Giudice De Cataldo: “Mafie a Roma? Non c’è da stupirsi”. Dagli atti e dalle dichiarazioni sono almeno 20 anni che risulta provato il radicamento delle mafie nella Capitale. Come definire, quindi, quanti si ostinano a negare ancora la presenza delle mafie? Collusi con i mafiosi?

Lo sceneggiatore è intervenuto ieri sera in occasione della festa di Sel alla Garbatella, nell’XI municipio: “I 28 omicidi che hanno insaguinato la Capitale non sono un record, due anni fa furono 40. Quello che ha colpito di questi omicidi è la qualità. I problemi di sicurezza c’erano prima e ci saranno anche domani: la sicurezza assoluta non esiste in un agglomerato formato da 4milioni di persone”

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“Quello che ha colpito di questi omicidi è la qualità. I problemi di sicurezza c’erano prima e ci saranno anche domani: la sicurezza assoluta non esiste in un agglomerato formato da 4 milioni di persone”. A tornare a parlare dei 28 omicidi che hanno insanguinato la Capitale dall’inizio dell’anno ad oggi è il giudice, scrittore e sceneggiatore, Giancarlo De Cataldo. Il romanziere è intervenuto, ieri sera in un dibattito pubblico, sul palco de ‘La Villetta’, in occasione della festa di Sel alla Garbatella, XI municipio, a cui ha preso parte anche il consigliere provinciale di Sel Gianluca Peciola.

Il tema della serata era chiaro: “Questione sociale e politica. Intervista su Roma”. Proprio sulla sicurezza De Cataldo ha aperto il suo intervento ricordando che  “questo per Roma non è un record per quanto riguarda gli omicidi, 2 anni fa ce ne furono 40”. Certo per il giudice autore di ‘Romanzo Criminale’, che vive a Roma dal 1973 “la sicurezza non deve mai essere o diventare un argomento di campagna elettorale ma un obbiettivo comune”.

De Cataldo negli ultimi tempi si è ritrovato al centro dell’attenzione dopo che il sindaco Gianni Alemanno, a seguito dell’omicidio di Edoardo Sforna freddato a Morena, aveva dichiarato: “Esiste una tendenza emulativa, una pericolosa mistificazione culturale che è stata fatta con serie televisive come ‘Romanzo criminale’ dove i protagonisti apparivano più come eroi negativi che come spregevoli i criminali”. E dal palco della Villetta il giudice ha risposto: “Quando si spara ci accorgiamo che la malavita esiste, ma sono almeno 20 anni che facciamo processi di mafia nel sud del Lazio: vogliamo pensare che non sia arrivata a Roma?”. Poi De Cataldo è entrato nel merito politico del dibattito ha sottolineato: “Non è certo un sindaco o una singola autorità a poter risolvere il problema della sicurezza che va affrontato sui terreni della cultura e della coesione sociale”.

Rispetto invece alle politiche messe in campo dall’amministrazione capitolina di centrodestra, De Cataldo ha aggiunto: “L’incupimento di Roma si vede. Si può criticare Veltroni ma la città era ‘accesa’, i romani erano meno incazzati. In questo momento il bastone del comando ce l’ha chi vuole una Roma ‘incupita’ ma la città accesa ancora non si è spenta”.

Federico Longo
(Tratto da Paese Sera)
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