Giustizia in Parlamento

La giustizia tiene banco in Parlamento
Il ddl anti-corruzione è ai nastri di partenza, quello sulle intercettazioni procede a rilento, mentre a Montecitorio, sulle misure carcerarie, ci sono prove di dialogo tra governo e opposizione, con il via libera ad un emendamento che non rende più automatica l’espiazione ai domiciliari dell’ultimo anno di pena. Una modifica che suscita il plauso del ministro dell’Interno Roberto Maroni: “Sono soddisfatto, sono state accolte molte delle mie richieste”

Il tutto nel giorno in cui, a testimoniare la vicinanza delle istituzioni all’autore di “Gomorra”, il presidente della Camera riceve Roberto Saviano nel suo studio. A palazzo Madama il ddl governativo anti-corruzione supera il primo scoglio che sembrava frapporsi ad un esame spedito: c’è voluta una conferenza dei capigruppo per decidere che resta di competenza della prima e seconda commissione, senza subire le ‘intereferenze’ del ddl di recepimento della convenzione di Strasburgo sulla corruzione all’esame della commissione Esteri.
Il ministro della Giustizia Angelino Alfano assicura: “Presidierò io stesso il cursus parlamentare” del provvedimento perché “non vogliamo perdere tempo. La corruzione è una tassa occulta che va eliminata”. Idv e Udc propongono addirittura la sede redigente, per un esame spedito, come accaduto per il Codice della strada. Anche il Pd vuole che si faccia presto ma, avverte Anna Finocchiaro, soprattutto che si faccia “bene”.

Il fronte più caldo è, ovviamente, quello della Commissione Giustizia del Senato che ha proseguito oggi le votazioni sugli emendamenti al ddl intercettazioni esaminando finora circa un terzo degli oltre 400 emendamenti e subemendamenti presentati da maggioranza e opposizione. La situazione della libertà di stampa in Italia sta peggiorando negli ultimi tempi e questo è motivo di forte allarme per i giornalisti, tuttavia, nel grosso dell’opinione pubblica c’è scarsissimo interesse perché evidentemente i giornalisti sono considerato troppo legati al potere, troppo subalterni al potere e comunque poco credibili. Eppure nella società dell’informazione poter avere informazioni è un vero diritto di cittadinanza, perché serve a sapere, serve a capire i fatti, a decifrarli, serve a decidere, per difendersi.

In Commissione, i lavori procedono in un clima di contrapposizione tra la maggioranza che preme perché il ddl sia messo presto in calendario per l’Aula, se possibile già dalla prossima settimana, e il Pd che frena denunciando “un pressing del Pdl” come ha detto Anna Finocchiaro raccontando il braccio di ferro andato in scena alla Conferenza dei capigruppo.
“Abbiamo posto la questione – ha riferito Gaetano Quagliariello, vicepresidente del gruppo Pdl – della necessità di completare presto l’iter del provvedimento, che è al Senato da un anno. La prossima settimana scade il decreto incentivi, ma subito dopo si può portare il ddl in aula”. “Mi sembra – ha obiettato Anna Finocchiaro che segue personalmente i lavori della commissione – che siamo ben lontani dall’aver sciolto i nodi principali del provvedimento”.

Intanto da parte del governo arrivano, anche oggi, segnali considerati di “disponibilità” al confronto pur difendendo l’impianto generale del provvedimento che comporta un giro di vite sull’ uso delle intercettazioni. E’ stato lo stesso Guardasigilli Angelino Alfano, presente in Senato per l’avvio dell’ iter legislativo del ddl anticorruzione dell’esecutivo alla commissione Affari Costituzionali ha dire che “se in concreto c’è spazio per migliorare il testo” il governo e la maggioranza “sono pronti a farlo” perché “siamo una coalizione composta da persone ragionevoli e concrete”. Il ministro ha auspicato che “si vada oltre gli ideologismi e il muro contro muro” ma ha anche ribadito che la nuova disciplina sulle intercettazioni deve “garantire il principio dell’ art 15 della Costituzione sul diritto del cittadino alla privacy” e deve esser licenziato dal Parlamento “per giugno” calcolando anche il ritorno alla Camera dopo le modifiche apportate al Senato.

