I Prefetti, che pena! Fatta qualche eccezione. Un ampio servizio sulla VOCE DELLE VOCI in edicola

QUESTI PREFETTI, CHE PENA!…

Che pena questi Prefetti; fatta qualche eccezione!

“A segnalare il pericolo dell’invasivo condizionamento della politica sui prefetti era stato il primo Presidente della Repubblica italiana Luigi Einaudi che, nel corso di una seduta della costituente, così tuonava:

“Via i prefetti, via con tutti gli uffici, le loro dipendenze e munificazioni!

Nulla deve essere più lasciato in piedi di questa macchina centralizzata, nemmeno lo stambugio del portiere.

Se lasciamo sopravvivere il portiere, presto accanto a lui sorgerà una fungaia di baracche e di capanne che si trasformeranno nel vecchio adugiante palazzo del governo.

Il prefetto se ne deve andare, con le radici, il tronco, i rami e le fronde”.

Conclude così un ampio servizio de “LA VOCE DELLE VOCI” sui prefetti nel suo ultimo numero in edicola.

Con nomi e cognomi.

Una figura arcaica, di marca fascista, quella dei prefetti, che accentra tanti poteri.

Un’anomalia nella vita democratica del Paese.

Nessun governo, nemmeno di centrosinistra, ha provveduto a rimuoverla.

Una figura, fatta qualche eccezione, prona ai voleri di ogni governo, di qualsiasi colore, rosso, nero, giallo, verde.

Una figura che spesso troviamo di traverso sulle nostre strade a negare l’evidenza dei fatti, a dire che la mafia non c’è sui nostri territori, talvolta impegnata a spegnere gli entusiasmi dei giovani, a smorzare l’impegno investigativo.

Ricordiamo quando, appena nati, un Prefetto, a Latina, ci chiamò per… raccomandarci di… non alzare la tensione… ”perché altrimenti turisti ed imprenditori scappano”.

Gli replicammo, ovviamente, che a… far “scappare turisti ed imprenditori” sono proprio le mafie, ma non riuscimmo a fargli cambiare opinione e posizioni.

Notizie e considerazioni, quelle riportate dalla VOCE DELLE VOCI, da leggere attentamente e sulle quali riflettere.

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