Giustizia, il ddl sui pentiti desta preoccupazione e acuisce lo scontro politico

Sonia Alfano (Idv): «Ci troveremmo di fronte a un azzeramento di tutti
i processi di mafia»

Il mondo politico sembra essere d’accordo sul «no» alle modifiche proposte
dal senatore Valentino di alcune norme del codice di procedura penale che
regolamentano l’utilizzo dei pentiti al processo. Tuttavia, nonostante i
ministri Alfano e Maroni abbiano subito chiarito di essere contrari e che si
tratta di un’iniziativa personale, la cosiddetta legge anti-pentiti ha
suscitato forti polemiche. Secondo Sonia Alfano, presidente
dell’Associazione nazionale familiari delle vittime della mafia,
«Di fatto ci troveremmo veramente di fronte a un azzeramento di tutti i
processi di mafia, anche in presenza di condanne di primo e secondo grado
perché andrebbero ad interrompere le collaborazioni dei pentiti».

Lo scontro sulla giustizia non sembra trovare un momento di pausa e, anzi,
trova continuamente nuovi campi di battaglia. Il dibattito coinvolge ora
anche alcune norme del codice di procedura penale che regolamentano
l’utilizzo dei pentiti al processo. Il senatore Pdl Valentino, infatti, ha
proposto la modifica degli articoli 192 e 195, che riguardano la valutazione
della prova e della testimonianza indiretta. Sebbene il ministro della
Giustizia sia subito intervenuto dichiarandosi «assolutamente contrario»
e il ministro degli Interni gli abbia fatto eco sottolineando che finché
sarà in carica «una proposta del genere non passerà mai», la proposta
ha destato preoccupazione e gettato benzina sul fuoco dello scontro politico.

Sonia Alfano (Idv): «Ci troveremmo di fronte a un azzeramento di tutti i
processi di mafia»

Secondo il procuratore aggiunto della repubblica di Palermo Antonio Ingroia,
il ddl Valentino «Sarebbe la pietra tombale su tutti i processi istruiti da
Giovanni Falcone e da Paolo Borsellino fino ai giorni nostri». Il
procuratore spiega infatti che «annullerebbe il valore di qualsiasi
dichiarazione dei collaboratori di giustizia» e «rimetterebbe in
discussione verità processuali consacrate in sentenze ormai definitive».
Per Sonia Alfano, europarlamentare Idv e presidente dell’Associazione
nazionale familiari delle vittime della mafia, «è una cosa che mette in
discussione tutto quello che di buono è stato fatto in questi anni, come il
maxi-processo». «Di fatto ci troveremmo veramente di fronte a un
azzeramento di tutti i processi di mafia, anche – sottolinea Alfano
– in presenza di condanne di primo e secondo grado perché andrebbero
ad interrompere le collaborazioni dei pentiti».

«Poco conta – precisa la deputata europea – che Alfano e
Maroni si dicano contrari e che si tratta di un’iniziativa personale, lo
dimostrino ritirando il ddl». Sembra, infatti, che negli ultimi tempi vi
sia la volontà di demonizzare l’utilizzo delle dichiarazioni dei
collaboratori di giustizia. Lo si può notare – ricorda Sonia Alfano
– anche dalle reazioni alle recenti dichiarazioni del pentito Spatuzza
o di Massimo Ciancimino, figlio dell’ex sindaco di Palermo. «Se c’è un
presidente del Consiglio che reputa normale candidare pregiudicati,
condannati, indagati – ribadisce l’europarlamentare – e
dall’altra parte dello schieramento viene fatta la stessa cosa, è perché
evidentemente poi ci sarà la possibilità poi di portare avanti in
Parlamento delle vicende che interessano l’una e l’altra parte».

Le modifiche proposte dal ddl Valentino
Gli articoli 192 e 195 sono quelli che regolano i mezzi di prova e
stabiliscono quando una prova può avere valore o meno in un processo.
Secondo la proposta, il nuovo articolo 192 stabilirebbe che «Le
dichiarazioni rese dal coimputato del medesimo reato o da persona imputata in
un procedimento connesso assumono valore probatorio o di indizio solo in
presenza di specifici riscontri esterni». I magistrati devono già avere
dei «riscontri obiettivi» su quanto dichiarato dai pentiti, ma stabilire
per legge che devono esserci dei «specifici riscontri esterni» è ben
altra cosa. Anche la modifica del comma ter dello stesso articolo non lascia
alcun margine di manovra, stabilendo che «Sono inutilizzabili le
dichiarazioni anche in caso di riscontri meramente parziali». Infine, c’è
la modifica all’articolo 195 che restringe ulteriormente il campo di
utilizzabilità delle prove. Fino ad oggi le dichiarazioni di un testimone
che ha appreso notizie fondamentali per il processo da un altro si possono
sempre usare «salvo che l’esame risulti impossibile per morte, infermità o
irreperibilità». Con il ddl Valentino solo «l’infermità temporanea»
lascerà campo libero.

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