Grossa operazione della DIA di Napoli

MAFIA: AGGRESSIONE AI PATRIMONI DEI CASALESI.
OPERAZIONE DELLA DIREZIONE INVESTIGATIVA ANTIMAFIA. SEQUESTRATI BENI PER 100 MILIONI DI EURO
AD UN IMPRENDITORE AFFILIATO AL CLAN.

Gli investigatori della Direzione Investigativa Antimafia di Napoli stanno completando l’esecuzione di un Provvedimento di sequestro beni e consistenze economiche, emesso dalla dr.ssa Corinna FORTE Presidente della Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, su richiesta del Direttore della D.I.A. Arturo DE FELICE, riconducibili a LETIZIA Alfonso, sessantasettenne, originario di Casal di Principe (CE) imprenditore mondragonese attivo nel settore della produzione e della vendita del calcestruzzo.

L’attività si inquadra nell’ambito della strategia investigativa avente come obiettivo la sistematica aggressione dei patrimoni illecitamente costituiti da parte di persone appartenenti ad organizzazioni camorristiche.

Giova al riguardo ricordare che il 6 dicembre 2011 venne eseguita, nell’ambito dell’operazione “Il Principe e la ballerina”, un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dall’Ufficio GIP presso il Tribunale di Napoli, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, dott. Antonio ARDITURO, dott. Giovanni CONZO, dott. Francesco CURCIO e dott. Henry John WOODCOCK, nei confronti di 57 persone (tra cui l’odierno destinatario del provvedimento ablativo), ritenute responsabili a vario titolo di associazione per delinquere di tipo camorristico, estorsione, turbativa delle operazioni di voto mediante corruzione e/o concussioni elettorali, truffa ai danni dello Stato, abuso d’ufficio, falso in atto pubblico, riciclaggio, reimpiego di capitali di illecita provenienza ed altro, reati tutti aggravati dalla finalità di aver agevolato il clan “dei casalesi”.

Tale attività ebbe il pregio di svelare gli intrecci illeciti del ceto politico di Casal di Principe con l’ala militare e imprenditoriale dal clan “dei casalesi”, fazione SCHIAVONE e BIDOGNETTI, attraverso l’illecito condizionamento dei diritti politici dei cittadini, ostacolando il libero esercizio del voto, procurando vantaggi ai candidati indicati dall’organizzazione in occasione di consultazioni elettorali, anche tramite il condizionamento della composizione degli organismi politici rappresentativi locali, evidenziando enormi interessi economici consistenti l’aggiudicazione di appalti, assunzioni di personale compiacente all’organizzazione, apertura di centri commerciali, attività edilizie con forniture di calcestruzzo.

Il LETIZIA, imprenditore attivo nel particolare settore economico era il punto di riferimento del clan dei casalesi, famiglia Schiavone, in quanto metteva stabilmente a disposizione della “famiglia” i propri impianti di produzione del calcestruzzo e le proprie strutture societarie, ottenendo, di contro, dall’organizzazione mafiosa, l’ingresso nel novero delle aziende oligopoliste presenti sul mercato casertano. In particolare l’organizzazione mafiosa, avvalendosi della capacità di assoggettamento e intimidazione derivante dal vincolo associativo, imponeva sui cantieri controllati le forniture di calcestruzzo provenienti dalle loro aziende (in provincia di Caserta a partire dall’anno 2000).

Storicamente legato alle organizzazioni camorristiche casertane, il LETIZIA, al pari degli altri imprenditori coinvolti in ragione di un “dare” all’organizzazione, era beneficiario di un “avere”: il suo mercato, cioè, veniva tracciato e perimetrato dalle attività e dagli interessi del sodalizio camorrista che egli stesso retribuiva.

L’indagine ha consentito di evidenziare un meccanismo definito come “cooptazione camorrista del fornitore”, attuato allorché il sodalizio individuava proprio nel LETIZIA il fornitore del calcestruzzo necessario per erigere un centro commerciale ma, soprattutto, risultava che, in evidente funzione remunerativa per il clan, egli forniva il calcestruzzo a prezzi di gran lunga maggiorati rispetto a quelli di mercato.

Senza dubbio tale circostanza è più che eloquente espressione della capacità di coartazione della libertà d’impresa che il contesto camorristico era capace di esprimere.

Dato caratteristico della figura del LETIZIA è la capacità di costruire e mantenere rapporti di cointeressenza e reciproco vantaggio sia con il clan dei casalesi, sia con quelli operanti nella zona mondragonese ove egli abita.

