Guglielmi (MD): “No al sorteggio per il Csm, ma la magistratura deve ripartire dal basso”

Il Fatto Quotidiano

Guglielmi (MD): “No al sorteggio per il Csm, ma la magistratura deve ripartire dal basso”

La segretaria della corrente definita da Luca Palamara, nel suo libro, “collaterale prima al Pci, poi al Pd e addirittura alla minoranza dem ai tempi di Renzi”: “Si vuol far credere che ci siano state inchieste e sentenze che hanno avuto l’obiettivo di far cadere i governi. È una tesi falsa e pericolosa. Dopo lo scandalo, farei una riflessione su come migliorare le valutazioni di professionalità dei magistrati e le conferme dei dirigenti. Ci sono troppi pareri positivi”

di Antonella Mascali | 11 FEBBRAIO 2021

Mariarosaria Guglielmi, Magistratura Democratica, di cui lei è segretaria, ha sostenuto che il libro Il sistema di Luca Palamara, scritto con il direttore del Giornale Alessandro Sallusti, “amputa e omette una parte importante della storia della Magistratura e riduce una stagione complessa a una vicenda ‘emblematica’ dell’aggressione portata per via giudiziaria a presunti avversari dalla magistratura ‘politicizzata’”.

Dottoressa Guglielmi, perché?

Il libro di Luca Palamara e Alessandro Sallusti prende le mosse da una realtà, lo scandalo nomine, e vi innesta una storia falsa e pretestuosa. La caduta etica nell’autogoverno della magistratura su cui tutti dobbiamo fare autocritica diventa il punto di partenza di una narrazione che fa credere ai cittadini che i magistrati con il loro lavoro quotidiano abbiano agito per fini politici. In particolare Magistratura Democratica sarebbe stata collaterale prima al Pci, poi al Pd e addirittura, quando Matteo Renzi era il segretario del Pd, saremmo stati collaterali alla minoranza del Pd. Con questa ricostruzione della storia recente della magistratura, definita ‘il sistema’, si vuol far credere che ci siano state inchieste e sentenze che hanno avuto l’obiettivo di far cadere i governi di Silvio Berlusconi, poi di Matteo Renzi. Che ci siano state le inchieste su Matteo Salvini, in merito al blocco delle navi con i migranti a bordo, per neutralizzare politicamente l’allora ministro dell’Interno e leader della Lega. È una tesi falsa e pericolosa, anche perché amplificata in questo momento da diverse trasmissioni televisive, che punta a screditare l’operato dell’intera magistratura. Una inchiesta può essere condotta male, una sentenza può essere sbagliata, si può criticare, si può presentare ricorso nelle sedi opportune, ma dire che ha fini politici è destabilizzante per i valori costituzionali.

In particolare è tornato in voga con questo libro un cavallo di battaglia di Berlusconi: le toghe rosse, cioè voi di Md in combutta con ex comunisti e giornalisti…

Effettivamente è una vecchia storia particolarmente sottolineata e ribadita nel libro ma con un salto di qualità: la rappresentazione strumentale copre epoche diverse, protagonisti diversi sempre per sostenere la tesi che la magistratura ha agito a fini politici.

Per esempio per condannare Silvio Berlusconi?

Se si mettono in discussine indagini e processi si vuole dire che qualcuno è stato ingiustamente condannato. C’è un passaggio nel libro sulla sentenza definitiva di condanna a carico di Berlusconi in cui ci si sofferma sulla ‘confessione’ del giudice defunto Amedeo Franco, che faceva parte del collegio Mediaset, oppure della sentenza civile Mondadori in cui si dice che ‘il sistema’ si è attivato per solidarizzare con il giudice di Milano Mesiano, che, ricordo, subì orribili attacchi personali, perché aveva dato ‘una botta’ al presidente del Consiglio. Mi ha colpito ancora una frase del libro in cui si dice sostanzialmente che i magistrati hanno scavalcato il Parlamento. Ma i magistrati applicano le leggi, le interpretano e semmai, legittimamente, sollevano eccezioni di incostituzionalità. Anche questa affermazione contribuisce a creare un clima di sfiducia attorno alla magistratura.

