I tentacoli della mafia sull’eolico

I tentacoli della mafia sull’eolico

26 Maggio 2021 Vincenzo Musacchio

Broken Wings, Eolo, Hermes sono solo alcune delle indagini che hanno disvelato le infiltrazioni mafiose nel business delle energie rinnovabili

di Vincenzo Musacchio

Molteplici sono le inchieste giudiziarie che hanno portato alla luce infiltrazioni mafiose sull’energia eolica (cfr. per tutti l’indagine della DDA di Palermo su Vito Nicastri attualmente condannato in via non definitiva a quattro anni per il delitto d’intestazione fittizia di beni). L’indagine, ha fatto emergere un giro di tangenti alla Regione siciliana finalizzate ad agevolazioni nelle pratiche relative proprio agli investimenti sulle energie rinnovabili. Questa assieme a tante altre indagini (l’operazione Broken Wings, Eolo, Hermes 2) testimoniano come le infiltrazioni mafiose nel business delle energie rinnovabili siano sempre più difficili da evidenziare in sede giudiziaria. Le nuove mafie oggi operano in settori dell’economia legale, per cui comprendere quando ci sia l’infiltrazione mafiosa e riuscire a provarla non è sempre agevole. Esiste purtroppo una zona grigia, dove imprenditori e imprese “pulite” convivono e interagiscono con la mafia e assieme portano in porto lucrosissimi affari. Le nuove mafie sono ormai avvezze nel accaparrarsi gli incentivi nazionali ed europei concessi in Italia in maniera totalmente lecita.  Niente fa guadagnare più di un parco eolico. Infiltrandosi nei vari territori riescono a influenzare i processi amministrativi e di autorizzazione degli enti regionali, provinciali e comunali. Nell’indagine della DDA di Palermo è emerso come Vito Nicastri svolgesse un importante ruolo come sviluppatore di parchi eolici, sia per la parte tecnico-amministrativa, sia per il finanziamento.

Gli impianti naturalmente sono utilizzati e gestiti da imprenditori con la fedina penale immacolata. Le mafie investono anche in zone che non hanno una vocazione spiccata per questo tipo d’interventi. Collusioni tra clan mafiosi, uomini d’affari e politici, per assicurarsi il controllo di un progetto per la costruzione d’impianti eolici sono ormai all’ordine del giorno e non solo in Italia ma anche in Spagna, Romania, Bulgaria e Albania. Il settore delle energie alternative per le mafie è strategico poiché riciclano anche le enormi quantità di denaro sporco. A livello europeo, le organizzazioni criminali italiane investono sempre di più in questo compartimento, in particolare nei parchi eolici, poiché con gli aiuti dell’Unione europea agli Stati membri, ripuliscono soprattutto i profitti delle attività criminali legate al traffico di stupefacenti e lo fanno attraverso attività economiche legali non facilmente individuabili dalle forze di polizia e dalla magistratura requirente. Un’inchiesta del quotidiano “La Stampa” ci conferma che al momento nel nostro Paese ci sono 5.645 impianti eolici, per quasi 7000 aerogeneratori di varie taglie di potenza. Sopra i 10 MW di potenza – ovvero le turbine eoliche di dimensioni maggiori, quelle che segnano dal punto di vista economico un’incentivazione minore rispetto a quelle più piccole – ci sono in tutto 313 impianti, che però rappresentano una potenza complessiva di oltre il 90% di quella complessiva (9,07 GW). Circa cinquanta le società del settore confiscate a Nicastri, imprenditore che sarebbe collegato a Messina Denaro. In Italia il vero problema di questo settore è l’incertezza e la nebulosità delle procedure autorizzative. In assenza di Linee Guida certe, ogni territorio si è gestito come ha voluto e, proprio in quelle regioni dove è più facile l’infiltrazione della criminalità organizzata, per l’eolico, come purtroppo per tutte le attività imprenditoriali, si sono evidenziate aree problematiche nell’individuazione dei terreni su cui realizzare i parchi eolici e nei rapporti con la pubblica amministrazione per gli aspetti autorizzativi.

Le mafie arrivano in doppiopetto e ventiquattrore, curano i rapporti con gli enti locali, propongono progetti (pur non avendo le risorse necessarie), definiscono accordi con le amministrazioni e, solo alla fine, cedono l’affare alle imprese satellite contando sulle proprie relazioni privilegiate. Nulla d’illecito, sia chiaro, ma in territori dove la reazione alla criminalità organizzata è debole, il confine tra legalità e illegalità diventa purtroppo assai labile. Per questo motivo, occorre realizzare in questo settore la massima trasparenza amministrativa possibile, porre vincoli tassativi alla tutela paesaggistica e ambientale, creare anticorpi che reagiscano a qualsiasi tentativo d’infiltrazione o di condizionamento mafioso. Se e quando si decida di realizzare progetti con fonti rinnovabili occorre esser certi di impedire che questi siano inquinati dai cosiddetti “ladri di vento”. Per far questo occorre regolamentare con maggior rigore il settore.

Vincenzo Musacchio, giurista e docente di diritto penale, è associato al Rutgers Institute on Anti-Corruption Studies (RIACS) di Newark (USA). E’ ricercatore dell’Alta Scuola di Studi Strategici sulla Criminalità Organizzata del Royal United Services Institute di Londra. E’ stato allievo di Giuliano Vassalli e amico e collaboratore di Antonino Caponnetto.

Fonte:https://www.iltaccoditalia.info/2021/05/26/i-tentacoli-della-mafia-sulleolico/

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