Gli affari “creativi” della Camorra

Gli affari “creativi” della Camorra

3 Giugno 2020

Le considerazioni espresse per la criminalità organizzata calabrese e siciliana in relazione all’impatto sociale ed economico del coronavirus valgono anche per le consorterie di matrice camorristica.

In questo scenario, le risorse mafiose vengono impiegate per mantenere le famiglie degli affiliati in difficoltà, contribuendo così alla loro “fidelizzazione”, e per operare investimenti a fini di riciclaggio, anche in altre aree del territorio nazionale, all’apparenza scevre da presenze criminali.

I sodalizi puntano, così, ad infiltrarsi nell’economia legale sia attraverso la partecipazione in imprese sane, sia operando con ditte di riferimento, facenti capo a prestanome. In alcuni casi si tratta di imprese tra loro collegate, attraverso le quali la camorra controlla l’intera filiera dei settori d’interesse.

Tra questi si confermano la realizzazione di lavori edìli, i servizi cimiteriali e di onoranze funebri, di pulizia e sanificazione, particolarmente esposti in ragione della stato di emergenza.

È noto, poi, l’interesse della camorra per il settore dei rifiuti, compresi quelli speciali, tra i quali rientrano quelli ospedalieri, di cui è prevedibile un forte aumento quale conseguenza dell’emergenza in atto.

Altrettanto rilevante è la capacità dei clan campani di gestire il mercato della contraffazione, che potrebbe investire anche il settore dei farmaci, dei prodotti parafarmaceutici e medicali, dei corredi sanitari di protezione, di cui si sta registrando una forte richiesta.

Al riguardo, soggetti organici a clan camorristici, stanziatisi nelle regioni del Nord-est, potrebbero rivolgere l’interesse verso la gestione del commercio di mascherine e gel disinfettante, da rivendere anche all’estero: in passato, il tentativo di inserirsi proprio nella commercializzazione nel Triveneto di mascherine di protezione importate dalla Cina era stato abbandonato, solo perché ritenuto allora poco remunerativo.

Sul fronte della criminalità organizzata pugliese, è prevedibile che in Puglia le consorterie accantoneranno le tradizionali attività di “controllo” del territorio, puntando piuttosto a consolidare il proprio consenso sociale.

Se da un lato, infatti, si può ipotizzare un allentamento delle forme più aggressive di pressione estorsiva ed usuraia, dall’altro è ragionevole ritenere che resti alta l’attenzione verso le imprese in difficoltà finanziaria, presso le quali hanno la possibilità d’intervenire con “provvidenziali” immissioni di liquidità.

In questo modo quella “mafia degli affari”, riscontrabile nella società foggiana, nelle mafie garganica e cerignolana, nei clan più autorevoli del barese e nella sacra corona unita del Salento, appare più che mai proiettata al raggiungimento di obiettivi economico-criminali a medio-lungo termine, puntando a consolidare le proprie posizioni in settori nevralgici dell’economia regionale. In tal senso, il comparto agro-alimentare e quello della mitilicoltura risultano fortemente vulnerabili, sia a fini di riciclaggio, sia con riferimento alle frodi e alla sofisticazione alimentare, non ultimo al conseguimento di erogazioni pubbliche.

E ciò maggiormente in aree, come quella del Parco Nazionale del Gargano, in cui, anche prima dell’emergenza coronavirus, sono stati registrati eventi indicativi di un “interesse” da parte dei gruppi criminali del luogo ad “investire” nel settore.

Altri ambiti tipicamente a rischio sono quelli legati al comparto turistico-alberghiero e della ristorazione, tenuto conto che lo spiccato interesse della criminalità organizzata verso tali settori potrebbe essere incrementato dal deficit economico-finanziario causato dai blocchi imposti per frenare il contagio.

Restano esposti i servizi di raccolta e smaltimento dei rifiuti, con quello dei rifiuti speciali di provenienza ospedaliera che assume una particolare rilevanza.

Non va poi trascurata la questione della gestione degli appalti pubblici che verranno affidati in conseguenza dell’epidemia, in una regione come la Puglia in cui, tra il 2018 ed il 2020, sono stati sciolti per mafia ben otto consigli comunali.

Come avviene in ogni fase di recessione e di crisi economico-occupazionale, non si esclude, infine, la possibile recrudescenza dei reati predatori, anche per la presenza di una delinquenza comune le cui connotazioni di efferatezza e specializzazione l’hanno resa tra le più pericolose a livello nazionale.

Fonte:https://mafie.blogautore.repubblica.it/

 

Archivi