I CASALESI CONTINUANO A TENERE   INTERE REGIONI SOTTO SCHIAFFO GRAZIE ALLA POLITICA ED ALL’IMPRENDITORIA CORROTTE

La nuova mappa della camorra casertana: “Casalesi forti grazie al condizionamento della politica”

In Terra di Lavoro continua la strategia delle ‘pistole silenti’. Il controllo mantenuto con le intese con gli amministratori pubblici e gli imprenditori collusi. Ecco lo scenario fotografato dalla Dia

Redazione

24 febbraio 2021 08:53

Un “forte radicamento” che collegato ad una “operatività” ancora importante consente al cartello del clan dei Casalesi di controllare ancora nuova parte del territorio della provincia di Caserta. E’ la fotografia “scattata” dalla relazione semestrale della Dia, resa nota oggi, e che fa riferimento al periodo gennaio-giugno 2020, nel cuore della pandemia da Covid. Che sembra non aver scalfito la potenza delle organizzazioni criminali.

Potere forte grazie alla capacità di condizionamento della realtà politica”

A dettare legge restano sempre i Casalesi, al cui vertice si collocano le famiglie Schiavone, Zagaria e Bidognetti che cercano di preservare “il controllo del territorio facendo ricorso a sempre nuove modalità di azione per la gestione delle tipiche attività illecite (estorsioni, usura, traffico di stupefacenti, gioco e scommesse illegali)”. E’ indubbio, si legge, “come, nel corso degli ultimi tre decenni e nonostante la sferzante azione di contrasto, la compagine camorristica casalese abbia potuto gestire un notevole potere economico grazie alla capacità di condizionamento della realtà politica locale che ha consentito di drenare ingenti risorse dall’economia legale riuscendo ad infiltrare appalti, commesse e ottenendo incarichi pubblici funzionali agli affari criminali. Si tratta di un circolo vizioso che consente di accrescere il potere delinquenziale e che agisce secondo schemi perfettamente collaudati. Tra di essi, immancabile nelle inchieste più complesse degli ultimi anni, quello che vede centrale il ruolo di imprese colluse disposte a offrire impiego fidelizzando così un folto numero di sodali, i quali costituiranno, a loro volta, quel bacino di voti utile per far eleggere amministratori piegati agli interessi dei sodalizi mafiosi. Questi ultimi restituiranno il favore ricevuto attraverso il conferimento di nuovi appalti in un circuito illegale che si perpetua in danno dell’imprenditoria virtuosa”. Diverse indagini hanno fatto emergere come, in determinate realtà, l’esponente politico sia, in realtà, in una posizione di subordinazione solo apparente nei confronti della organizzazione criminale in quanto il rapporto instaurato con la consorteria camorristica spesso si fonda su reciproci interessi e su un perfetto piano paritetico.

Il clan dei Casalesi “stabile” grazie all’area grigia

Il cartello dei Casalesi, nel tempo colpito da numerose inchieste giudiziarie e da collaborazioni eccellenti con la giustizia (non ultimo Nicola Schiavone, figlio del capoclan Francesco detto Sandokan), “evidenzia tuttora una rete di relazioni con altre organizzazioni criminali, anche al di fuori del contesto provinciale e regionale, che hanno contribuito a rafforzarne il potere malavitoso. Appare chiaro come la disgregazione delle strutture interne e l’assenza fisica dal territorio dei boss storici (molti dei quali detenuti da lunghi anni in regime differenziato) non abbia affatto dato luogo a forme di instabilità e conflittualità tipiche, invece, della camorra partenopea. Tale situazione ha, diversamente, orientato la consorteria verso nuovi assetti organizzativi più stabili e fondati su un consolidamento delle relazioni con quell’area grigia della Pubblica Amministrazione, imprenditoria e professionisti ricordata. L’assenza di omicidi è ormai un elemento distintivo del clan dei Casalesi che perdura trattandosi di una precisa scelta strategica di mimetizzazione nel tessuto sociale e produttivo”.

La famiglia Schiavone: la reggere al sodale libero più autorevole

Tra le varie componenti del cartello dei Casalesi il clan Schiavone “continua a detenere la primazia nei territori di influenza  attraverso una struttura unitaria che affida la reggenza al sodale libero più autorevole e si basa sulla fedeltà degli altri gruppi federati”. In seno a questi “figura la famiglia Russo (definita in atti giudiziari come “ala gemellata” agli Schiavone) i sodali Panaro, Corivno, Bianco, Cacciapuoti, originari di Casal di Principe, e il gruppo Caterino, Diana, Martinelli che costituisce la costola sanciprianese del clan”. Per quanto attiene ai settori illeciti, oltre a quelli tradizionali, è confermato l’interesse del clan Schiavone per il gioco e le scommesse mediante complessi meccanismi di interposizione fittizia nell’intera filiera. Sempre più frequente, inoltre, si rileva il ricorso al traffico e alla vendita di sostanze stupefacenti, campo che nel passato, nella visuale strategica casalese, era solo episodicamente contemplato. L’interesse del clan nella gestione degli appalti pubblici è un dato acquisito grazie alle numerose indagini che si sono succedute negli anni. Permane alto l’interesse dei Casalesi verso l’agroalimentare che costituisce un importante segmento produttivo e una primaria fonte di reddito e di investimento. L’infiltrazione della criminalità organizzata nei vari passaggi delle merci, dal produttore al consumatore, è una delle principali cause della lievitazione dei prezzi e delle speculazioni. Al fine di trarre il maggior lucro dal settore, le organizzazioni criminali preferiscono agire non in concorrenza ma facendo cartello, così determinando un’alterazione del mercato tale da originare una sorta di monopolio.

 

fonte: https://www.casertanews.it/cronaca/mappa-camorra-relazione-dia-2020-provincia-caserta.html

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