Negli ambienti del Pdl si fa notare che la volontà a migliorare il testo c’è e si fa l’esempio del subemendamento presentato venerdì scorso dal relatore Roberto Centaro, ribattezzato “salva- Iene” dove nell’ambito delle registrazioni fraudolente si stabilisce che non è perseguibile il giornalista professionista autore di una registrazione fatta all’ insaputa della persona interessata, purché venga utilizzata a fini di cronaca.
Per l’opposizione, come dice il capogruppo dell’Idv Felice Belisario, “si tratta di un miglioramento marginale che, guarda caso, va a vantaggio di trasmissioni Mediaset di successo come ‘Striscia la notizia’ e ‘Le jene'”.

A rilanciare l’allarme sulle conseguenze del testo in discussione al Senato, ancora più restrittivo di quello già negativo approvato dalla Camera, ci hanno pensato oggi la federazione italiana editori di giornali (Fieg) e la federazione nazionale della stampa (Fnsi) che, in una nota congiuntoa hanno rinnovato “al Parlamento e a tutte le forze politiche l’appello a non introdurre nel nostro ordinamento limitazioni ingiustificate al diritto di cronaca e sanzioni sproporzionate a carico di giornalisti e editori”.
Nel ddl, si legge nella nota congiunta, “viene imposto il divieto di pubblicare il contenuto, anche per riassunto, di tutti gli atti d’indagine, anche se non più coperti da segreto, fino alla chiusura delle indagini. Si tratta di previsioni -continuano Fnsi e Fieg- che nulla hanno a che fare con la pubblicazione delle intercettazioni e che intervengono in modo sproporzionato impedendo di fatto il diritto di cronaca giudiziaria sancito dalla Costituzione italiana e dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo”.

“Il divieto di pubblicazione -aggiungono la Fieg e la Fnsi – non è giustificato né dalla protezione dell’attività investigativa, perché si tratta di atti non più coperti da segreto, né dalla tutela della riservatezza delle persone, perché si tratta della notizia di atti d’indagine tipicamente oggetto del diritto di cronaca giudiziaria”.
Gli editori e i giornalisti -si legge ancora nella nota Fnsi-Fieg – concordano sulla necessità che sia tutelata la riservatezza delle persone, soprattutto se estranee alle indagini, ma denunciano con forza l’inaccettabilità di interventi che porterebbero a un risultato abnorme e sproporzionato: impedire la cronaca di eventi rilevanti per la pubblica opinione, quali le indagini investigative, imponendo il divieto di pubblicare la notizia di atti non segreti”.

“Allo stesso effetto di limitazione della libertà di informazione portano le previsioni del ddl che introducono pesanti sanzioni nei confronti dei giornalisti e la responsabilità oggettiva a carico dell’editore, per la pubblicazione di notizie di cronaca interdette dalla nuova normativa, responsabilità che verrebbe ad aggiungersi, e in modo confuso, a quella del direttore di giornale. E’ necessario salvaguardare il diritto di cronaca e di libera informazione. Occorre tutelare la funzione della stampa e del giornalista. L’Italia -concludono Fnsi e Fieg- deve restare in linea con la propria tradizione e con i principi europei e delle nazioni più evolute”.

Ben diverso il clima in commissione Giustizia di Montecitorio, dove il ddl Alfano sulle misure carcerarie viene modificato radicalmente. Il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo presenta, fra gli altri, un emendamento che elimina l’automatismo dei domiciliari concessi per l’ultimo anno di pena.
Sarà un magistrato a decidere. Una modifica che era stata sollecitata dal titolare del Viminale, Roberto Maroni, che aveva in precedenza paventato il rischio di uno svuotamento delle carceri, peggio di un indulto.
Poi, quasi all’unanimità (contraria Rita Bernardini, deputata radicale), sono stati stralciati gli articoli che relativi alla sospensione della detenzione con la messa alla prova presso i servizi sociali per i reati puniti con la pena pecuniaria o con il carcere non superiore a tre anni. Ora il testo “è più corretto” dice Antonio Di Pietro mentre Donatella Ferranti, capogruppo Pd in commissione, rileva che “il nuovo testo è un passo avanti verso la chiarezza” ma al governo “chiediamo adesso un ulteriore sforzo per renderlo veramente efficace a superare l’emergenza umanitaria che si sta vivendo nelle nostre carceri”.
Anche l’Associazione nazionale magistrati esprime la sua soddisfazione: “Prendiamo atto con favore -afferma il presidente Luca Palamara- che gli emendamenti recepiscono le osservazioni formulate dall’Anm in sede di audizione davanti alla commissione Giustizia della Camera”. L’approdo in aula del ddl è fissato per lunedì prossimo.
Frida Roy

