I rapporti in provincia di Latina fra parti della politica e mafie

Piaccia o non piaccia sentirselo dire o leggerlo sui giornali, in vari consigli comunali della provincia di Latina siedono consiglieri che hanno ammesso essi stessi di aver ricevuto importanti pacchetti di voti da parte di soggetti sospettati di appartenere ad organizzazioni criminali.

Qualcuno si è vantato pubblicamente di certi rapporti di amicizia con questi ultimi.

Il problema delle collusioni fra parti della politica e delle istituzioni con la criminalità organizzata e le mafie.

Un problema mai scandagliato fino in fondo e mai risolto, come nei casi delle inchieste “Damasco” a Fondi e, per certi versi, “Formia Connection” a Formia.

Di casi se ne potrebbero aggiungere degli altri, che riguardano altri comuni, ma non vogliamo bruciare indagini in corso.

La gente, quella attenta ed informata, sa di cosa e di chi parliamo.

Bastano ed avanzano quelli citati, noti e stranoti, per evidenziare ancora una volta quanto sia alto il livello di penetrazione mafiosa nel tessuto sociale, economico, politico ed istituzionale e quanto sia vasta quell’area grigia contigua o collusa con le mafie costituita dai cosiddetti “colletti bianchi”, persone insospettabili facenti parte dei mondi delle professioni e delle stesse istituzioni.

Per non parlare di quel numero infinito di politici che, pur non facendo parte organicamente delle mafie, svolgono un ruolo importante a favore di queste o agevolandole con l’approvazione, ad esempio, di strumenti urbanistici che consentono la loro espansione sui nostri territori, o attaccando duramente ed in vari modi quanti, come noi, gli amici di Libera, il Prefetto Frattasi, le stesse forze dell’ordine ecc., si sono schierati sulla prima linea nella battaglia contro le mafie.

Almeno in provincia di Latina non è tanto la battaglia contro i mafiosi comunemente intesi – l’ala militare delle mafie, tanto per intenderci – che ci tiene impegnati, quanto, soprattutto, quella contro i mafiosi delle ali economica e, in particolare, politica ed istituzionale. L’“area grigia”, appunto.

Le ali più pericolose perché rappresentative delle “nuove” mafie, quelle vere.

Ecco perché chiediamo insistentemente alla Magistratura ed alle forze dell’ordine di alzare lo sguardo ai piani alti, non limitandosi, come è avvenuto finora, ad acchiappare il comune delinquente, l’esecutore di ordini che vengono dall’alto, il quaquaraqua.

Oggi la mafia, anzi le mafie, sono altra cosa.

E, quando vediamo che il livello di attenzione è basso, non si fanno indagini patrimoniali e si continua ad operare con vecchie logiche di contrasto, non riusciamo francamente a comprendere le ragioni di tali comportamenti scriteriati che hanno portato le mafie a diventare padrone, incontrastate, dei nostri territori.

Abbiamo detto e ridetto che noi non parliamo mai a vanvera, perché non siamo l’antimafia delle chiacchiere, della retorica.

Noi scaviamo, indaghiamo e denunciamo.

Lo sanno bene coloro che ci vedono in azione e ci conoscono direttamente e personalmente.

Non ci attendiamo, ad essere franchi fino in fondo, aiuti dalla politica, anche da parte di quei segmenti che vantano passati gloriosi e trasparenti.

Troppe tiepidezze, troppa disattenzione, troppi cunei d’ombra, troppe reticenze.

E lo diciamo noi che… non siamo dei qualunquisti!

Né ci aspettiamo che l’opinione pubblica, quella parte più attenta, informata e sensibile ai problemi della moralità pubblica e della legalità ma sempre troppo avvinta dal torpore, si svegli e ci dia una mano.

Non bastano le chiacchiere, le commemorazioni, le narrazioni ed altre cose del genere.

O si scende in trincea ad aiutare chi, come noi, combatte da anni una battaglia difficile ed in piena solitudine, o si tace.

Forse è meglio.

Le chiacchiere complicano il lavoro serio.

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