Gratteri: “Così la ‘ndrangheta ha occupato gli spazi lasciati vuoti dalla politica”

Gratteri: “Così la ‘ndrangheta ha occupato gli spazi lasciati vuoti dalla politica”

“E’ la disperazione che porta a rivolgersi alla ‘ndrangheta. La responsabilita’ e’ di tutti noi, forse avremmo dovuto e dovremmo fare molto di piu’ rispetto a quello che facciamo, ma principalmente della politica, di chi amministra, di chi progetta, di chi programma il futuro di una regione o di una nazione”. Cosi’ il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri a “L’intervista di Maria Latella” su Sky Tg24.

“Negli ultimi 20 anni – ha detto Gratteri – la politica si e’ indebolita tantissimo e questo ha avvantaggiato la ‘ndrangheta perche’ ha occupato gli spazi dal punto di vista dell’interlocuzione sociale. Mediamente un politico e’ presente sul territorio sei-sette mesi prima delle elezioni, poi magari cambia anche il numero di telefono. Il capo mafia e’ presente 365 giorni all’anno, da’ risposte, sbagliate, truccate, drogate, di sottosviluppo, di dipendenza, di schiavismo, ma da’ risposte in aree in cui la disoccupazione sfiora anche il 50%. Per questo e’ la disperazione che porta a rivolgersi alla ‘ndrangheta”.

“La politica – ha aggiunto il magistrato riferendosi al condizionamento delle cosche – e’ fortemente inquinata ed il problema riguarda tutta l’Italia oltre al fatto che per il riciclaggio ed il traffico di droga la ‘ndrangheta l’unica mafia presente in tutti i continenti. La strategia della ‘ndrangheta di fare accordi con le istituzioni risale al al 1970 quando fu creata la nuova dote della “santa” che consente la doppia affiliazione alla ‘ndrangheta ed alla massoneria deviata. Questo e’ stato il grande salto di qualita’ che le ha consentito di avere rapporti con uomini delle Istituzioni, con quadri della Pubblica amministrazione, mentre magistrati, giornalisti, storici, professori universitari e la politica continuavano a raccontare di una mafia stracciona di pastori. Ma nella realta’ aveva rapporti con la Pubblica amministrazione”.

“Operazione ‘Rinascita-Scott’ boicottata dai giornali nazionali”. “E’ ovvio che la soffiata e’ partita dagli addetti ai lavori, qualche idea la abbiamo, ci stiamo lavorando, la storia dira’ se abbiamo ragione. Certo non e’ partita dal barista qui in piazza” ha affermato Gratteri su SkyTg24 dopo il maxi blitz contro la ‘Ndrangheta dei giorni scorsi, interpellato in merito alla fuga di notizie che ha costretto ad anticipare l’azione di un giorno.Questa è “un’indagine che e’ uno spaccato dell’Italia, una cosa veramente enorme dove ci sono oltre 35 aziende sequestrate, rappresentati politici di tanti partiti, c’e’ la dimostrazione di come la ‘ndrangheta sia entrata e si sia seduta negli apparati dello Stato e della Pubblica amministrazione”, ma nonostante questo la solidarieta’ dal mondo politico e’ giunta solo da Lega, Pd e M5S “anche perche’ i giornali nazionali hanno boicottato la notizia. Il Corriere della sera – ha aggiunto – ha portato la notizia alla 20ma pagina, Repubblica e la Stampa verso la 15ma-16ma mentre Il Fatto quotidiano l’ha riportata in prima pagina, come L’Avvenire ed il Manifesto. Perche’ non lo so andrebbe chiesto ai direttori dei giornali. Non ho idea, fossi stato il proprietario di questi giornali mi sarei preoccupato, avrei chiesto. Quindi mi auguro che sia stata un svista ma sicuramente e’ stato un ‘buco’ dal punto di vista giornalistico”. “Da ministro della Giustizia…”. “Se avessi fatto il ministro della Giustizia avrei sicuramente smontato e rimontato quello che ritengo non funzioni, avrei cambiato i codici nel rispetto della Costituzione, la geografia giudiziaria perche’ ancora oggi ci sono posti dove ci sono tanti pm ed altri in cui non ci sono. Ho una rivoluzione in testa io. Per adesso pero’ sono il felice procuratore di Catanzaro. Quando sono arrivato a Catanzaro, il 16 maggio 2016 – ha continuato Gratteri – qua era uno stagno. I miei colleghi, giovani brillanti, erano tristi, l’ufficio disorganizzato, la polizia giudiziaria non aveva entusiasmo. Non ho fatto altro che smontare il mio ufficio, anche fisicamente, cambiando di stanza ai magistrati e alle cancellerie per fare sinergia, per impostare l’ufficio come fosse un’azienda. Anche la polizia giudiziaria l’ho smontata tutta. Ho viaggiato col cappello in mano a Roma a chiedere uomini, mezzi e qualita’. Ho presentato un’idea, sono stato creduto e mi hanno mandato gente di qualita’. Ecco i risultati”. Riforma della prescrizione. “Ormai facciamo partire questa riforma della prescrizione, perche’ questo costringera’ il legislatore a fare quelle modifiche necessarie per velocizzare i processi” ha detto il procuratore capo di Catanzaro, aggiundendo: “Facciamola partire – ha aggiunto – cosi’ con le pressioni delle Camere penali e dell’opinione pubblica si costringera’ a fare le modifiche che servono e non si rimanga appesi per anni in attesa di un processo. E’ una sorta di ghigliottina, come principio sono contrario ma dico facciamola partire cosi’ si vedra’ quali sono le modifiche necessarie”. “La storia ci insegnato che in Italia si fanno solo provvedimenti emergenziali. Tutti i provvedimenti antimafia che degli ultimi 30 anni sono stati fatti sempre dopo le stragi. Quindi facciamo partire la legge sulla prescrizione cosi’ con le pressioni delle camere penali di certa opinione pubblica, si faranno le modifiche che servono a velocizzare i processi in maniera tale che non si rimanga appesi per anni in attesa. Quando un potente che si ritiene innocente vede che rimane imputato per anni fara’ pressione affinche’ si velocizzi il processo, che l’informatica venga utilizzata, che si investa in giustizia che, per esempio, invece di avere 250 magistrati fuori ruolo se ne abbiano 50 cosi’ 200 tornano negli uffici giudiziari, si chiudano tribunali e corti d’appello inutili come ad esempio Caltanissetta che ha la corte d’appello a 70 chilometri da Palermo, se vogliamo essere concreti ed efficienti e non vogliamo considerare gli uffici giudiziari un indotto occupazionale”. Le minacce. “Certo che ho paura ma la cosa importante e’ addomesticarla, parlare con la morte per ragionarci cosi’ non si perde il controllo della situazione” ha spiegato il magistrato alla giornalista Maria Latella. “Ho fatto una scelta di campo nel 1989 – ha aggiunto Gratteri – quando hanno sparato a casa della mia fidanzata e poi l’hanno chiamata per dirle che avrebbe sposato un uomo morto. In questi anni ho fatto in modo che non uscissero le notizie ma ho subito tantissime minacce ed evitato diversi attentati, informazioni tratte da intercettazioni, non da lettere che non ho mai ricevuto. Ma questo non mi ha fatto cambiare idea. Credo fermamente nel lavoro che faccio, mi emoziona ancora e penso di fare qualcosa per questa terra, per la Nazione. E come me sono la stragrande maggioranza dei miei colleghi e delle forze dell’ordine. Abbiamo un alto senso dello Stato”.

21 Dicembre 2019

fonte:http://ildispaccio.it/

 

 

Archivi