Gli interessi dei fratelli Graviano tramite Dell’Utri per la nascente Forza Italia

Gli interessi dei fratelli Graviano tramite Dell’Utri per la nascente Forza Italia

All’udienza del processo “‘Ndrangheta stragista” il direttore centrale dell’anticrimine Francesco Messina ha ripercorso i primi contatti con il gelatiere di Omegna che riferì delle telefonate tra Filippo Graviano e l’ex senatore forzista

12 maggio 2020, 21:06

di Fabio Papalia


REGGIO CALABRIA «I fratelli Graviano erano interessati tramite Marcello Dell’Utri al finanziamento del nascente movimento politico Forza Italia perché erano convinti che questo li avrebbe garantiti, avrebbe garantito i loro interessi». L’attuale direttore centrale della Direzione centrale anticrimine al dipartimento della Pubblica Sicurezza, Francesco Messina (in foto), dal ‘92 al ’94 in forza alla Direzione investigativa antimafia quale capo settore investigazioni giudiziarie del Centro operativo di Milano, oggi all’udienza del processo “‘Ndrangheta stragista” rispondendo alle domande del procuratore aggiunto della Dda di Reggio Calabria, Giuseppe Lombardo, ha raccontato quanto riferito da Salvatore Baiardo, quando sembrava che il gelatiere di Omegna fosse sul punto di collaborare con la giustizia e raccontare quel che sapeva sui rapporti dei fratelli Graviano nell’ambito dell’inchiesta sulle stragi continentali.
Messina ha raccontato di avere incontrato Salvatore Baiardo due volte, insieme al collega Zito della Dia di Firenze. Una “figura un po’ particolare” lo ha definito Messina: «Viveva in provincia di Novara, a Omegna, esercente di una gelateria. I rapporti sono stati un po’ particolari perché all’inizio aveva dato delle indicazioni che sembravano quasi portare a una sua intenzione rituale di rendere in qualche modo testimonianza e rappresentare un po’ le circostanze che lo avevano portato a intrattenere questo rapporto con i fratelli Graviano. Questa cosa già era nata con l’Arma dei Carabinieri. In realtà il comportamento, che sembrava dichiaratamente rivolto a collaborare con le forze dell’ordine, fu ondivago perché all’atto dell’escussione, con i pm Patronaggio e Caselli, venne negli uffici della Dia e si rifiutò di parlare. All’atto dell’apertura del verbale disse che non aveva nulla da dire».
I CONTATTI TRA FILIPPO GRAVIANO E DELL’UTRI Ripescando tra i ricordi e tra i verbali, Messina ha testimoniato sul contenuto dell’annotazione di servizio sui contatti avuti tra luglio e agosto del 94: «Baiardo lasciò trasparire la possibilità di dare informazioni per ricostruire il periodo della latitanza dei fratelli Graviano. Accennò all’esistenza di rapporti tra i fratelli Graviano e alcuni soggetti milanesi, parlò di un imprenditore di origini siciliane che lavorava a Milano, Rapisarda, e parlava del fatto che c’erano interessi economici che legavano, secondo lui, i fratelli Graviano a Rapisarda e accennò a un rapporto tra Marcello Dell’Utri e i fratelli Graviano. Aveva capito che c’erano questi contatti, in particolare parlò di Filippo Graviano, che diceva che parlava con Marcello Dell’Utri».
Baiardo, ha ricordato Messina, avrebbe prospettato agli investigatori di poter riferire dei suoi rapporti intrattenuti coi fratelli Graviano dall’89 al ‘94: «A casa di Baiardo tra il 91 o il 92 fu presente a due conversazioni telefoniche tra Filippo Graviano e Marcello Dell’Utri dalle quali si evinceva che i due avevano in comune interessi economici. Nella prima telefonata aveva capito che l’interlocutore era Dell’Utri perché Filippo Graviano aveva pronunciato questo nome per farsi annunciare».
«Nel corso di vari incontri intrattenuti da Baiardo con i fratelli Graviano e Cesare Lupo, aveva avuto informazioni circa particolari in merito ai rapporti che legavano Dell’Utri ai fratelli Graviano e aveva capito che in questo contesto era coinvolto tale Fulvio Lima di Palermo a suo dire parente del noto Salvo Lima».
«Aveva aggiunto che un altro imprenditore nel milanese, Rapisarda, si fosse prestato a investimenti immobiliari in Lombardia e Sardegna, prestanome secondo lui dei fratelli Graviano». E ancora che «i fratelli Graviano erano interessati tramite Marcello Dell’Utri al finanziamento del nascente movimento politico Forza Italia perché erano convinti che questo li avrebbe garantiti, avrebbe garantito i loro interessi. Di avere accompagnato fisicamente tra il 92 e il 93 in un ristorante di milano “L’assassino” i fratelli Graviano, dove i due avrebbero dovuto incontrare il sig. Dell’Utri, però a questo incontro non aveva assistito. Ribadiva che i rapporti con Dell’Utri li aveva più il fratello Filippo, che lui riteneva la mente finanziaria». Ultima annotazione: «Chiede di mantenere anonimato e non intende formalizzare».
GLI SPOSTAMENTI DEI FRATELLI GRAVIANO Prima rispondendo alle domande del difensore di Giuseppe Graviano, l’avvocato Giuseppe Aloisio, Messina ha parlato degli spostamenti dei fratelli Graviano, così come erano stati ricostruiti dalla Dia partendo dal cellulare sequestrato a Graviano all’atto dell’arresto eseguito a Milano dai Carabinieri. Seguendo le tracce delle celle telefoniche, a volte riuscendo anche ad avere riscontri oggettivi tramite testimoni sul posto, gli investigatori avevano ripercorso le tracce dei fratelli Graviano a ritroso in Piemonte, in Veneto (a Venezia in particolare), a Riccione, in una villa a Forte dei Marmi dove ai fratelli Graviano avevano soggiornato con Matteo Messina Denaro e le rispettive compagne, fino in Sardegna a Porto Rotondo. (redazione@corrierecal.it)

fonte:https://www.corrieredellacalabria.it/

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