“I politici non cercano più il consenso elettorale”, perché i voti provengono dalla criminalità organizzata e corruzione

I politici non cercano più il consenso elettorale”, perché i voti provengono dalla criminalità organizzata e corruzione

CARO DELIO,TANTISSIMI ANNI FA UN PARLAMENTARE MI DISSE:

“IO NON FACCIO SPORCARE IL MIO STUDIO DA STRACCIONI E CLIENTI.NON SONO STRONZO COME VOI.TRATTO CON UNA SOLA PERSONA E QUELLA MI PORTA QUELLO CHE MI DEVE PORTARE “.

Delio Fantasia

Perchè perdere tempo appresso alle campagne elettorali? Perchè sforzarsi per cercare consensi elettorali? In terra di camorra i voti si comprano dalla camorra e con la corruzione.

Se vediamo consiglieri comunali con 500, 1.000 e 1.500 preferenze, senza che questi abbiano mai tenuto un’iniziativa pubblica, o abbiano mai rilasciato una dichiarazione pubblica, consiglieri apparentemente scollegati dalla città di cui non conosciamo neanche la voce, iniziamo a chiederci come sia possibile.,

Formia Città Aperta

redazione: formiacittaperta@gmail.com

I politici non cercano più il consenso elettorale”, perché i voti provengono dalla criminalità organizzata e corruzione

Melillo: ‘Il tesoro dei Casalesi è in mano ad imprenditori collusi che lo amministrano per conto dei camorristi’

redazione – 15 Settembre 2019

Il tesoro dei Casalesi è in mano ad imprenditori collusi che lo amministrano per conto dei camorristi”. Lo ha detto Giovanni Melillo, procuratore della Repubblica di Napoli, intervenuto ieri alla Summer Schoool di Casal di Principe, nell’ambito della tre giorni sul giornalismo investigativo. Melillo, moderato dal giornalista Claudio Coluzzi ha parlato su “Mafie, corruzione e pubbliche amministrazioni”. All’incontro di ieri hanno partecipato il generale Giuseppe Governale comandante della Dia, il Senatore Pietro Grasso, già procuratore nazionale Antimafia, Giacomo Di Gennaro, Università Federico II di Napoli, curatore del “Rapporto criminalità grandi aree urbane italiane”, il Generale Umberto Rapetto, già comandante Nucleo Frodi Telematiche Guardia di Finanza e Alessandro D’Alessio, Sostituto procuratore della Dda di Napoli.

Il giornalismo è un pilastro del tessuto democratico del nostro Paese che va difeso. Le varie mafie hanno in comune un tratto spesso dimenticato: la capacità di trasformare la violenza in ricchezza. Ciò esige il ricorso alla corruzione. Le mafie- ha spiegato ancora Melillo- hanno un servizio di intelligence per carpire informazioni sulle indagini in corso. Le organizzazioni criminali, attraverso gli imprenditori, cercano approvazione sociale e soprattutto una via di ingresso nel sistema legale. Nel 1980 i procuratori della Repubblica neanche pronunciavano la parola ‘mafia’, combattuta esclusivamente dalla società civile, dai sindacati e da alcuni partiti politici. La lotta alla mafia è un fenomeno relativamente recente.

Oggi lo Stato è molto più forte ed autorevole di alcuni anni fa, la nostra legislazione antimafia è considerata un modello a livello mondiale. Quando si diffonde tra i cittadini il convincimento che l’intervento dello Stato porta ad un impoverimento, o comunque a qualcosa di negativo, la mafia trova terreno fertile. Le organizzazioni mafiose sono un fenomeno estremamente complesso, intrecciato con la società, con la politica, con l’imprenditoria. La mafia minaccia pesantemente il patto di coesione sociale su cui si fonda la nostra nazione. Per questo la mentalità camorristica va combattuta ad ogni costo. Cogliere il nesso che esiste tra mafia, corruzione e pubblica amministrazione sarebbe un buon punto di partenza. La mafia- ha concluso Melillo- è fatta di valori sostitutivi rispetto a quelli dello Stato, e tali valori non sono solo quelli dei mafiosi ma rappresentano una spaventosa normalità che riguarda molti cittadini. Per combattere la mafia bisogna migliorare il filtro amministrativo, spesso composto da funzionari impreparati e quindi non in grado di opporsi allo strapotere mafioso”.

https://www.cronachedellacampania.it/2019/09/melillo-il-tesoro-dei-casalesi-e-in-mano-ad-imprenditori-collusi-che-lo-amministrano-per-conto-dei-camorristi/?fbclid=IwAR1PEM2CZ-PNNMnllV3kItjWP-Y0WUcrh0SgQeRugiuoK_DBB_22MV4FKWc

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L’allarme della DDA: “I Casalesi sono ancora molto forti sul territorio”

Le organizzazioni criminali, attraverso gli imprenditori, cercano approvazione sociale” – Le parole del Procuratore di Napoli, Giovanni Melillo

redazione – 15 settembre 2019

Casal di Principe – “Se la mafia prospera nel nostro Paese è perché lo Stato non è riuscito ad imporre la sua autorità sul territorio con decisione. Dovremmo prendere esempio dalla Germania che, dall’unificazione ad oggi, è cresciuta di oltre 30 punti percentuale“.

