‘Giunta assoggettata, voto ostacolato’. Così la ‘ndrangheta mise ko Brescello

Il Corriere della Sera, Mercoledì 11 maggio 2016 

CRIMINALITÀ ORGANIZZATA IN EMILIA 
Giunta assoggettata, voto ostacolato’. Così la ‘ndrangheta mise ko Brescello
Pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la relazione del Viminale sullo scioglimento del comune nel Reggiano: venti pagine ( e moltissimi omissis riguardanti indagini ancora in corso) che «fotografano» un’amministrazione completamente asservita ai clan. La corsa podistica finanziata da una ditta con l’interdizione antimafia

di Alessandro Fulloni

A guardarla più da vicino, e leggendola sugli atti ufficiali, questa è una storia che non c’entra niente con il «comincio» di uno dei tanti libri di Giovannino Guareschi: «C’era una volta un paesino chiamato Brescello…». No, qui entrano in ballo la ‘ndrangheta e una cosca, quella dei Grande Aracri, che spadroneggia in certe pianure a cavallo del Po. Non mancano altre parole: minacce, violenza, paura. Sullo sfondo c’è anche ciò che non viene mai pronunciato: omertà. Il borgo nel Reggiano che fu set dei film di don Camillo e Peppone il 16 aprile è stato sciolto dal Consiglio dei ministri, su richiesta del Viminale. Martedì la Gazzetta Ufficiale ha pubblicato il decreto, firmato dal ministro Alfano, del «tutti a casa»: allegato c’è un testo pesantissimo (redatto dal prefetto di Reggio Raffaelle Ruberto), circa 40 pagine zeppe di omissis – ci sono indagini ancora in corso – che delineano un quadro sconcertante. Lavori pubblici e commesse affidati a ditte vicine ai clan. Assunzioni di soggetti vicini alla ‘ndrangheta. Il tutto di fronte a una giunta «inerte» nel migliore dei casi: ma poi «acquiescente». E infine «assoggettata». Eloquente quel che due anni fa disse il sindaco Marcello Coffrini, a capo di una lista civica al cui interno c’era anche il Pd, su Francesco Grande Aracri, condannato per ‘ndrangheta nel 2008, residente nel paese e soprattutto fratello di Nicolino, dagli inquirenti considerato il boss della cosca di Cutro che controlla la Bassa tra Emilia e Lombardia: «È gentilissimo, educato… hanno un’azienda, mi fa piacere che siano riusciti a ripartire». Parole che, dopo l’inevitabile putiferio provocato, diedero il via all’ispezione antimafia del Viminale. Prima però ci fu una specie di sollevazione cittadina contro le accuse di contiguità alle cosche che cominciavano a comparire sui giornali.

Il sostegno al sindaco e la firme dei clan

La relazione ricostruisce così quella manifestazione in sostegno di Coffrini: vi parteciparono «anche esponenti della locale cosca, che hanno attivamente assicurato il proprio sostegno all’amministratore». Ci fu pure «una raccolta di firme, molte delle quali appartenenti a soggetti vicini o contigui alla consorteria». 

Nel dossier si racconta anche della sponsorizzazione di una gara podistica assai celebre nella Bassa, la «Camminata Peppone e don Camillo». Edizione del 22 agosto 2015. Corsa competitiva di 9 chilometri. A organizzarla è la Pro Loco, con il patrocinio del comune. Tra chi sostiene gli oneri dell’organizzazione – scrivono gli «007» dell’Interno – compare anche, nella lunga fila di sponsor e ringraziamenti, una ditta raggiunta da un’interdittiva antimafia. Non potrebbe lavorare. Ma da queste parti ottiene invece diverse commesse, grazie anche alla vicinanza di un consigliere comunale che ne magnifica «generosità» e «disponibilità» per aver sponsorizzato – in base «un’iniziativa del tutto personale e privata», sistemando piantine sempreverdi – la rotonda che sta all’imbocco di Brescello, «il biglietto da visita offerto ai turisti che vengono a vedere i posti dei film».

