Gli ”affari” della criminalità organizzata italiana nella Repubblica Ceca

Gli ”affari” della criminalità organizzata italiana nella Repubblica Ceca

Piero Innocenti 26 Agosto 2022

Il mutamento politico del 1989 ha avuto le sue conseguenze anche sullo scenario della criminalità organizzata ceca, con vaste infiltrazioni di associazioni mafiose straniere specializzate nel narcotraffico, nel contrabbando di armi, nel riciclaggio.

Il contagio è avvenuto ad opera di italiani, cinesi, iugoslavi e di individui provenienti dall’ex Unione Sovietica, che sarebbero stati i principali protagonisti di un vero e proprio boom della criminalità. Praga è un paradiso per i boss mafiosi che arrivano da varie parti del mondo con l’intenzione di riciclare denaro. Infatti, grazie ad una legislazione eccessivamente permissiva e alle compiacenze di dirigenti politici locali, non è difficile depositare denaro in banca con l’aiuto di un prestanome. Molti italiani hanno usato questo sistema e data la fame di capitali all’Est, non si va troppo per il sottile e nessuno si azzarda a controllare.

È la Direzione Investigativa Antimafia nella sua ultima relazione (attività del primo semestre del 2021) presentata in Parlamento nei primi mesi del 2022, a ricordare la presenza della criminalità organizzata siciliana e calabrese facendo riferimento alla operazione “Cash Away” (marzo 2021) della DDA di Milano che ha consentito di disarticolare un sodalizio criminale (tra cui un consulente contabile già noto per i suoi rapporti con esponenti della criminalità organizzata sia siciliana che calabrese) con base in Lombardia che raccoglieva e trasferiva in Italia e all’estero ingenti somme di provenienza illecita, successivamente riciclate in varie parti del mondo, attraverso rimesse finanziarie destinate a società estere localizzate nella Repubblica Ceca, Malesia, Francia, Danimarca, Belgio.

La camorra, insediata a Praga sin dal 1990, nell’attività di vendita di pellami e argenteria falsificati, si è dedicata, con il passar del tempo, ad attività diversificate e più redditizie come “la gestione di strutture ricreative che permettono ingenti guadagni e la possibilità di coprire la latitanza di pericolosi affiliati” (rel. DIA, cit.). L’ingegnosità criminale campana ha portato anche alla costituzione di società cartiere usate per commettere truffe nel contesto petrolifero e in quello della commercializzazione delle autovetture di lusso.

Non poteva mancare la presenza della criminalità organizzata di origine pugliese (la Società foggiana) che ripulendo denaro sporco (proveniente da attività estorsive e truffe ai danni di provvidenze comunitarie) ha acquistato un complesso immobiliare di notevole pregio nella municipalità di Praga (op. “Grande Carro” della DDA di Bari).

E non mancano neppure gruppi criminali anche di altri paesi tra cui gli ucraini (i più affermati nel paese), stranieri di origine caucasica, soprattutto daghestani coinvolti nel traffico di stupefacenti, i cinesi il cui interesse è rivolto, in particolare, alle estorsioni in danno prima di tutto dei connazionali e dei commercianti in generale. Vengono segnalate anche bande vietnamite e bulgare ma un ruolo di primo piano spetta ai serbi, agguerriti nel narcotraffico (eroina) che transita attraverso la classica rotta balcanica.

L’azione di contrasto al narcotraffico non appare particolarmente incisiva come si rileva dai dati del 2020 (sono gli ultimi disponibili contenuti nella relazione dell’EMCDDA 2022 (l’Osservatorio europeo sulle droghe e le dipendenze, con sede a Lisbona): meno di un chilogrammo di eroina sequestrato, 3 kg di cocaina, 31kg di amfetamine, con una stima del consumo di stupefacenti per via parenterale pari a 6,1-6,3 casi per mille abitanti (tra i più alti in ambito UE).

Tratto da: liberainformazione.org

fonte:https://www.antimafiaduemila.com/home/mafie-news/254-focus/91259-gli-affari-della-criminalita-organizzata-italiana-nella-repubblica-ceca.html

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