Lo ha detto oggi il comandante della Dia, generale Giuseppe Governale partecipando alla seconda giornata del meeting della Summer School Ucsi, a Casal di Principe.

A Milano nel 2018 – ha proseguito Governale – c’è stato un aumento del 38% dei ristoranti perché le organizzazioni criminali, in particolare la ‘ndrangheta, hanno l’esigenza di ‘lavare’ i proventi del narcotraffico. Le mafie, pur di ripulire il denaro, sono disposte a perderne una buona parte perché altrimenti il denaro sporco non sarebbe spendibile“.

Tra gli altri interventi, quello del Procuratore di Napoli, Giovanni Melillo che ha parlato di “giornalismo, come un pilastro del tessuto democratico del nostro Paese che va difeso. Le varie mafie – ha proseguito Melillo – hanno in comune un tratto spesso dimenticato: la capacità di trasformare la violenza in ricchezza. Ciò esige il ricorso alla corruzione. Le mafie hanno un servizio di intelligence per carpire informazioni sulle indagini in corso. Le organizzazioni criminali, attraverso gli imprenditori, cercano approvazione sociale e soprattutto una via di ingresso nel sistema legale. Nel 1980 i procuratori della Repubblica – ha concluso – neanche pronunciavano la parola ‘mafia’, combattuta esclusivamente dalla società civile, dai sindacati e da alcuni partiti politici. La lotta alla mafia è un fenomeno relativamente recente“.

Alla seconda giornata hanno partecipato anche il senatore Pietro Grasso, il docente universitario Giacomo Di Gennaro, il generale della Guardia di Finanza, Umberto Repetto ed il sostituto procuratore di Napoli Alessandro D’Alessio che ha lanciato l’allarme sulla pericolosità del “nuovo clan dei casalesi”.

Le organizzazioni criminali hanno la capacità di farsi interpreti dei sogni delle persone, andando a sostituire lo Stato – ha spiegato il magistrato dell’Antimafia – Secondo quanto riportato dai collaboratori di giustizia, il clan dei Casalesi non si è mai occupato di tre attività criminali: le esecuzioni immobiliari, spesso rivolte alla povera gente, gli stupefacenti e l’usura. Avevano capito che dovevano farsi amare dalla gente per acquisire potere e controllare il territorio. Quello che mi fa arrabbiare – ha riconosciuto D’Alessio – è l’eccessiva disponibilità delle banche ad aiutare i cosiddetti ‘investitori sponsorizzati’, senza ricevere particolari garanzie. L’estorsione è essenziale per il controllo del territorio, ma oggi si assiste ad un mutamento: gli imprenditori si fanno forti della complicità con mafia e politica e, grazie alla corruzione, arrivano praticamente ovunque”.

Il sostituto procuratore della Dda ha invitato anche a non sottovalutare il rischio connesso al clan: “L’organizzazione criminale è ancora molto presente. Chi dice il contrario, vuole solo strumentalizzare. Oggi il vero fenomeno spia della presenza delle organizzazioni criminali è la corruzione — ha sottolineato D’Alessio – I politici non cercano più il vero consenso elettorale”.

Un focus importante poi sul ruolo e sui legami tra camorra e imprenditori: “Spesso mi è capitato di ascoltare imprenditori che, con i loro parenti, dichiarano di non sentirsi complici ma vittime della camorra – ha rivelato D’Alessio – Non si rendono conto che la camorra ha bisogno degli imprenditori. La mafia casalese ha capito subito che per guadagnare bisognava controllare certi settori dell’economia attraverso i consorzi. La grande intuizione di Zagaria è stata quella di non bloccare i cantieri, ma di diventare soci dei grandi imprenditori”.

https://www.cronacacaserta.it/dda-clan-dei-casalesi/54539/?fbclid=IwAR2LiQlR0lB8wYBhW5GKzyKt8fXo3r3PACcP0zRAY_6h29-1fYda_5ev9lE 

a cura di Delio Fantasia

 

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