Giustizia, c’è solo il tornaconto di Berlusconi

Mentre infuria la guerra di numeri tra Alfano e Csm – con il primo che sostiene che con il processo breve si estinguerebbe solo l’uno per cento dei processi mentre l’organo di autogoverno delle toghe fissa la stima al 35 – l’Anm dirama una dura nota in cui denuncia le gravi carenze d’organico a cui sono sottoposte le procure italiane. Ma il dibattito è avvitato sulle esigenze del premier, che ormai ha pilotato la maggioranza a salvarlo dai processi Mills e Mediaset

Mentre impazza lo scontro sulla percentuale dei processi che verrebbero azzerati dal cosiddetto “processo breve” – proposta di legge incardinata al Senato che pone un limite temporale ai dibattimenti in primo grado per gli incensurati, pensata apposta per togliere a Berlusconi l’impiccio dei processi Mills e Mediaset – L’Associazione nazionale magistrati denuncia la grave carenza di organico che subiscono le procure di tutta Italia, meridionali in particolare. Come a dire: pensate a salvare Berlusconi spacciando il processo breve per una riforma fatta nell’interesse di tutti i cittadini, ma altri sono i rimedi.

La Giunta dell’Anm, si legge al termine della riunione del vertice della Magistratura associata, “ribadisce l’allarme più volte e da tempo espresso nelle sedi istituzionali, per lo svuotamento degli organici delle Procure; allarme rilanciato in questi giorni da numerosi Procuratori della Repubblica, nella lettera inviata al Presidente della Repubblica. Le fortissime preoccupazioni dell’Anm stanno, purtroppo, trovando preciso riscontro nella realtà”.

“È ormai evidente il rischio – anzi la certezza – di una vera e propria – denuncia il documento Anm- paralisi della giurisdizione, che si traduce nella abdicazione dello Stato al controllo del territorio, e alla tutela della sicurezza dei cittadini, in zone segnate dalla pesante presenza della criminalità organizzata e mafiosa, e della delinquenza diffusa. A fronte della situazione creatasi negli uffici giudiziari più esposti, le proclamazioni dell’intento di abbreviare i tempi del processo e di rafforzare la lotta al crimine appaiono prive di ogni credibilità”.

“Alcuni uffici giudiziari del Sud – si legge ancora – sono ormai completamente carenti di magistrati. In altri uffici, sia al Sud che al Nord, le scoperture di organico sono superiori al 60%. In un avamposto della lotta alla mafia come la Procura di Palermo mancano ben 16 pubblici ministeri. A fare le spese di questa situazione saranno, come sempre, i cittadini onesti”.

L’Associazione nazionale magistrati, in conclusione, ribadisce le sue proposte: ” l’unica soluzione stabile ed efficace al problema è la completa e organica revisione della distribuzione degli uffici sul territorio, secondo le indicazioni più volte fornite dall’Anm; nell’immediato l’unica soluzione ragionevole è quella di una deroga temporanea e limitata al divieto di destinare i magistrati di prima nomina a funzioni requirenti e monocratiche penali”.

Oggi i vertici dell’Anm, il presidente Luca Palamara e il segretario Giuseppe Cascini, hanno incontrato il gruppo del Partito democratico al Senato. Lo stesso hanno fatto o si apprestano a fare con gli altri partiti, proprio per esporre diagnosi e consigli.

Ma il dibattito politico è ormai da tempo avvitato sulla proposta di legge Gasparri – Quagliariello, quella sul processo breve. Il Pd non ne vuole nemmeno sentir parlare e chiedono alla maggioranza di ritirarla per iniziare a parlare di riforma della giustizia, ma Pdl e Lega nord non retrocedono: il premier la considera una priorità assoluta e la vuole approvata nel giro di poche settimane. Già lunedì prossimo in Commissione Giustizia ci saranno le audizioni del ministro della Giustizia Angelino Alfano, del Consiglio superiore della magistratura, dell’Anm e del Consiglio nazionale forense.

Alfano è sceso anche questa volta pesantemente in campo per difendere, dopo lo scudo bocciato dalla Consulta, un’altra legge ad personam. E le rilevazioni che ha fornito al Parlamento qualche giorno fa – secondo le quali con l’approvazione del processo breve si estinguerebbe soltanto l’uno per cento dei procedimenti in corso – cozzano con quelle del Consiglio superiore della magistratura e dell’Anm. Il Csm, in particolare, ha calcolato un’ecatombe pari al 35 per cento dei processi penali in corso. Alfano oggi ha contrattaccato: “Chiedo che anche gli altri spieghino su quali basi scientifiche hanno elaborato le loro motivazioni”.

Il capogruppo alla Camera del Pdl Fabrizio Cicchitto ha aperto cautamente alla proposta di Fini – condivisa dal Pd – di iniziare a ragionare di riforme a partire dalla bozza Violante: “Essa è interamente condivisibile per ciò che riguarda la riduzione del numero dei parlamentari, richiede qualche approfondimento tecnico-politico per ciò che riguarda il superamento del bicameralismo, vale come titolo ma va innovata per ciò che riguarda i cosiddetti poteri del premier, vista l’impostazione presidenzialista sostenuta dal PdL. Essa va anche accompagnata da una organica riforma dei regolamenti parlamentari”. Ma, per il Pdl, tutto è subordinato al processo breve. Riforma della giustizia compresa, che Cicchitto vorrebbe con questi capitoli: Separazione delle carriere di giudici e pm, la modifica del modo di elezione del CSM, i rapporti fra PM e polizia giudiziaria. Dibattito a distanza, nel Pd, su un altro dei progetti che bolle nella pentola del centrodestra: il ripristino dell’immunità parlamentare “totale”. Nicola Latorre non lo considererebbe un tabù, il veltroniano Walter Verini è contrario.
Andrea Scarchilli

(Tratto da AprileOnline)

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