultimo, parlando alla fine e, forse, sconvolgendo il cliché prescelto.

Ma, francamente, se si vuole parlare di mafie, bisogna parlarne correttamente e dettagliatamente, altrimenti a confusione si aggiunge confusione e non si contribuisce affatto a far chiarezza su una situazione che è altamente drammatica.

Ripetiamo, altamente drammatica.

In ispecial modo a Formia, Gaeta, Minturno, Itri, Sperlonga e Fondi, nel sud pontino appunto.

La politica ha grosse responsabilità e nessuno, ma proprio nessuno, può ritenersi indenne da tali responsabilità perché tutti, direttamente od indirettamente, ne hanno.

Chi di più e chi di meno.

Noi notiamo un certo senso di fastidio quando interveniamo in qualche dibattito organizzato da qualche partito.

Ci è capitato a Fondi e Sabaudia in due incontri organizzati dal PD, si è ripetuto ieri a Formia con SEL.

Ci invitano e, poi, mostrano fastidio quando interveniamo e raccontiamo i fatti.

I fatti, le realtà del territorio, le anomalie, le omissioni, le collusioni, nomi e cognomi, quando si può e non si danneggiano le indagini.

Vorrebbero, forse, che non parlassimo, zitti come statuine, come orpello ad iniziative che potrebbero essere produttive, apprezzabili, utili, ma che, purtroppo, quasi sempre restano vuote, senza risultati.

Ce ne dispiace molto, perché anche qua c’è il discrimine fra chi interpreta l’antimafia in un modo e chi nell’altro:

quella del “giorno prima” e

quella del “giorno dopo”,

quella del racconto e della memoria e

quella dell’indagine e della denuncia.

Entrambe utili, per carità, ma in una realtà che vede, come nel sud pontino appunto, i mafiosi infilati dappertutto e quasi padroni di tutto, limitarsi a fare le analisi generali senza aiutare, con i fatti e non con le chiacchiere, forze dell’ordine e magistratura ad individuarli ed acchiapparli, uno per uno, ed a neutralizzarli, significa far retorica e basta.

E noi non abbiamo bisogna di retorica.

Con la gente che è per lo più omertosa e non collabora, non segnala, sta zitta.

La “prevenzione” è utile sì, ma laddove la situazioni non sono compromesse definitivamente, come nel sud pontino e, più in generale, in tutta la provincia di Latina, dove, invece, bisogna privilegiare la “repressione”, soprattutto nei confronti dei tanti politici, professionisti ecc. , i cosiddetti “colletti bianchi”, che fanno da sponda ai mafiosi e con essi fanno affari.

Dove ogni giorno vengono riciclati tonnellate di capitali sospetti sulla cui origine è necessario indagare e si indaga raramente perché forze dell’ordine e magistratura non ne hanno la possibilità proprio per colpa della politica.

Comunque, è positivo che qualcuno almeno ne parli e noi dobbiamo dare atto a SEL, al PD, alla FDS, all’IDV, al centrosinistra in genere insomma, di essere gli unici che ne parlano.

E’ già molto..

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