Gratteri e Nicaso: mafie pronte a depredare l’Ucraina approfittando del conflitto

AMDuemila 12 Novembre 2022

Armi, sfruttamento, business edilizio, traffico di esseri umani, mercato nero e fondi europei”

La ‘Ndrangheta, così come tutte le mafie, specula e si arricchisce sulle disgrazie altrui.
1908: un tragico terremoto divorò Messina e Reggio Calabria. Si stanziarono quasi centonovanta milioni di lire per la ricostruzione, ma la presenza nella gestione dei fondi anche di boss e picciotti – molti dei quali tornati dall’America per l’occasione – causò danni gravissimi, sottraendo risorse preziose, trasformando le due città in enormi baraccopoli e dando vita a un malcostume ormai diventato abituale.
Anno 2008/2009: approfittando della gravissima crisi economica le mafie  sono riuscite ad infiltrarsi nel tessuto sociale di tutto il Paese, in particolare in quello del Nord Italia.
Più recentemente c’è stata la pandemia da covid. Anche in questo caso le mafie non sono rimaste a guardare: mascherine, bare, fondi della comunità europea e acquisto selvaggio di attività messe in vendita a prezzi stracciati.
Ma ad oggi la ‘Ndrangheta, e le mafie in genere, hanno trovato una nuova ‘terra di conquista’, l’Ucraina.
In un articolo a firma del procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri e del professore Antonino Nicasopubblicato su ‘Il Fatto Quotidiano’, si parla di “armi, sfruttamento, business edilizio, traffico di esseri umani, mercato nero e fondi europei”. Nello specifico  viene spiegato che “già si parla di 600 miliardi di danni (senza tener conto delle infrastrutture): un giro d’affari enorme per chi è abituato a speculare sulle disgrazie altrui. Per le mafie, dove c’è disperazione spesso c’è anche guadagno”.
“Oggi, organizzazioni mafiose come la ‘Ndrangheta vanno continuamente alla ricerca di nuovi mercati. E, pensando alla fine del conflitto russo-ucraino, sognano di rovistare tra le macerie della guerra in corso come tanti sciacalli”.
Certamente potrebbe sembrare prematuro fare delle valutazioni.
Ma, notoriamente, la capacità della ‘Ndrangheta di ‘guardare avanti’ è indubbia. Ed è forte il sospetto che alcuni boss, seduti comodamente nei loro salotti abbiano già cominciato a muoversi, magari investendo in quel mercato che non ha mai conosciuto crisi, quello delle armi.
“Un business enorme, dal valore incalcolabile – hanno spiegato Gratteri e Nicaso – Armamenti aeronautici, armi chimiche, armi da lancio e da fuoco, contraeree, anticarro, nucleari. E, ancora, mine, missili, lanciafiamme, lanciagranate, esplosivi, aerei da caccia, bombardieri e carri armati.
Per le mafie costituiscono l’affare più lucroso dopo la droga. Ovviamente c’è già chi pensa al dopo. Che fine faranno tutte le armi finora impiegate in Ucraina? Alimenteranno altre guerre, come quelle in Liberia, Sierra Leone, Angola e Congo? Nessuno lo sa. In tanti, però, ricordano quello che è successo nell’ex Jugoslavia, quando molte delle armi utilizzate in quel sanguinoso conflitto sono state vendute a prezzi stracciati, insieme al plastico prodotto nei territori, un tempo dominati dal generale Tito. Ogni famiglia scoprì di avere nel proprio arsenale kalashnikov ed esplosivo. Gli acquirenti furono i clan albanesi e serbo-montenegrini, che poi li rivendettero alla ’Ndrangheta e alla Camorra”.
Tra le armi non inventariate “ci sono anche missili antiaereo e altri terribili strumenti di morte che potrebbero finire anche nella vicina Transnistria, da tempo considerata terra di nessuno, in mano a trafficanti e faccendieri”.
Da lì i carichi di armi potrebbero prendere altre rotte destinate al nostro Paese o, in altri posti, al medio oriente e all’Africa.
“Spesso i ‘corridoi’ – si legge sul ‘Fatto‘- sono controllati sia da organizzazioni terroristiche sia dai trafficanti di armi, droga ed esseri umani, che si fanno pagare il pedaggio”.

Il mercato nero dei farmaci e la cyberwar
“Le guerre sviluppano quasi sempre un’economia in cui a prosperare è il commercio clandestino, che impone prezzi impossibili ai beni di prima necessità. Oggi in Ucraina, per esempio, c’è fame di farmaci. Mancano medicine per bloccare le emorragie dei soldati feriti e scarseggia l’insulina, che è uno dei farmaci più richiesti sul mercato. Le mafie russe stanno facendo i miliardi con la gestione dei medicinali, commerciando soprattutto quelli generici”.
Ma esiste anche un’altra fonte di guadagno, oltre a quello delle armi e dei farmaci: quello tecnologico. “L’Est Europa – sottolineano Gratteri e Nicaso – è da sempre zona di hacker attivi. In Romania, in particolare, c’è una ridente ex città industriale, ora immersa nel verde, che si chiama Rmnicu Vlcea, situata ai piedi delle Alpi transilvaniche, sulla riva destra del fiume Olt. È soprannominata ‘Hackerville’, ed è la Silicon Valley dei truffatori online. La maggior parte delle truffe digitali parte da lì e da altre realtà analoghe. Sono soldi facili, quelli fatti online, e i criminali sanno che un click può garantire l’equivalente di due anni di lavoro in fabbrica e anche molto di più”.
“Ma la minaccia hacker non è legata solo alle truffe online”, si legge. “In Italia, nel febbraio 2022, ci sono stati diversi cyberattacchi. Ed è subito scattato l’allarme. I Servizi segreti hanno evidenziato che le nostre strutture di difesa da questo tipo di attacchi sono ancora troppo fragili e, nonostante la nascita dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale, è opportuno tenere alta la guardia. Anche perché il nemico lo avevamo in casa: per difenderci dagli attacchi hacker, molti siti governativi e strategici utilizzavano antivirus russi. La guerra si combatte, insomma, su più fronti, quello reale e quello virtuale, entrambi capaci di generare corruzione e profitti”.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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fonte:https://www.antimafiaduemila.com/home/mafie-news/309-topnews/92445-gratteri-e-nicaso-mafie-pronte-a-depredare-l-ucraina-approfittando-del-conflitto.html