Grazie, dottoressa D’Elia

Il quadro di questa sfortunata provincia lo rese ben chiaro l’ex Presidente del TAR di Latina Dr. Bianchi nel suo nobile discorso di commiato.

Una provincia, quella di Latina, in cui la legalità viene considerata un optional.

Una provincia in cui chi si batte per il suo ripristino viene letteralmente massacrato.

Da tutti.

Da chi si rende esecutore dei linciaggi, da chi li pensa e li promuove, da chi li tollera e sotto sotto ne gioisce.

La disonestà morale ed intellettuale e l’omertà la fanno da padrone.

La condivisione, oggettiva o soggettiva, di queste rappresenta il tessuto connettivo di questo territorio assuefatto a secoli di vassallaggio.

L’apparato formatosi e consolidatosi nel tempo ne rappresentano l’impianto, la struttura portante.

Guai a chi si ribella e tenta di porsi fuori dagli schemi.

Tutto ciò rappresenta quell’humus che ha consentito il formarsi delle mafie sul territorio, il loro consolidarsi, il loro espandersi continuo fino ad avvelenare l’intero sistema.

“ ‘O sistema”.

“’O sistema”, che prima che essere un’organizzazione, è una mentalità, un costume di vita.

“Chi te lo fa fare?”, spesso ci dicono.

E non solo i mafiosi o gli amici dei mafiosi, ma anche gli “amici”.

Anche taluni che, pur avendo fatto un giuramento, ti fanno capire, a pelle, che sei… un corpo estraneo, uno che dà fastidio, che turba gli equilibri…

Sì, gli equilibri, perché di questo si tratta.

Non contano i colori perché questo è stato sempre il territorio della trasversalità, di interessi comuni, delle manine strette sotto e sopra il banco.

Il terreno zuccheroso di cui noi abbiamo sempre parlato e che non ti consente mai di scoprire se uno ti è amico o nemico.

Anche colui che si riempie la bocca di parole come rispetto della legalità ed altre cose del genere.

Ecco perché noi stiamo gridando da anni che la retorica non serve a niente, che la memoria è utile ma non risolutiva del problema, che i tavoli fanno perdere solo tempo perché su un terreno marcio non sai mai se le loro gambe reggono o non reggono, se sono anch’esse marce o meno.

Ecco perché noi siamo per l’azione, lo scavo, l’indagine, la denuncia dei fatti e delle persone mafiose. E devi stare attento anche a “chi”, poi, ti rivolgi.

Tutto il resto è aria fritta.

La ringraziamo, Dr. D’Elia, con il cuore in mano per quello che ha cominciato a fare.

Sono anni che stiamo denunciando, fra l’altro, la situazione di Ventotene.

Un nostro rappresentante locale è stato aggredito e malmenato.

Un’isola il cui piccolo territorio è devastato dall’abusivismo edilizio, da scavi nelle grotte ecc.

Nessuno ha voluto ascoltarci, almeno fino ad ora.

Ora ci sono stati i morti e sicuramente ci sono delle responsabilità.

E’ importante che un organo importante qual’è quello da Lei diretto lo abbia reso evidente.

A prescindere dagli esiti dei procedimenti.

Certi signori e la gente debbono capire che la GIUSTIZIA c’è anche su questo territorio su cui c’è tanta ingiustizia.

E’ un segnale forte che Lei ha dato e perciò La ringraziamo di cuore.

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