I magistrati: «Ecomafie, più uomini nella Terra dei Fuochi»

Il Mattino, Sabato 6 Maggio 2017

I magistrati: «Ecomafie, più uomini nella Terra dei Fuochi»

di Mary Liguori

CASERTA – «Somewhere over the rainbow», da qualche parte sopra l’arcobaleno. Lontano da una terra martoriata dalla camorra e dall’inquinamento. È lì che sembrava d’essere ieri, ascoltando il dolce canto delle voci bianche del San Carlo e le sei corde della chitarra di Francesco Buzzurro ne «L’inno alla pace». L’Anm ha aperto le porte del Real Sito di Carditello alla «cultura della legalità che passa anche attraverso la musica, affinché desti la società civile e la renda partecipe del percorso di riscatto»: con queste parole Pierpaolo Filippelli, presidente dell’Associazione nazionale magistrati, ha aperto la mattinata dedicata a «legalità, cultura e ambiente». Ambiente, tema cardine, vista la location, calata nel cuore carbonizzato della terra dei roghi tossici. La tenuta borbonica si staglia come una cattedrale nel deserto, una ventata di freschezza nel «puzzo» della camorra, per dirla con Giovanni Falcone che ieri è stato ricordato, alla vigilia del 25esimo anniversario della strage di Capaci, insieme alle decine di magistrati uccisi sin dagli anni 60. L’aria intorno al Real Sito è impregnata dall’olezzo di spazzatura, la discarica di Santa Maria la Fossa è troppo vicina. Non ci sono indicazioni stradali, il navigatore satellitare per lunghi tratti manca il segnale. Siamo nel centro del disastro imputato alle ecomafie che ha bollato questa fetta di Campania Felix con il marchio infamante di «terra dei fuochi». Dalla ferita ambientale ancora aperta e infetta, frutto della scellerata azione di una politica da queste parti troppo spesso invischiata nel malaffare imprenditoriale, è partito il procuratore Antonio D’Amato, componente della giunta Anm, per rimarcare la necessità di fare squadra con la società civile ma anche e soprattutto di non allentare la pressione dello Stato. «Il coro – ha detto D’Amato riferendosi ai giovani cantanti del San Carlo diretti dal maestro Stefania Rinaldi e ai detenuti di Carinola che pure si sono esibiti ieri – è la metafora della democrazia. E ad un’azione corale bisogna ispirarsi per continuare a guadagnare terreno contro l’illegalità e la camorra. I risultati conseguiti in passato non sono opera di singoli magistrati, ma di uomini e donne che si sono susseguiti in un lavoro decennale». Concretezza, nelle parole del procuratore aggiunto di Santa Maria Capua Vetere, che ha colto l’occasione per lanciare con forza «un appello a chi dovrebbe garantire organici aderenti alle necessità di questi territori. In particolare la polizia – ha detto D’Amato – necessita di innesti in termini di uomini perché sia garantita un’adeguata assistenza all’autorità giudiziaria e una presenza costante per l’ordine pubblico». Appello, dunque, che rimanda alla situazione della questura di Caserta, in sottorganico atavico, ma anche alle difficoltà che vive la procura che opera nel cuore della terra dei fuochi, quella di Aversa, chiamata a fronteggiare i reati ambientali con pochi uomini, scarsità di mezzi e di risorse. «C’è difficoltà finanche a delegare le indagini», il procuratore di Napoli Nord, Francesco Greco, è il capo di 30 magistrati che hanno a disposizione solo 22 unità di polizia giudiziaria. Eppure Napoli Nord nacque proprio per far fronte a questa criticità, «che si somma a una criminalità predatoria agguerrita e a una presenza imponente di immigrati clandestini», ha ricordato Greco. In questo scenario, l’Anm ha inteso organizzare a Carditello il convegno che si è aperto con gli interventi del presidente del Tribunale e del procuratore di Santa Maria Capua Vetere, Maria Gabriella Casella e Maria Antonietta Troncone. In platea il questore di Caserta, Antonio Borrelli, i comandanti provinciali di carabinieri e guardia di finanza, i colonnelli Alberto Maestri e Andrea Mercatili. Presenti numerosi magistrati, dai procuratori aggiuno di Benevento e Santa Maria, Vincenzo D’Onofrio e Alessandro Milita, al consigliere del Csm, Antonello Ardituro. «Un campano deve impegnarsi più degli altri italiani per far prevalere la legalità nella propria difficile terra», ha detto Ardituro rivolgendosi agli studenti. E ieri sono state raccontate le storie di chi ce la sta mettendo tutta per farcela. Dai detenuti di Carinola allo scrittore-ergastolano Cosimo Rega. Fino ai volontari di Radio Siani che ad Ercolano trasmettono dalla casa confiscata al boss Giovannino Birra. «Storie – ha detto il presidente Filippelli – di chi ogni giorno lotta contro le mafie e di chi si è riscattato attraverso la cultura».

 

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