Gigliotti dopo la bufera Alibante: «A Nocera politica avvelenata da vent’anni e subordinata alla ‘ndrangheta»

Gigliotti dopo la bufera Alibante: «A Nocera politica avvelenata da vent’anni e subordinata alla ‘ndrangheta»

L’ex sindaco nel talk de L’altro Corriere Tv: «Non sono un eroina antimafia. In questi anni è mancata l’agibilità democratica»

Pubblicato il: 06/05/2021 – 13:32

LAMEZIA TERME «La voglia di concorrere alla ricostruzione di una società civile c’è anche perché in questo momento la comunità di Nocera Terinese è allo sbando, è offesa, è stata tradita. Politicamente ha bisogno di un lungo periodo di decantazione ma, soprattutto, ha bisogno di una politica che abbia la grande capacità di arrivare, per una volta, prima della magistratura». Fernanda Gigliotti, avvocato ed ex sindaco di Nocera Terinese, ospite dell’ultima puntata di “20.20”, il talk de L’altro Corriere Tv, è un fiume in piena e, parlando con i conduttori Danilo Monteleone e Ugo Floro, ha tracciato lucidamente quello è il percorso da seguire dopo il violento scossone della Dda di Catanzaro. L’operazione “Alibante”, infatti, ha visto l’arresto fra gli altri del vicesindaco di Nocera, Francesco Cardamone, oltre a far emergere delle situazioni di sostanziale cointeressenza tra politica e criminalità organizzata. Una situazione allarmante ma che l’ex sindaco, Fernanda Gigliotti, ha sostanzialmente denunciato per anni, portando avanti una vera e propria battaglia fatta di denunce, ritorsioni, vittorie e sconfitte. «Non sono sorpresa da questa indagine, – dice proprio la Gigliotti – certo, ognuno si difenderà come potrà e come meglio vorrà mentre su alcuni nomi sono molto sorpresa. Per altre cose assolutamente no, per me è un film già visto». 

Fernanda Gigliotti «non condizionabile»

Nell’ordinanza, il gip Marco Ferrante la qualifica come un «soggetto non condizionabile» dalla criminalità organizzata e, in secondo luogo, evidenzia la ferma avversione e ostilità del boss, Carmelo Bagalà, nei suoi confronti. Elementi che restituiscono l’idea dell’operazione della Dda di Catanzaro e la figura dell’avvocato Fernanda Gigliotti: «Non basta scegliere, bisogna anche praticare la scelta giusta. Non voglio apparire come l’eroe, non sono un ex sindaco antimafia. Ho svolto il mio ruolo da persona libera e non ho fatto la guerra alla mafia, ma solo il bene per il mio paese. Se in questo cammino qualcuno, che sia la mafia o la malapolitica, l’ho incrociato è chiaro che ho detto “no” a tanti, troppi, e mi è costata la fine anticipata della mia consiliatura». «Questo boss in una intercettazione telefonica – precisa la Gigliotti – ad un funzionario comunale non perde occasione di ricordargli che gli farà fare la stessa fine che ha fatto fare a me. Poi Pandolfo (altro ex sindaco ndr), all’epoca, è andato a casa da solo». 

«Una posizione intransigente che mi è costata molto»

«C’è stata la mia evidente posizione intransigente che mi è costata parecchio, anche in occasione delle tornate elettorali del 2018 e del 2019 quando il mio gruppo, anche testardamente, ha voluto esserci per forza proprio per quella voglia di marcare il territorio e segnare una certa appartenenza e dire “noi ci siamo”Eppure in questi anni l’agibilità democratica non c’è stata a Nocera. Ma ripeto, alcune cose erano note, quasi “normali” ma leggendo le carte, non avevo capito fino a che punto fosse arrivato il grado di penetrazione della ‘ndrangheta nella vita politica di Nocera, ben al di là delle mie denunce e aspettative».