Il tutto nel giorno in cui, a testimoniare la vicinanza delle istituzioni all’autore di “Gomorra”, il presidente della Camera riceve Roberto Saviano nel suo studio. A palazzo Madama il ddl governativo anti-corruzione supera il primo scoglio che sembrava frapporsi ad un esame spedito: c’è voluta una conferenza dei capigruppo per decidere che resta di competenza della prima e seconda commissione, senza subire le ‘intereferenze’ del ddl di recepimento della convenzione di Strasburgo sulla corruzione all’esame della commissione Esteri.
Il ministro della Giustizia Angelino Alfano assicura: “Presidierò io stesso il cursus parlamentare” del provvedimento perché “non vogliamo perdere tempo. La corruzione è una tassa occulta che va eliminata”. Idv e Udc propongono addirittura la sede redigente, per un esame spedito, come accaduto per il Codice della strada. Anche il Pd vuole che si faccia presto ma, avverte Anna Finocchiaro, soprattutto che si faccia “bene”.

Il fronte più caldo è, ovviamente, quello della Commissione Giustizia del Senato che ha proseguito oggi le votazioni sugli emendamenti al ddl intercettazioni esaminando finora circa un terzo degli oltre 400 emendamenti e subemendamenti presentati da maggioranza e opposizione. La situazione della libertà di stampa in Italia sta peggiorando negli ultimi tempi e questo è motivo di forte allarme per i giornalisti, tuttavia, nel grosso dell’opinione pubblica c’è scarsissimo interesse perché evidentemente i giornalisti sono considerato troppo legati al potere, troppo subalterni al potere e comunque poco credibili. Eppure nella società dell’informazione poter avere informazioni è un vero diritto di cittadinanza, perché serve a sapere, serve a capire i fatti, a decifrarli, serve a decidere, per difendersi.

In Commissione, i lavori procedono in un clima di contrapposizione tra la maggioranza che preme perché il ddl sia messo presto in calendario per l’Aula, se possibile già dalla prossima settimana, e il Pd che frena denunciando “un pressing del Pdl” come ha detto Anna Finocchiaro raccontando il braccio di ferro andato in scena alla Conferenza dei capigruppo.
“Abbiamo posto la questione – ha riferito Gaetano Quagliariello, vicepresidente del gruppo Pdl – della necessità di completare presto l’iter del provvedimento, che è al Senato da un anno. La prossima settimana scade il decreto incentivi, ma subito dopo si può portare il ddl in aula”. “Mi sembra – ha obiettato Anna Finocchiaro che segue personalmente i lavori della commissione – che siamo ben lontani dall’aver sciolto i nodi principali del provvedimento”.

Intanto da parte del governo arrivano, anche oggi, segnali considerati di “disponibilità” al confronto pur difendendo l’impianto generale del provvedimento che comporta un giro di vite sull’ uso delle intercettazioni. E’ stato lo stesso Guardasigilli Angelino Alfano, presente in Senato per l’avvio dell’ iter legislativo del ddl anticorruzione dell’esecutivo alla commissione Affari Costituzionali ha dire che “se in concreto c’è spazio per migliorare il testo” il governo e la maggioranza “sono pronti a farlo” perché “siamo una coalizione composta da persone ragionevoli e concrete”. Il ministro ha auspicato che “si vada oltre gli ideologismi e il muro contro muro” ma ha anche ribadito che la nuova disciplina sulle intercettazioni deve “garantire il principio dell’ art 15 della Costituzione sul diritto del cittadino alla privacy” e deve esser licenziato dal Parlamento “per giugno” calcolando anche il ritorno alla Camera dopo le modifiche apportate al Senato.

Negli ambienti del Pdl si fa notare che la volontà a migliorare il testo c’è e si fa l’esempio del subemendamento presentato venerdì scorso dal relatore Roberto Centaro, ribattezzato “salva- Iene” dove nell’ambito delle registrazioni fraudolente si stabilisce che non è perseguibile il giornalista professionista autore di una registrazione fatta all’ insaputa della persona interessata, purché venga utilizzata a fini di cronaca.
Per l’opposizione, come dice il capogruppo dell’Idv Felice Belisario, “si tratta di un miglioramento marginale che, guarda caso, va a vantaggio di trasmissioni Mediaset di successo come ‘Striscia la notizia’ e ‘Le jene'”.

