I presunti riciclatori di don Vito, scontro tra l’accusa e l’ex pm

Il Fatto Quotidiano, Mercoledì 16 gennaio 2019

I presunti riciclatori di don Vito, scontro tra l’accusa e l’ex pm

L’avvocato Ingroia difende un imprenditore coinvolto nell’affare della mega-discarica romena. La Procura chiede 5 ann 

di ANDREA OSSINO 

Lontano dall’iniziale clamore mediatico, a Roma si celebra un processo che riguarda una parte importante del tesoro di Vito Ciancimino. Secondo la Procura, i soldi “sporchi” dello storico sindaco di Palermo, condannato per i suoi rapporti con i corleonesi e scomparso nel 2002, sarebbero arrivati in Romania per essere riciclati in un groviglio di società che ruotano intorno all’azienda che gestisce la discarica più grande d’Europa, la Ecorec. Ma adesso, quando mancano due settimane alla sentenza di primo grado, l’arringa dell’avvocato Antonio Ingroia, ex pm di Palermo, prova a smontare le accuse.

ANDIAMO CON ORDINE. Era il 15 luglio 2014 quando la storia del tesoro di Vito Ciancimino si era arricchita con un nuovo sviluppo giudiziario. Trascorsi tre anni dalla condanna di Massimo Ciancimino, accusato di aver impiegato denaro di provenienza illecita, erano stati arrestati tre imprenditori e un ingegnere. Victor Dombrovschi, Raffaele Valente, Sergio Pileri e l’ingegnere amico della famiglia Ciancimino Romano Tronci. La Procura ha chiesto 5 anni e sei mesi di reclusione per i primi due, sei anni per gli altri. Secondo l’accusa stavano tentando di vendere la Ecorec, controllata dalla palermitana Sirco Spa attraverso capitali che, per i pm, provenivano dalla cessione di altre società in cui vi erano partecipazioni azionarie di prestanome di Vito Ciancimino. E quando gli inquirenti erano a caccia del tesoro di Don Vito, gli imputati avrebbero cercato di “impedire l’identificazione della provenienza illecita da quei delitti dei beni della proprietà della Sirco”, si legge negli atti. Del resto quest’ultima società era sottoposta all’amministrazione giudiziaria imposta dal Tribunale di Palermo. E gli imputati, secondo l’accusa, volevano impedire che un accurato controllo potesse far rinvenire il tesoro di Ciancimino. Ultimo tassello del piano sarebbe stata la vendita della Ecorec. Un disegno complesso e non riuscito “per cause indipendenti dalla loro volontà”.

IN TANTI ANNI di carriera, da avvocato e da pubblico ministero, non ho mai visto un tentativo di riciclaggio messo in atto con queste modalità”, ha ribattuto l’avvocato Ingroia, che con il collega Giovanni Liotti difende l’imprenditore romeno Dombrovschi. Ingroia ha evidenziato le “forzature” dell’indagine. Iniziando dalla genesi. L’avvocato ha ricordato come la faccenda sia nata durante l’inchiesta sulla ricostruzione de L’Aquila. Gli inquirenti sostenevano che alcuni imputati fossero interessati all’esecuzione di lavori nella prima fase del post-sisma del 2009. Così avevano approfondito anche i loro interessi in Romania. Il gip aveva però imposto alla Procura di inviare gli atti a Palermo per incompetenza territoriale. Ma per tre mesi il fascicolo sarebbe rimasto dov’era. Anzi, Ingroia ricorda che la Procura de L’Aquila avrebbe chiesto una proroga delle indagini. Il gip però aveva ribadito la necessità di mandare gli atti a Palermo. “Allora mettono in atto un piano B”, continua l’avvocato. Una parte del procedimento viene stralciato e resta a L’Aquila. Successivamente vengono ipotizzati tutti i reati già presenti nel fascicolo iniziale. E visto che “un indagato aveva incontrato un vertice del ministero della Difesa Marina”, il fascicolo arriva a Roma, dove il pm de L’Aquila andrà a lavorare poco dopo. Ingroia, che proseguirà nella prossima udienza, ha ricordato anche che era stata la sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo, presieduta dalla giudice Silvana Saguto poi accusata di corruzione, a sequestrare tre imprese che facevano capo alla Sirco, già confiscata e amministrata da Gaetano Cappellano Seminara, “attuale imputato di una serie infinita di reati a Caltanissetta ”insieme alla Saguto “complice e correa”. Capire chi e in quanti hanno commesso reati in questa storia non è semplice. E il 31 gennaio i giudici decideranno.

 

 

Archivi