I “padroncini” pontini che, secondo Schiavone, sarebbero gli autori di trasporti di sostanze tossiche, oltre che per imprenditori locali, avrebbero lavorato anche nel Porto di Gaeta? Li stanno interrogando gli investigatori istituzionali?

ALCUNI DEI “PADRONCINI” PONTINI AI QUALI HA FATTO RIFERIMENTO
CARMINE SCHIAVONE, COME TRASPORTATORI DI SOSTANZE TOSSICHE, OLTRE CHE PER CONTO DI IMPRENDITORI LOCALI, AVREBBERO LAVORATO ANCHE NEL PORTO DI GAETA.
CHI LI HA MESSO IN CONTATTO CON I CASALESI?
Gira gira si ritorna sempre a Gaeta, la città definita da Carmine Schiavone, insieme a Formia ” provincia di Casale”.
Quel porto dove avverrebbero trasporti i più vari:
dalle armi che condurrebbero all’assassinio di Ilaria Alpi in Somalia, alle pale eoliche probabilmente di Mattia Messina Denaro e così via.
Se la notizia riportata nel titolo di questa nota dovesse risultare fondata, Gaeta – più di Formia che sarebbe il buen retiro di una camorra ormai stanziale – si confermerebbe come la base in pieno e continuo movimento di grosse attività di più organizzazioni criminali, camorra, cosa nostra ecc.
Qualcosa di più inquietante ancora perché intorno ai porti ed ai traffici che in essi avvengono si sviluppano attività e si registrano presenze di tutte le specie, legali e criminali.
Spesso più le seconde che non le prime.
D’altro canto, i porti sono così e non dimentichiamo mai che quello di Gaeta, dopo Civitavecchia, è il porto più importante del Lazio ed il più pericoloso perché in esso ed attraverso di esso si concentra il traffico delle merci ritenute più appetibili dai clan.
C’è da aggiungere, poi, che il porto di Gaeta – più di quello di Civitavecchia che è sorvegliato più o meno sufficientemente – sarebbe ritenuto dalle varie mafie uno scalo meno attenzionato dalle forze dell’ordine e, quindi, più tranquillo e nel quale si potrebbe scaricare e caricare di tutto.
E ciò non ci piace affatto.
Se tanto ci dà tanto, si ripropone prepotentemente il discorso che noi stiamo facendo da anni in ordine all’efficienza dell’apparato investigativo locale, un discorso che le forze politiche non hanno mai voluto affrontare per limitarsi, al massimo, alle lamentazioni ed alla retorica, senza aver mai voluto affrontare il toro per le corna.
Quella retorica infame che porta da nessuna parte, se fatta in buona fede e che, al contrario, porta dritto dritto alla connivenza ed alla collusione con le mafie, se fatta in mala fede.
Perché delle due una.
o si è idioti,
o si è collusi con le mafie.
Tertium non datur.
Scelgano lor signori se vogliono essere definiti idioti o collusi.
Gli investigatori istituzionali pontini avrebbero dovuto sciogliere questi nodi da anni e non l’hanno fatto.
Può darsi che ora, dopo le dichiarazioni terribili di Carmine Schiavone che ha preannunciato la morte per tumori di milioni di persone, qualcosa si cominci a muovere, – anche se ormai i danni sono stati fatti ed è difficile correre ai ripari – ed è probabile che qualcuno chiami quei “padroncini” per domandare ad essi CHI -nel porto o nella città di Gaeta, a Formia, ad Itri o vattelapesca – li ha chiamati per convincerli ad effettuare quei trasporti di morte.
Già questo, in un oceano di silenzi e di almeno apparente – ce lo auguriamo che sia tale – inerzia delle istituzioni, sarebbe un lumicino in fondo al tunnel.
Vedremo.

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