Guardia di Finanza, sequestrati ai clan beni per oltre 3 milioni di euro Bari, 41 arresti di mafia. La Pm: “Sembra Gomorra, ma è la realtà”

Bunker sotterranei, sparatorie e macchine dai vetri oscurati. Tra droga e sentinelle dei clan, sembra di essere dentro la serie tv Gomorra. Invece è quanto emerge dall’operazione della Guardia di Fianza di Bari, che ha portato all’arresto di 41 persone vicine al clan Misceo-Telegrafo CondividiTweet Mafia, decine di arresti nel clan “Di Cosola” a Bari “Clan di Ostia”: cade l’accusa di mafia, 10 condanne e 8 assoluzioni Mafia Capitale, inchiesta sul Centro accoglienza rifugiati di Mineo: perquisizioni e sei indagati Mafia, operazione nel Palermitano: fermata la rinascita delle cosche, presi due boss 22 giugno 2016Pestaggi a volto scoperto e sparatorie in pieno giorno, con arma da guerra e la sicurezza di rimanere impuniti. Perchè nessuno avrebbe mai parlato contro i boss. La forza intimidatoria del clan Misceo-Telegrafo di Bari è stata documentata con intercettazioni e pedinamenti dalle indagini della Guardia di Finanza coordinate dalla Dda barese. Oggi hanno portato all’esecuzione di 41 misure cautelari, 35 in carcere e sei ai domiciliari. Il bunker dei boss Tra gli arrestati il presunto referente del clan a Noicattaro (Bari), Umberto Fraddosio, detto “’Piccolino”, che è stato catturato la scorsa notte nascosto sotto una botola ricavata all’interno del suo appartamento. Un vero e proprio bunker, il cui ingresso era coperto da una pianta e dalla ciotola di un cane. Qui i militari, in quella che era la dimora sotterranea del boss, hanno trovato un frigorifero, alcune sedie e un computer di cui ora si sta analizzando il contenuto. L’operazione Dieci provvedimenti sono stati notificati in carcere. Tra questi ci sono il capoclan Giuseppe Misceo, soprannominato “’il fantasma”, e il pregiudicato Arcangelo Telegrafo, detto “’Angioletto”, ritenuti ai vertici dell’organizzazione mafiosa. I fatti contestati, risalenti agli anni 2013 e 2014, riguardano i territorio di Bari (quartiere San Paolo), Noicattaro e Palo del Colle. Agli indagati sono contestati i reati di associazione mafiosa, traffico di droga, furti e rapine aggravate dall’uso di armi. Inoltre i finanzieri hanno messo i sigilli sui beni dei clan, eseguendo sequestri patrimoniali per oltre 3 milioni di euro. Tra Gomorra e realtà Macchine rubate dai vetri oscurati e il boss scortato ad ogni passo da vedette, anche minorenni. Sentinelle addestrate pere presidiare il territorio e sorvegliare il capoclan, impedendo ai rivali di avvicinarsi a lui e alla sua famiglia. “Sembra di essere in Gomorra, invece è la realta’”, ha detto il pm della Dda di Bari, Patrizia Rautiis. Insieme al generale della Gdf Vincenzo Papuli, ha parlato di una “criminalità cangiante, capace di variare con rapidità per composizione dei gruppi e dominio sul territorio” e “caratterizzata da un alto livello di conflittualita’” in cui gli stessi affiliati “erano in stato di soggezione rispetto al boss”. I fatti di sangue Tra le imputazioni ci sono tre agguati a esponenti del clan rivale dei Mercante, le lesioni ai fratelli Carlo e Giuseppe Loiodice, nel dicembre 2013, e il tentato omicidio di un mese prima ai danni di Donato Sifanno, poi ucciso a febbraio 2014. Sono stati documentati anche episodi di pestaggi nei confronti di affiliati sorpresi a spacciare fuori zona senza permesso. Stando alle indagini dei finanzieri del Gico di Bari e dello Scico di Roma, a custodire i contanti del clan sarebbe stato un incensurato, Biagio De Marco, anche lui arrestato oggi, ritenuto un “bancomat vivente”. De Marco risiedeva nello stesso stabile di Misceo ed era pronto a dare denaro su richiesta.
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