Una comunità “stordita”

Elementi emersi dall’inchiesta “Alibante” che hanno anche un po’ stordito le comunità di Falerna e Nocera. «Ho fatto battaglie politiche, ho subito condizionamenti e “visite” – racconta a “20.20” Fernanda Gigliotti – ma non immaginavo che dietro ci fosse tutto questo che ho letto. Quando i carabinieri mi hanno ascoltato nel 2018,  io ho dovuto solo confermare il quadro che loro avevano già intuito, rispondendo solo “sì” o “no” alle loro precise e mirate domande. In una comunità così piccola come la nostra è impossibile non sapere. Leggendo le carte dell’inchiesta però, mi sono sentita e mi sento quasi come un pugile, frastornataLa politica non ha saputo evidentemente dire di “no”, pur di restare sulla cresta dell’onda, facendo un patto col diavolo». «Ognuno – continua la Gigliotti – spiegherà e si difenderà ma leggere che tanti giovani, prima di candidarsi nelle liste di Pandolfo o quella di Albi, si siano rivolti prima al boss, significa perdere la speranza in un momento disperato. Qualcuno potrebbe dire che la magistratura è arrivata tardi. Forse è così ma in una democrazia è la politica che dovrebbe arrivare prima». 

Mancanza di moralità pubblica

Ma, al di là dell’inchiesta, quello che è emerge è un quadro di grave carenza di principi e moralità pubblica, dove relazioni, rapporti e colpi bassi, pongono grandi interrogativi, oltre alle responsabilità giuridiche. «Se c’è una cosa che la politica ha imparato dalle associazioni criminali è il metodo – spiega Fernanda Gigliotti – a prescindere dal loro coinvolgimento. I nostri partiti hanno mutuato il comportamento mafioso. Io ne ho subite di cotte e di crude, anche perché ormai “l’eliminazione” dell’avversario politico di turno non avviene più “fisicamente”, si punta invece a delegittimarlo, creando blog fasulli e scrivendo le peggio cose. Fui definita, nel corso di una manifestazione pubblica trasmessa anche in streaming, mafiosa, mio marito fu indicato come massone e speculatore edilizioC’è una persona che ha reso la democrazia impossibile, che faccia o meno parte di un clan. Ha avvelenato il clima politico di Nocera nel corso degli ultimi vent’anni».

«Il controllo dei voti esiste»

In passato l’ex sindaco di Nocera, Fernanda Gigliotti, ha perso anche le elezioni per un soffio, per poche decine di voti. Ma, evidentemente, per quanto possa essere controllato, il voto dei cittadini si può indirizzare fino a un certo punto e in queste sfumature si può forse cogliere qualche segnale di speranza. Cittadini ed elettori confortati anche dall’azione dei giudici che, con le loro inchieste, liberano campi e spazi loro stessi possono “colmare”. «Sappiamo bene – ha spiegato a “20.20” Fernanda Gigliotti – che nel corso delle elezioni il “pacchetto” di voti e il controllo del voto stesso esiste. A Nocera, per esempio, abbiamo due noti residence turistici che, se messi insieme, rappresentano il triplo della popolazione residente e chi li gestisce, chi li riempie con residenze solo fiscali, gestisce il voto a Nocera. E se qualcuno, dunque, vuole fare il “libero battitore” lo può anche fare, ma deve comunque sapere che il controllo del voto è capillare. Perdere o vincere per 50 voti significa andare comunque in minoranza in un paese in cui t’hanno votato solo perché gliel’ha chiesto il capo clan e perché molti altri non ti hanno votato. Alla fine di questa indagine emerge quel cono d’ombra che finora ha interessato questo territorio per almeno trent’anni». 