Ma la sfiducia, tanta, che c’è ora è anche frutto dello scandalo nomine in cui la magistratura ha fatto tutto da sola…

Ma questa grave crisi di etica riguarda l’autogoverno e non la giurisdizione e, sia ben chiaro, non va affatto minimizzata, va affrontata e superata. Per quanto riguarda i singoli casi si accerteranno nelle sedi disciplinari e penali. La riflessione generale è sul carrierismo e sulle garanzie di trasparenza delle scelte, che non devono avvenire secondo inaccettabili logiche di appartenenza o aspettative dei singoli. Il dopo cena all’hotel Champagne è il caso estremo con protagonisti che si incontrano fuori dai circuiti istituzionali e diversi senza titoli, addirittura uno è anche un imputato (Luca Lotti, deputato Pd, imputato a Roma per Consip, ndr), ma anche prima dell’inchiesta di Perugia sapevamo che c’erano episodi di lottizzazione.

Appunto, sapevate. Ma in questi anni, tranne voci isolate, c’è stato il silenzio anche di tanti magistrati che hanno subito la correntocrazia. Non lo legge come un silenzio colpevole?

Anche una parte della magistratura di base si è resa protagonista negativa con l’autopromozione o peggio ancora con la denigrazione di colleghi ma, a scanso di equivoci, dato il mio ruolo, dico che la maggiore responsabilità nel non avere avviato una riflessione critica è dei gruppi associativi. Avremmo dovuto denunciare una serie di cose che non andavano rispetto a decisioni prese in questi anni dal Csm. Diverse motivazioni di scelta dei dirigenti non erano all’altezza dell’esigenza di trasparenza di quelle delibere.

Se lo dice lei che è stata per anni magistrato segretario al Csm…

Mi faccia precisare che bisogna preservare una certa discrezionalità del Consiglio nelle scelte, non va bene la calcolatrice, vanno valorizzati diversi elementi e va fatta una sintesi ma nella trasparenza. È proprio la trasparenza del percorso che fa la differenza tra una scelta discrezionale, secondo valutazioni di merito anche non condivisibili ma cristalline, e una scelta arbitraria. Ed è per questo che anche il dibattito in plenum deve essere chiaro. Quando, tante volte, non c’è stata questa chiarezza avremmo dovuto intervenire nelle sedi opportune, nell’ottica di una dialettica costruttiva.

Cosa cambierebbe per prima cosa?

Farei una riflessione su come migliorare le valutazioni di professionalità dei magistrati e le conferme dei dirigenti che vengono fatte dal Csm ogni 4 anni. Ci sono troppi pareri sempre positivi.

Quindi, come chiedono tanti suoi colleghi magistrati, meglio gli incarichi a rotazione?

Dipende dagli incarichi, non sono sempre per l’automatismo, è una semplificazione rischiosa per il funzionamento di uffici, specie delle procure, che non tiene conto di specializzazioni e delle attitudini necessarie: non tutti sono fatti per organizzare, dirigere, anche se sono bravi magistrati. Invece bisogna spingere perché ci siano pareri realistici sulle valutazioni professionali. Accanto al Csm ci sono i consigli giudiziari (dei ‘Csm’ distrettuali, ndr) che danno le loro valutazioni al Consiglio e quindi lì dobbiamo fare il massimo sforzo, anche nel dare i pareri negativi, altrimenti l’alternativa è che noi come magistrati diciamo che non siamo in grado di auto amministrarci.

Sorteggio per l’elezione dei consiglieri togati del Csm: sì o no?

Assolutamente no, perché verrebbe meno il senso della rappresentanza. I gruppi sono portatori di una visione culturale, la lottizzazione è una devianza.

Di fronte a uno scandalo nomine di questa portata in molti ormai obiettano che il sorteggio è l’unica via d’uscita per sconfiggere la correntocrazia, che ha dominato il Csm…

Non voglio essere fraintesa, il problema non è che il sorteggio mandi in Consiglio magistrati inadeguati, ma ciascuno magistrato vota sulla base di un progetto culturale, di una visione, altrimenti si svuota il ruolo del Csm che deve essere portatore di un pluralismo culturale. Spetta a noi gruppi ripartire dal basso, per tornare alle origini delle correnti. So che il sentire comune è per soluzioni automatiche di fronte a questa evidente caduta di etica, ma le semplificazioni non sono mai una soluzione ma una deresponsabilizzazione.

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