I silenzi ed i veleni. Veleni sottoterra, mafie, disoccupazione: la provincia di Frosinone è allo stremo. E tutti tacciono mentre la disperazione prende la maggior parte delle popolazioni ciociare.

. I silenzi e i veleni… I veleni della valle del Sacco sono un enorme problema che di fronte alla grave crisi occupazionale che investe tutta l’area industriale di Frosinone e che si estende anche nelle zone limitrofe pontine e romane, rischia di avere un ruolo marginale. Anzi sparisce proprio dal dibattito politico, non viene menzionato dai giornali e questo addirittura procura sollievo e soddisfazione a coloro che in parte sono stati responsabili di questo brutale attentato alla salute dei cittadini. A Frosinone ho partecipato ad un importante convegno sull’inquinamento della valle del Sacco, la cui introduzione è stata affidata alle scoperte del prof Italo Biddittu, docente universitario e responsabile del museo di Pofi, sino ad arrivare alle tristi statistiche epidemiologiche attuali che attestano la micidiale relazione infausta tra inquinamento e aumento dei tumori. Immagini e racconti inquietanti che documentano quanto la volgarità degli affari e la bramosia di potere dell’uomo siano all’origine del degrado ambientale e del declino etico compromettendo con questa terribile spirale di illegalità e violenza il futuro stesso delle nuove generazioni. Nessuno ne parla perché oggi occorre risolvere il problema del pane quotidiano, dell’occupazione giovanile, della povertà incombente che aleggia sull’esperienza giornaliera di tantissime famiglie. La disperazione che si intravede tra le pieghe della società e la dilagante perdita di fiducia nelle istituzioni condiziona fortemente la ricerca di strategie adatte a risolvere le contaminazioni delle acque, del suolo e dell’aria, e spesso chi prefigura tragedie o danni irreparabili all’ecosistema viene definito visionario o un pericoloso divulgatore di allarmismo sociale. La realtà è tuttavia altra cosa rispetto a quanto ci è stato consentito di conoscere in tutti questi anni. Dietro l’inquinamento della valle del Sacco non c’è stato un unico, diabolico e astuto regista, ma è cresciuto un sistema che ha consentito di aggirare le leggi, violare le norme e sfruttare lo Stato. Presenze inquietanti, come documentato dagli atti processuali, della P2 che aveva negli anni ottanta una forte centrale operativa a Frosinone e della camorra che chiedeva garanzie e impunità per smaltire illegalmente i rifiuti concedendo una parte di questi guadagni ai politici corrotti. Il sistema degli affari illeciti e dei tanti collusi ha consentito di eludere tutte le norme di sicurezza riguardo soprattutto alla raccolta e alla lavorazione dei rifiuti tossici e pericolosi. E’ risaputo che accanto alla manovalanza militare del clan dei casalesi c’erano i colletti bianchi che organizzavano i trasporti e gli interramenti o gli sversamenti clandestini di immense quantità di veleni industriali. Tutto è stato consentito e oggi ci rendiamo conto che i cibi sono avvelenati, le acque contaminate le carni intossicate. In pochi sanno che addirittura le armi chimiche sequestrate a Saddam Hussein prima della guerra del golfo sono state prodotte a Colleferro, che ha continuato una tradizione bellica già iniziata qualche anno prima della seconda guerra mondiale quando il regime fascista aveva bisogno di armi chimiche per domare le popolazioni ribelli in Eritrea, Abissinia e Libia. Anche allora l’industria di Colleferro ha fatto la sua parte e l’aeroporto di Frosinone è stato uno scalo importante per imbarcare le armi da destinare alle truppe in Africa. Storie inquietanti e su alcune ancora c’è il segreto militare, storie che devono tornare ad interessare la gente perché con i gossip dei vip e con le ruberie dei potenti non si costruisce l’Italia, anzi si continua a distruggerla.
6 giugno 2013 dott.

Arturo Gnesi

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