I D’Alessandro utilizzavano un prestanome della Piana di Sorrento

di ALESSANDRA STAIANO

CASTELLAMMARE – Non era semplice paura. Antonino Di Martino viveva nel terrore. L’imprenditore di Piano di Sorrento, indagato con l’accusa di avere riciclato i soldi sporchi dei D’Alessandro, era spaventato dopo l’omicidio di Gennaro Chierchia, alias Rino ‘o pecorone, trucidato il 13 marzo 2010 davanti a una pasticceria. Segno che gli affari condivisi con il ras della vecchia guardia della camorra stabiese non erano nè pochi, nè di poco conto.

Il particolare emerge dall’inchiesta della Dda di Cagliari, in cui il 49enne è coinvolto insieme alla moglie Angela Miccio 49 anni e la sorella Luisa Di Martino 41 anni, che ruota intorno al resort di lusso “S’incantu” a Villasimius, in cui avrebbero investito anche i Casalesi, che ha portato a un maxi- sequestro della Finanza da 20 milioni di euro e che vede coinvolti politici del centrodestra: il consigliere regionale della Campania Luciano Passariello (Fratelli d’Italia), l’europarlamentare Salvatore Cicu, politico sardo ex sottosegretario alla Difesa, l’ex sindaco e un attuale consigliere comunale di Sestu, rispettivamente Luciano Taccori e Paolo Cau, tutti e tre di Forza Italia. Antonino Di Martino ha avuto anche un trascorso politico: nel 2005 si candidò alle Regionali per Alleanza Nazionale, incassando appena 3.257 preferenze.

Il dettaglio potrebbe aprire uno spiraglio su uno degli omicidi eccellenti che la nuova generazione dei D’Alessandro mise a segno nell’intensa stagione di sangue che dal 2008 al 2010 seminò il terrore tra Castellammare e Gragnano. Era l’epoca in cui Salvatore Belviso, cugino di primo grado dei fratelli-boss D’Alessandro reggeva le redini del clan. L’obiettivo era punire chi aveva “sbagliato” con Scanzano, in particolare chi aveva goduto dei favori di “don” Michele, il fondatore della cosca deceduto per cause naturali sul finire degli anni ’90, e si era “scordato” del clan. Da pentito eccellente, Sasà Belviso ha spiegato alla Dda di Napoli che Chierchia venne ucciso «perché mangiava da solo». Tra i suoi affari, emerge dall’inchiesta sarda, anche il resort di lusso “S’incantu”. Chierchia, il 5 agosto 2003, portò 400mila euro all’aeroporto di Cagliari su richiesta di Antonino Di Martino. Che, quando ormai l’inchiesta era già avviata e lui era stato chiamato dalla Finanza per degli accertamenti, si tradì al telefono con un altro indagato Alessandro Falco, 41 anni di Aversa: «Io per pagare Passariello e Venturino ho fatto venire a quel signore… »«una persona che ora non ci sta nemmeno più, con quattrocentomila euro… ».

Ma la prima volta che gli investigatori sardi hanno sentito un riferimento a Chierchia risale a tre mesi dopo il suo omicidio, avvenuto il 13 marzo 20120. E’ il 3 giugno di quell’anno. Di Martino chiama un suo amico, che vive ed ha importanti investimenti in Africa (lo stesso Di Martino ha la residenza a Dar Es Salaam capitale della Tanzania). E’ Ferdinando Ponti. Secondo il gip lui e Di Martino «sono soci in affari da molto tempo, in attività economiche svolte sia in Italia, che in Tanzania, nei settori turistico/alberghiero/ristorazione/immobiliare/costruzioni e dei trasporti». Sono mesi che i due non si sentono. Di Martino confessa a Ponti che ha paura di essere ucciso, gli dice che «non mette fuori da casa manco gli occhi», sottolinea che lì «più di uno è scomparso», alludendo agli omicidi tra cui quello di Chierchia. Dodici giorni dopo, è il 15 giugno, è Ponti a chiamare Di Martino. Parlano di affari, di soldi che devono essere rimessi in Italia. Ma ancora una volta Tonino dice a Nando di avere paura di essere ucciso, che deve restare chiuso in casa. Il socio gli mostra solidarietà, Di Martino ribatte che non sa se al suo rientro in Italia lui «sarà ancora a piede libero». Ma comunque non potranno stare insieme nella stessa macchina, «perché è un morto che cammina». Il motivo? Di Martino «spiega che questa situazione è dovuta a delle cose fatte con “quello” e ad altre e ribadisce che è da quattro mesi che vive chiuso dentro casa». Ponti gli chiede: «ma tu hai timore di questo stronzo, sempre quel famoso là, quello quello», alludendo a Chierchia. Di Martino gli dice che «non ci sta più». Ponti capisce che lo hanno fatto fuori e cade dalle nuvole. Sorpreso dalla notizia, scrive il gip. Di Martino gli spiega che «ci sono state delle ripicche e che delle persone si sono recate a casa sua (di Chierchia ndr) perché aveva dei debiti e aveva messo in mezzo pure lui». L’imprenditore di Piano di Sorrento descrive così l’omicidio di Chierchia: «Pensa nu poco cosa è successo… sta una pasticceria… sotto la casa… entrarono.. dicendo tu ti devi imparare… hai capito… perché hai fatto troppi guai». La paura di Di Martino è che i “guai” di Chierchia potessero danneggiare anche lui.

Tratto da MeotroplisWeb

Archivi