I tentacoli della criminalità sul Lazio

Da gennaio 274 i procedimenti aperti. Sequestrati alle cosche beni per 1100 milioni

I tentacoli della criminalità si stringono giorno dopo giorno intorno al Lazio. I dati presentati dal sostituto procuratore nazionale antimafia, Diana De Martino nella Commissione Sicurezza del Consiglio regionale, presieduta da Filiberto Zaratti parlano chiaro: da gennaio del 2011 ad oggi sono 274 i procedimenti aperti dalla Dda e 74 i reati per associazione mafiosa. I sequestri di beni nel Lazio denotano l’attrazione delle mafie per il tessuto economico regionale. Questi i principali sequestri dell’ultimo anno: al clan De Angelis, capozona di Cassino per i Casalesi e parente acquisito di Francesco Schiavone “detto Sandokan”, sono state sequestrate diverse concessionarie di auto, quote societarie, attività imprenditoriali; alla famiglia Terenzio, presente a Cassino e collegata al clan camorrista dei Giuliano, sono state sottratte numerose attività commerciali; al clan campano dei Mallardo con interessi a Roma e nel sud pontino, sono stati sequestrati beni per un valore di 1100 milioni di euro. Inoltre, il Lazio è la seconda regione nella graduatoria di diffusione del reato d´usura. Secondo la mappa geo-economica dei gruppi criminali operanti sul territorio della nostra Regione troviamo 65-70 organizzazioni criminali per un totale di circa 300 mafiosi. Venticinque le cosche appartenenti alla ndrangheta, 17 alla camorra, 14 a Cosa nostra e 2 alla Sacra corona unita, oltre a vari clan e cosche siciliane. In alcuni comuni della provincia di Frosinone e Latina, i tentativi di infiltrazione nella macchina amministrativa e politica sono in atto da tempo, e avvengono attraverso l´arrivo di insospettabili figure imprenditoriali, soprattutto nei settori dell´edilizia e del commercio, che stabiliscono rapporti collusivi con il personale politico e amministrativo locale: su 378 comuni laziali sarebbero una cinquantina i comuni dove risultano attività della criminalità. Inoltre, secondo l’analisi del sostittuto procuratore, nel Lazio sono presenti tutte le mafie straniere. In particolare quella nigeriana, attiva sul traffico degli stupefacenti e sulla tratta degli esseri umani e della presenza delle mafie romene e albanesi, attive nella prostituzione e nei reati predatori. «In alcuni casi nel Lazio si assiste a una infiltrazione della malavita organizzata nell’economia, anche attraverso un modello criminale di derivazione economica – ha sottolineato De Martino – dove in alcuni casi gli imprenditori si mettono spontaneamente a servizio delle mafie, oppure sono gli stessi mafiosi a operare come gli imprenditori».

Marco Staffiero

(Tratto da Il Tempo – Lazio Nord)

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