A rilanciare l’allarme sulle conseguenze del testo in discussione al Senato, ancora più restrittivo di quello già negativo approvato dalla Camera, ci hanno pensato oggi la federazione italiana editori di giornali (Fieg) e la federazione nazionale della stampa (Fnsi) che, in una nota congiuntoa hanno rinnovato “al Parlamento e a tutte le forze politiche l’appello a non introdurre nel nostro ordinamento limitazioni ingiustificate al diritto di cronaca e sanzioni sproporzionate a carico di giornalisti e editori”.
Nel ddl, si legge nella nota congiunta, “viene imposto il divieto di pubblicare il contenuto, anche per riassunto, di tutti gli atti d’indagine, anche se non più coperti da segreto, fino alla chiusura delle indagini. Si tratta di previsioni -continuano Fnsi e Fieg- che nulla hanno a che fare con la pubblicazione delle intercettazioni e che intervengono in modo sproporzionato impedendo di fatto il diritto di cronaca giudiziaria sancito dalla Costituzione italiana e dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo”.

“Il divieto di pubblicazione -aggiungono la Fieg e la Fnsi – non è giustificato né dalla protezione dell’attività investigativa, perché si tratta di atti non più coperti da segreto, né dalla tutela della riservatezza delle persone, perché si tratta della notizia di atti d’indagine tipicamente oggetto del diritto di cronaca giudiziaria”.
Gli editori e i giornalisti -si legge ancora nella nota Fnsi-Fieg – concordano sulla necessità che sia tutelata la riservatezza delle persone, soprattutto se estranee alle indagini, ma denunciano con forza l’inaccettabilità di interventi che porterebbero a un risultato abnorme e sproporzionato: impedire la cronaca di eventi rilevanti per la pubblica opinione, quali le indagini investigative, imponendo il divieto di pubblicare la notizia di atti non segreti”.

“Allo stesso effetto di limitazione della libertà di informazione portano le previsioni del ddl che introducono pesanti sanzioni nei confronti dei giornalisti e la responsabilità oggettiva a carico dell’editore, per la pubblicazione di notizie di cronaca interdette dalla nuova normativa, responsabilità che verrebbe ad aggiungersi, e in modo confuso, a quella del direttore di giornale. E’ necessario salvaguardare il diritto di cronaca e di libera informazione. Occorre tutelare la funzione della stampa e del giornalista. L’Italia -concludono Fnsi e Fieg- deve restare in linea con la propria tradizione e con i principi europei e delle nazioni più evolute”.

Ben diverso il clima in commissione Giustizia di Montecitorio, dove il ddl Alfano sulle misure carcerarie viene modificato radicalmente. Il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo presenta, fra gli altri, un emendamento che elimina l’automatismo dei domiciliari concessi per l’ultimo anno di pena.
Sarà un magistrato a decidere. Una modifica che era stata sollecitata dal titolare del Viminale, Roberto Maroni, che aveva in precedenza paventato il rischio di uno svuotamento delle carceri, peggio di un indulto.
Poi, quasi all’unanimità (contraria Rita Bernardini, deputata radicale), sono stati stralciati gli articoli che relativi alla sospensione della detenzione con la messa alla prova presso i servizi sociali per i reati puniti con la pena pecuniaria o con il carcere non superiore a tre anni. Ora il testo “è più corretto” dice Antonio Di Pietro mentre Donatella Ferranti, capogruppo Pd in commissione, rileva che “il nuovo testo è un passo avanti verso la chiarezza” ma al governo “chiediamo adesso un ulteriore sforzo per renderlo veramente efficace a superare l’emergenza umanitaria che si sta vivendo nelle nostre carceri”.
Anche l’Associazione nazionale magistrati esprime la sua soddisfazione: “Prendiamo atto con favore -afferma il presidente Luca Palamara- che gli emendamenti recepiscono le osservazioni formulate dall’Anm in sede di audizione davanti alla commissione Giustizia della Camera”. L’approdo in aula del ddl è fissato per lunedì prossimo.
Frida Roy

(Tratto da Aprile online)

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