«Mondo Piccolo» e ‘ndrangheta

In questo scenario assai lontano dal «Mondo Piccolo» descritto nella serie cinematografica diretta da Luigi Comencini – le sfide in bici tra il parroco e il sindaco, i carrarmati dei partigiani nascosti nei fienili, Lenin e le chiacchierate con il Crocifisso – ora è «palese la presenza sul territorio comunale di una cosca della ‘ndrangheta interessata a infiltrarsi nel tessuto economico-sociale anche attraverso l’opera di imprenditori collusi che hanno favorito il riciclaggio di denaro proveniente da attività criminali». Il dossier snocciola qualche cifra: Brescello ha 5.500 abitanti, 1.700 originari della Calabria. Poi i fatti. Minacce a chi denuncia la presenza dei clan. Il libero voto «ostacolato» se non «impedito». «Non si sa con precisione a cosa sia dovuto» ma qui c’è un «clima complessivamente non scevro da strisciante timore e in certi casi addirittura di chiusura e sospetto, in stridente contrasto con il carattere generalmente aperto e dialogante dei reggiani».

L’avvocato Ermes Coffrini

Il paese di don Camillo è dunque crollato così, asservendosi lentamente al clan dei Grande Aracri, incuneatosi qui, sulle sponde del Po, da anni. Dapprima lentamente, con «comportamenti solo apparentemente innocui, allo scopo di evitare reazioni di allarme sociale che si sarebbero potute prefigurare in presenza di episodi violenti». Poi in maniera sempre più sfacciata. Varianti urbanistiche a rischio di infiltrazioni, assegnazioni di immobili demaniali senza graduatoria e incarichi in comune a gente vicina alla cosca di Cutro. Sotto tiro non c’è solo Coffrini, ma anche suo padre, Ermes, avvocato come il figlio e sindaco del borgo per molti anni, quando ancora c’era il Pci. La relazione racconta che Coffrini senior, «nel periodo in cui era a capo dell’amministrazione, affidò i lavori di ristrutturazione della propria abitazione a Grande Aracri». Stesso comportamento contestato peraltro a Coffrini junior, stavolta nelle vesti di assessore all’urbanistica quando il primo cittadino era proprio papà: siamo tra il 2012 e il 2014. E Grande Aracri ristruttura anche casa sua chiamando al lavoro una ditta che tra l’altro era stata «interdetta». Per gli 007 del Viminale è un «esempio di incapacità degli amministratori comunali di segnare il distacco» da un «contesto ambientale» viziato dalla presenza delle cosche. Anche perché «non è concepibile che un avvocato, assessore all’Urbanistica di un comune di appena 5.500 abitanti, non sia al corrente delle contiguità di una ditta locale».

«Non intendo dire nulla»

Ma che ambiente incontreranno a Brescello i viceprefetti Michele Formiglio, Antonio Oriolo e la dirigente Luciana Lucianò chiamati ad amministrare per 18 mesi il municipio, sino a che non ci saranno nuove elezioni? «Ancora oggi, e questo è il dato preoccupante – sono le parole sulla Gazzetta Ufficiale – anche i dipendenti comunali che hanno interagito con la commissione o i tecnici interpellati ai quali è stato chiesto se in comune aleggiasse la percezione di un potenziale pericolo, rappresentato dalla mafia o dalla presenza di soggetti incriminati per associazione a delinquere, hanno tutti in linea di massima affermato di non aver avvertito l’esigenza di cautelarsi». E ancora. «Emblematico l’atteggiamento del personale, apparso ancorato a quella che sembra essere una posizione di inconsapevolezza, in taluni casi mista a timore, verso l’argomento criminalità organizzata». Ascoltato dagli 007, un impiegato ha tagliato corto: «No comment. Non intendo essere implicato in queste cose. Non intendo dire nulla».


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