Gli omicidi di Don Cesare Boschin e degli avvocati Maio di Aprilia e Mosa di Terracina, tutti irrisolti, come il suicidio del Capitano Fedele Conti a Fondi

4 GRAVI FATTI DI SANGUE IN PROVINCIA DI LATINA RIMASTI SENZA COLPEVOLI: 3 OMICIDI ED UN SUICIDIO IN QUINDICI ANNI: DON BOSCHIN, MAIO, MOSA E CONTI

Quattro gravissimi fatti di sangue in quindici anni in provincia di Latina, di cui 3 omicidi ed un suicidio.

Tutti presumibilmente legati, in un modo o in un altro, ad un sistema politico-mafioso che rappresenta una vera cappa sulla provincia di Latina.

Ognuno con la sua specificità.

Il primo, nel 1995, è l’omicidio di Don Cesare Boschin, parroco di Borgo Montello, nel Comune di Latina.

L’ultimo, nel 2006, è il misterioso suicidio del Capitano Fedele Conti, comandante della Compagnia della Guardia di Finanza di Fondi.

A quindici anni di distanza, in questi giorni Don Ciotti ripropone quello di Don Boschin, il parroco di Borgo Montello, una frazione del Comune di Latina noto per la grande discarica che raccoglie i rifiuti di tutta la provincia di Latina e di alcuni comuni del sud della capitale. Vicino alla discarica è stato confiscato ai Casalesi un vasto appezzamento di terreno assegnato poi ad una cooperativa.

Chi scrive seguì quel caso da un osservatorio privilegiato, dal quotidiano L’Avvenire, delle cui pagine locali era un collaboratore.

Il parroco, persona ultraottantenne, fu ucciso dalla dentiera finitagli nella gola dopo essere stato aggredito selvaggiamente.

Un omicidio rimasto a tutt’oggi senza movente, autori e mandanti, come gli altri.

Le voci, però, fra i suoi più stretti collaboratori, erano tante.

Fra queste, qualcuna che collegò il grave fatto di sangue alla presenza della discarica dove confluivano in quel periodo rifiuti di tutte le specie.

Da Livorno anche, con traffici notturni, a quel che si dice, lautamente pagati ad autisti del posto.

E a Livorno in quel periodo, approdarono, dopo aver girovagato per gli oceani di tutto il mondo e sempre rifiutate da tutti i Paesi, le famose tre navi piene di rifiuti velenosi.

Don Boschin era informato di quei traffici notturni sia perché sentiva i rumori egli stesso sia perché gliene parlavano i suoi parrocchiani.

E che quei rifiuti finirono nella discarica di Borgo Montello fu accertato da un’indagine dell’ENEA commissionata dall’Amministrazione comunale di Latina dell’epoca guidata dal Senatore dell’MSI Ajmone Finestra, che, a mezzo di un comunicato, informò la stampa.

Di quel comunicato prendemmo personalmente visione facendone materia di alcuni servizi.

Oggi, a distanza di quindici anni circa, un consigliere regionale del Lazio ha riproposto il problema dell’interramento di quei rifiuti ed è in corso un’indagine che ne sta accertando una massiccia presenza.

Don Boschin sapeva e presumibilmente ne parlò. Infatti gli aggressori non toccarono una lira, ma si preoccuparono di portar via due agende che non sono state più ritrovate.

Nei mesi scorsi l’Associazione Regionale per la lotta contro le illegalità e le mafie nel Lazio “Antonino Caponnetto” ha inviato una nota alla Direzione Nazionale Antimafia invitandola a far riaprire le indagini sui tre omicidi presumibilmente legati a fatti di mafia. Don Cesare Boschin di Borgo Montello, l’avv. Maio di Aprilia e l’avv. Mosa di Terracina.

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