I comuni di Corleone e Tropea sciolti per mafia

Il Corriere della Sera, Mercoledì10 agosto 2016

Corleone, il Comune sciolto per mafia
Nell’inchiesta il fratello del sindaco
Il governo interviene anche a Tropea e Bovalino (Calabria) e ad Arzano nel Napoletano

di Rinaldo Frignani

La richiesta di accesso agli atti l’aveva annunciata a gennaio lo stesso ministro dell’Interno Angelino Alfano proprio nel giorno dello scioglimento per mafia dei comuni di Giardinello, Mazarà Sant’Andrea e Scicli. Dopo otto mesi è toccato a quello di Corleone, sempre per infiltrazioni mafiose. E non è l’unico. Lo stesso provvedimento è stato deciso ieri dal Consiglio dei ministri (su proposta del responsabile del Viminale) anche per Tropea, in provincia di Vibo Valentia, ed è stato invece prolungato per altri sei mesi nei municipi di Arzano (Napoli) e Bovalino (Reggio Calabria), già commissariati nel 2015. Ma proprio per la cittadina del palermitano, patria di boss del calibro di Luciano Leggio (più conosciuto come Liggio), Michele Navarra, Bernardo Provenzano e Totò Riina, lo scioglimento del Comune è legato anche al coinvolgimento del fratello del sindaco Lea Savona nell’operazione «Grande Passo» del 2014.

 

Vicino a Totò Riina

«Un grande amico nostro, solo che lui è allacciato con Mario», diceva in un’intercettazione il capo famiglia di Chiusa Sclafani Vincenzo Pellitteri riferendosi a Giovanni Savona e ai suoi contatti con Mario Grizzaffi, fratello del boss Giovanni e considerato dagli investigatori uomo molto vicino a Totò Riina. Due anni fa le indagini del comando provinciale dei carabinieri di Palermo, guidato dal colonnello Giuseppe De Riggi, e della Direzione distrettuale antimafia portarono alla luce un gruppo di personaggi insospettabili — fra i quali un dipendente comunale, alcuni imprenditori e perfino un prete — che gestiva con finanziamenti ad associazioni e assunzioni di parenti, gli appalti cittadini. Compreso quello sulla costruzione di un centro polivalente nei pressi del campo sportivo dove il custode era proprio l’impiegato comunale e dove si sarebbero svolti incontri fra mafiosi e imprenditori, anche romani. Il sindaco Savona, che è stata eletta con una lista civica di centrodestra alle ultime amministrative e che anni fa vinse il premio intitolato alla memoria del giudice Paolo Borsellino, venne ascoltata dalla Commissione antimafia regionale.

 

 

Peccato di leggerezza

«Avrò peccato di leggerezza, inesperienza, qualche sbavatura — si giustificò nell’audizione — ma non posso essere considerata vicina ad ambienti mafiosi. Rinnegherei il nome che porto e mi dissocerei dalla mia stessa famiglia se mio fratello fosse coinvolto in qualche organizzazione». Parole che oggi pesano come un macigno, come le dichiarazioni rilasciate poche settimane fa all’indomani della morte di Provenzano: «Gli onesti di Corleone si tolgono dalle spalle un pezzo di storia criminale che è stata rappresentata dal boss». Per Tropea lo scioglimento è scattato sulla base dei risultati dell’accesso agli atti svolto dalla commissione prefettizia che si è insediata nell’ottobre 2015 e ha indagato sia su alcuni candidati nelle liste «Tropea Futura» e «Forza Tropea» alle elezioni amministrative del 2014 coinvolti nelle operazioni «Black money» e «Peter Pan» sui clan Mancuso e La Rosa, sia sulla gestione del porto, appalti e contatti fra esponenti della malavita organizzata e componenti del consiglio comunale. In particolare a Capodanno del 2015 il sindaco Pino Rodolico, vittima di un attentato incendiario, ritirò le deleghe a un assessore dopo che un sorvegliato speciale, genero di un boss cittadino, aveva partecipato a una festa sulla spiaggia con tuffi in mare.

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