LETIZIA Alfonso, come hanno affermato i Giudici del Tribunale sammaritano nell’odierno provvedimento di sequestro, è il vero dominus dell’intero omonimo gruppo imprenditoriale. Infatti, egli ha deciso di operare nel settore estrazione inerti, gestione cave e calcestruzzo, ha acquisito i siti ove è avvenuta la materiale attività di estrazione e vendita, ha costituito le società che nel corso degli anni si sono avvicendate nel medesimo ambito imprenditoriale, ha coinvolto i figli nella gestione delle compagini intestando loro quote sociali, ha intrattenuto personalmente i contatti con esponenti del clan casalese e mondragonese funzionali alla più proficua gestione delle proprie imprese, ha posto in essere condotte delittuose per il tramite di talune delle citate compagini.

LETIZIA Alfonso è individuato concordemente dai collaboratori di giustizia come imprenditore vicinissimo ai clan camorristici delle zone di interesse. Sul punto, Carmine SCHIAVONE rappresenta che egli era legato inizialmente a BARDELLINO ed entrò a far parte del sodalizio già nel 1977-78, allorchè aiutò BARDELLINO a sottrarsi alle ricerche delle FF.OO. dopo un omicidio commesso a Marano offrendogli ospitalità presso di lui. Egli era stato poi legato a Mario IOVINE e a Vincenzo DE FALCO e, dal 1992 in poi, con il riavvicinamento dei LA TORRE ai casalesi, era anch’egli rientrato nel sodalizio. DIANA Luigi conferma di averlo conosciuto, addirittura a casa del capo clan Francesco BIDOGNETTI, alla “fine degli anni ottanta”. LA TORRE Augusto precisa che la società del LETIZIA aveva aderito negli anni ottanta al consorzio Covin (ovvero all’aggregazione di estrattori di sabbia governato dal clan e che garantiva il monopolio delle forniture al sodalizio).

Al riguardo, nella sentenza del G.I. di Napoli del 28.07.1989, riguardo a fatti avvenuti all’inizio del decennio in esame, emerge che l’impresa del LETIZIA “Calcestruzzi Massicana”, era appunto vicina alBARDELLINO e forniva sui cantieri di Monteruscello ben l’8% in meno del calcestruzzo rispetto a quanto dichiarato nei documenti contabili, rappresentando ciò una vera e propria “tangente” intascata ai danni del costruttore acquirente delle forniture.

Come si è visto, i rapporti inquinati tra il LETIZIA ed i clan camorristici hanno avuto origine alla fine degli anni settanta e si sono protratti lungo tutto il suo percorso di vita imprenditoriale, coinvolgendo anche i figli, Luigi e Michele.

E’ altresì chiaro che egli abbia ritratto considerevoli vantaggi patrimoniali e non dalla sua vicinanza ai clan, individuabili senza dubbio sia nella generica “protezione” e in alcuni servizi “aggiuntivi” (come picchiare un sindacalista scomodo), sia in veri e propri accrescimenti di utili finanziari, reinvestiti in immobili e beni strumentali delle aziende.

Il LETIZIA ha sfruttato per il proprio personale arricchimento il potere di intimidazione del sodalizio, partecipando contemporaneamente al suo prosperare e al mantenimento del controllo sul territorio grazie all’asservimento delle proprie società agli ideali ed al modus operandi del clan.

Egli può, dunque, ritenersi imprenditore collusoossia l’imprenditore che è entrato in  un rapporto sinallagmatico con la cosca tale da produrre vantaggi per entrambi i contraenti, consistenti per l’imprenditore nell’imporsi nel territorio in posizione dominante e per il sodalizio criminoso nell’ottenere risorse, servizi o utilità.

Tale dato è suffragato dalla disamina dalle vicende che hanno connotato la sua espansione patrimoniale che lo ha portato da una fase di indigenza all’attuale posizione di notevole ricchezza.

Beni compresi nel provvedimento di sequestro:

          aziende:

1)     “Ditta individuale LETIZIA Alfonso” con sede in Mondragone (CE);

2)     “Estrazioni cave Letizia S.a.s. di LETIZIA Alfonso”, con sede in Mondragone;

3)     “Beton Ducale S.r.l.”, con sede in Mondragone;

4)     “Siciliano Costruzioni S.r.l.” con sede in Mondragone;

5)     “Lavin S.r.l.” con sede in Mondragone;

6)     Quota di € 50.000 della “Rolefin Immobiliare S.r.l.” con sede in Mondragone;

7)     “Coina S.r.l.” con sede in Mondragone.

          N. 81 immobili, tra terreni e fabbricati, ubicati: 30 in Mondragone (CE), 22 in Falciano del Massico (CE), 7 in Carinola CE), 19 in Grazzanise (CE), 1 in Santa Maria Capua Vetere (CE) e 2 in Cavezzo (MO).

          n. 29 auto motoveicoli;

          numerosi rapporti finanziari.

Il valore dei beni in sequestro è stato stimato dagli amministratori giudiziari, nominati dal Tribunale, all’atto dell’immissione in possesso per complessivi 100 milioni di Euro tra valore delle aziende, patrimonio e valore di avviamento.

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