Guardate cosa avviene nella Prefettura di Caserta,il palazzo del Governo .Come possiamo più salvarci in Italia ?

ESCLUSIVA CASERTACE. IL PESCE PUZZA DALLA TESTA. Esplode (finalmente!) lo scandalo dei furbetti del cartellino nella PREFETTURA DI CASERTA. Ci lavoravamo da settimane, ma stamattina “Le Iene” ci hanno preceduto. UNA VERGOGNA che a noi, però, non sorprende 


Prima parte del racconto, oggi pomeriggio la seconda parte. Tutti i parrucconi di questo territorio, le caste, i poteri forti collusi che ci hanno guardato con sufficienza quando dicevamo che il palazzo di governo era pieno di farabutti, sono destinati nei prossimi giorni a chiudersi in casa perchè tutto quello che Casertace, negli anni ha scritto, salterà fuori grazie al tempo galantuomo che vince anche sulla casta più potente di Terra di Lavoro, cioè quella degli insabbiatori 

prefettura1

CASERTA – La troupe de “Le Iene” è entrata in Prefettura, pochi minuti fa, senza trovare alcun ostacolo e ora si trova nella stanza del capo di gabinetto, nonchè sub commissario del comune di Caserta, Cupello. Siccome loro, cioè Le Iene, hanno mezzi esponenzialmente superiori ai nostri, ci hanno preceduti e probabilmente hanno ricevuto o hanno girato direttamente dei video che immortalano impiegati della prefettura di Caserta in qualche boutique di via Mazzini o ad esempio nel negozio di Camomilla in Corso Trieste, durante le ore di lavoro.

Siccome ci hanno preceduti, a questo punto non serve più che Casertace continui a lavorare, come stava facendo, per riprendere, per immortalare questi signori, che oggi, nella giornata in cui entrano in vigore i decreti attuativi relativi alla riforma della pubblica amministrazione e quindi anche la stretta su dipendenti e dirigenti, protagonisti della rinomata saga tutta italiana dei “furbetti del cartellino”, chiudono il cerchio su quello che Casertace scrive da anni sulla prefettura di Caserta, su tutte le sue miserie che ne fanno, a nostro avviso, uno dei luoghi più corrotti di questo territorio, la cui consistenza morale non poteva che contaminare tutti i settori, anche quelli che dovrebbero rappresentarsi come presidio di legalità.

Della Prefettura di Caserta, da 15 anni a questa parte, pensiamo e scriviamo senza paura tutto il male del mondo, ma soprattutto pensiamo male di quelle autorità che avrebbero dovuto controllare e/o indagare sulle modalità con cui si lavora in quegli appartamenti di palazzo Acquaviva. Se escludiamo qualche iniziativa della Dda, in tre lustri là dentro, ha abitato, invece, una vera e propria casta di intoccabili.

Ora, con il blitz de “Le Iene”, il problema esploderà e allora qualcosa che abbiamo anche noi già raccolto, lo mettiamo subito a disposizione dei nostri lettori, che non hanno mai avuto contatto con un articolo polemico di Casertace sulla Prefettura, che non fosse fondato su documenti, argomentazioni suffragate da ragionamenti intensi e rigorosamente tarati su evidenze oggettive che solo l’opera pesantissima di studio compiuta sui citati atti documentali, ha potuto garantire, come massima espressione di dignità del nostro lavoro e come massima espressione di rispetto tradito nei confronti di quella che dovrebbe essere la punta avanzata nel territorio casertano del governo della repubblica italiana.

Il racconto sui presunti furbetti del cartellino della Prefettura, lo inauguriamo con un episodio di apparente discrezionalità nell’esercizio di un dovere di potestà, sfociato in una mancata denuncia e quindi, a nostro avviso, in correità.

Correvano le ultime ore del mese di maggio 2015. C’erano le elezioni regionali e il personale della Prefettura è impegnato in ore di straordinario, ma, contemporaneamente, anche nelle incombenze relative agli sbarchi di decine e decine di migliaia di immigrati e di rifugiati.

Primo pomeriggio, ore 14.30/15, la Prefettura è quasi deserta. Eppure diverso personale risulta al lavoro, dicevamo, risulta al lavoro straordinario con tanto di vidimazione dei budge. Per incanto, gli uffici ritornano a popolarsi tra le 17 e 30 e le 18, in contemporanea con il ritorno in ufficio di un alto funzionario.

In questa fascia di orario, l’ordine di servizio prevedeva la pubblicazione di un bando per l’immigrazione, affidato ad un’unità specifica.

Il giorno seguente, l’alto funzionario mette nero su bianco, giustamente, un richiamo ufficiale a chi avrebbe dovuto pubblicare un atto entro un determinato orario e che invece era comparso nel tardissimo pomeriggio.

L’altissimo funzionario viene informato con dovizia di particolari, anche sull’identità di quell’unità assente nelle ore di lavoro, ma a quel punto tutto il suo rigore legalitario scompare. Quell’unità se la cava, anzi viene premiata anche con incarichi di subcommissario.

L’episodio è paradigmatico di quello che succede abitualmente in Prefettura. Agli atti degli uffici di palazzo Acquaviva risultano ripetuti avvisi, finalizzati a ottenere un atteggiamento aderente alle leggi da parte del personale. Eppure, c’è gente che ancora oggi, a questo punto ancora ieri, perchè col blitz de Le Iene, tutti i furbetti torneranno nei ranghi, c’era chi andava a farsi i capelli, a fare la spesa, cioè le solite cose che sono su tutti i giornali e che, per esempio, hanno rappresentato il racconto vergognoso degli eventi consumatisi al comune di Sanremo.

L’attività di controllo toccherebbe, e stavolta il condizionale è puramente retorico, non certo indice di prudenza, ai signori vice prefetti responsabili delle aree. Questi altri signori, che poi sono anche l’altra faccia della medaglia dei decreti attuativi approvati ieri dal consiglio dei ministri, sono obbligati, per contratto, a prestare almeno 40 ore di servizio settimanale. Sarebbe opportuno aprire un’inchiesta in sede giudiziaria (perchè solo in quella sede uno poi può essere indagato o perseguito per falsa testimonianza), per capire quanti vice prefetti arrivino tra le 10 e le 10 e mezza e se ne vanno tra le 13 e 30 e le 14, ricomparendo verso le 17 e 30, 18 quando l’”alto funzionario” si fa rivedere, reduce da un pranzo e da un dopo pranzo, evidentemente, molto gratificanti.

Un territorio che presenta queste problematiche e queste criticità completamente delegittimato nelle sue fondamentali istituzioni di tutela delle leggi dello Stato, non potrà andare mai da nessuna parte. E c’è ancora chi si chiede per quale motivo la provincia di Caserta è stata combinata, ed è ancora combinata, in questa maniera.

Gianluigi Guarino

PUBBLICATO IL: 21 gennaio 2016 ALLE ORE 20:02

Archivi