Nessun segnale dalla maggioranza ma la minoranza si dimette

L’attualità, a quattro giorni dall’inchiesta della Dda, parla di un’amministrazione comunale, quella di Nocera, che solo questa mattina sta dando i primi segnali con la lettera del presidente del Consiglio comunale, Armando Motta, e le dimissioni dei quattro consiglieri di minoranza de “Il Paese che vogliamo”, Fernanda Gigliotti, Gianluca Filandrio, Vittorio Matteo Macchione e Saverio Russo, attraverso una breve nota: «La colpevole e sconsiderata mancata assunzione di responsabilità del sindaco Albi, che ancora oggi non ha preso alcuna posizione in merito alla gravità del quadro probatorio circa le infiltrazioni mafiose nel nostro Comune, ci impongono un atto di forte responsabilità dimettendoci irrevocabilmente da consiglieri comunali di minoranza del Comune di Nocera Terinese. Lo scioglimento per mafia sarà inevitabile, ma non sarà nel nostro nome». 

Rischio scioglimento per mafia

Il rischio, concreto, è che il quadro probatorio possa portare anche alla richiesta di accesso agli atti, visto il coinvolgimento del vicesindaco Cardamone, e lo scioglimento per infiltrazioni mafiose. «Io – spiega l’avvocato Gigliotti – credo che la legge sugli scioglimenti vada rivista. È complicato accettare una sospensione se, alla fine, ci ritroviamo punto e a capo. Qui abbiamo un vicesindaco che è anche un rappresentante dei carabinieri al quale sono state rivolte delle accuse molto gravi. Io mi chiedo, a cosa serve revocare la delega o eventuali ruoli in un’amministrazione ad un soggetto che – al netto del dovuto garantismo – è coinvolto in accuse gravissime. A cosa serve rimuoverlo se poi vai avanti gestendo un Ente grazie a quei voti che quella persona ti ha portato?». Significativo per la Gigliotti l’esempio del sindaco di Foggia che, nelle scorse ore, si è dimesso, «vuol dire avere dignità e dare un minimo senso di moralità ad una istituzione e all’agire pubblico. In questa circostanza ha fatto più bella figura l’ormai ex direttore di LaC, Pasquale Motta, che s’è dimesso rispetto al sindaco Albi». «Allo stato attuale – spiega la Gigliotti che è anche un consigliere di minoranza – dal Comune e dalla maggioranza non arriva nessun segnale mentre mi sarei aspettata quanto meno una risposta, un intervento, un comunicato stampa, una convocazione, un Consiglio straordinario mentre sembra che non sia accaduto nulla. Forse qualcuno pensa che tra qualche giorno sia tutto finito si potrà ricominciare. Non si ha la consapevolezza della gravità della cosa, della vastità dell’indagine e della figuraccia di questa politica che non è partner della ‘ndrangheta, non sono soci, ma subordinati, dipendenti». 

«Guai a fermarsi proprio ora»

Da queste macerie, la domanda è lecita, su può ricostruire in fretta o la strada è lunghissima? «Guardate – conclude Fernanda Gigliotti – Nocera come Falerna è stata per troppo tempo una “zona franca” ed effettivamente la politica e le istituzioni del territorio si erano fortemente accordate con la criminalità. Oggi guai a fermarsi, dobbiamo cercare intanto di non fare l’errore che fanno gli altri ovvero sparare nel mucchio perché tutti hanno diritto a difendersi ma cinque mila pagine di intercettazioni e di ordinanza che mostrano quanto il Comune fosse guidato dalla criminalità così come è acclarato, a prescindere dal rilievo penale, che gli deus ex machina a guidare l’Ente siano sempre stati le stesse persone, legate per ragioni di interesse economico politico e anche altro, tenendo sotto controllo il territorio per interessi. C’è però una maggioranza del paese, quelli che hanno votato altri sindaci, credendo realmente in un progetto politico e non perché chiamati da tizio e caio a votare un determinato soggetto, sono proprio loro che dovranno fare la differenza per il futuro di Nocera».

Fonte:https://www.corrieredellacalabria.it/2021/05/06/gigliotti-dopo-la-bufera-alibante-a-nocera-politica-avvelenata-da-ventanni-e-subordinata-alla-ndrangheta/

 

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