Giovanni Falcone, c’è una nuova testimone: “Il mio ex era a Capaci per conto del Sisde. Nel fine settimana della strage sparì da casa”

Il Fatto Quotidiano

Giovanni Falcone, c’è una nuova testimone: “Il mio ex era a Capaci per conto del Sisde. Nel fine settimana della strage sparì da casa”

Come racconta Repubblica a parlare coi pm di Caltanissetta la fidanzata di Giovanni Peluso, l’ex poliziotto ed ex 007 indagato per la strage del 23 maggio del 1992, della moglie Francesca Morvillo e di tre uomini della scorta. Ad accusarlo è stato il pentito Riggio

di F. Q. | 22 OTTOBRE 2020

Tra i misteri della strage di Capaci spunta un nuovo superteste. Si tratta di una donna che ha raccontato cosa ha sentito dal suo ex fidanzato. “Nel 1997, passando dall’autostrada, mi fece vedere il punto esatto dell’esplosione mi spiegò che si era trovato lì perché aveva fatto dei rilievi per conto del Sisde, dopo la strage“, ha messo a verbale la donna, che è la fidanzata di Giovanni Peluso, l’ex poliziotto ed ex 007 indagato per la strage di Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo e di tre uomini della scorta. “Quel fine settimana me lo ricordo, sparì il venerdì e tornò illunedì pomeriggio a casa”, ha spiegato la donna, come riporta l’edizione locale di Repubblica. Il 23 maggio del 1992, giorno della strage di Capaci, era infatti un sabato.

Da pià di un anno e mezzo la procura di Caltanissetta indagata su Peluso con l’accusa di aver ricoperto il ruolo di “compartecipe ed esecutore materiale della strage di Capaci”. Un passato in servizio a Napoli e Roma, è finito sotto inchiesta dopo le dichiarazioni del pentito Pietro Riggio. “Un ex poliziotto mi ha confidato di aver partecipato alla fase esecutiva della strage Falcone – raccontò il collaboratore di giustizia – si sarebbe occupato del riempimento del canale di scolo dell’autostrada con l’esplosivo, operazione eseguita tramite l’utilizzo di skateboard”. Frasi smentite durante un confronto col pentito dallo stesso Peluso. Riggio collabora dal 2009, ma ha fatto il nome di Peluso solo molti anni dopo. “Fino ad oggi – ha spiegato – avevo avuto paura di mettere a verbale certi argomenti,temevo ritorsioni per me e per la mia famiglia. Ma, adesso, credo che sia venuto ilmomento di parlare”.

Adesso ad accusare Peluso arrivano le parole della sua ex compagna, messe a verbale davanti al procuratore aggiunto Gabriele Paci, e ai sostituti Pasquale Pacifico e Matteo Campagnaro. La donna parla anche di uno strano incontro avvenuto sull’autostrada Palermo- Catania, allo svincolo di Resuttano. “Mi fece accostare sul sedile posteriore entrò un amico di Giovanni, cheaveva lavorato nella polizia. Aveva un cicatrice sulla guancia, l’ho riconosciuto di recente in foto,anche se è di molto invecchiato rispetto ad allora”. Quella foto restituiva l’immagine di Giovanni Aiello, un altro ex poliziotto accusato di essere “faccia da mostro”, cioè il killer col tesserino dei servizi in tasca al servizio di Cosa nostra negli anni delle stragi. “Il mio ex lo chiamava Filippo, mi diceva che era soggetto legato ad ambienti mafiosi, in un’occasione mi disseche era protetto dalla famiglia mafiosa di Provenzano, mentre le altre famiglie lo volevano ammazzare,ma non mi ha mai spiegato il motivo”. Aiello è morto nel 2013 su una spiaggia della Calabria: su di lui indagavano diverse procure.

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