Già negli anni ’90 Carmine Schiavone ci illustrava un quadro allarmante in provincia di Latina e nel Lazio. Ma non si è fatto niente per contrastarla ed oggi quella situazione è drammatica.

Una cinquantina di “soldati”, sparsi tra il sud -una ventina – ed il nord- una trentina – della provincia di Latina e pagati a 3 milioni al mese dal gruppo di Schiavone.

A dichiararlo è stato il collaboratore di giustizia Carmine Schiavone, cassiere del clan e cugino di Sandokan durante un interrogatorio cui è stato sottoposto a Latina il 13 marzo del 1996.

50 uomini pronti a tutto, probabilmente non tutti identificati e, quindi, non catturati, che potrebbero ancora circolare per la provincia di Latina, dove potrebbero essersi, peraltro, resi autori di ulteriori gravissimi reati.

Potrebbero, al condizionale, perché sono tanti gli omicidi rimasti ad oggi senza che ne siano stati individuati autori e mandanti.

Stiamo parlando solamente dell’ala Schiavone e non delle altre della camorra, senza, peraltro, minimamente far cenno a ‘ndrangheta (della quale comunque ne parla Carmine Schiavone a proposito di Fondi), cosa nostra, mafie straniere e così via.

E, inoltre, parliamo unicamente dell’ala militare, senza considerare l’area delle probabili contiguità politiche, economiche ecc. , che poi tanto probabili non sono considerato quanto è stato già accertato con le inchieste “Formia Connection” e “Damasco”, conclusesi come tutti sanno.

Uno spaccato della storia criminale pontina disegnato dal collaboratore di giustizia circa 20 anni e che sicuramente oggi è modificato.

In peggio, ovviamente!!!

Carmine Schiavone fa riferimento a fatti avvenuti ed a soggetti residenti a Cassino, Formia, Fondi, Latina, Borgo Montello, tutti elementi, quelli da lui forniti, che, se incrociati con quanto evidenziato in altri rapporti, informative e quant’altro del genere, ci danno un quadro abbastanza chiaro dei prodromi di una situazione che si è andata via via aggravando nei decenni.

Sono pochi evidentemente gli esponenti politici pontini e laziali che si sono curati di leggersi le carte per avere contezza della gravità della situazione e dell’inadeguatezza della macchina politica, amministrativa, istituzionale messa in piedi per fronteggiarla con qualche possibilità, pur minima, di rimuoverla.

Per pigrizia intellettuale, per incapacità, per viltà, per insensibilità ai problemi veri del territorio o per quale altro motivo?

Ne scontiamo le conseguenze tutti i giorni.

Le scontano i commercianti che si vedono levare i loro esercizi; gli imprenditori agricoli che, strozzati, si vedono levare alle aste giudiziarie le loro aziende; gli imprenditori edili che non riescono più a mettere un mattone dopo l’invasione di ditte e dittarelle di Casal di Principe e di altri territori storicamente dominati dalla camorra: gli operai che si vedono sostituiti da eserciti di cottimisti che vengono da lontano e così via.

A fronte di tutto ciò ancora ci vediamo costretti a perdere tempo a battibeccare con sepolcri imbiancati e criminali in giacca e cravatta che negano l’evidenza, mentre le istituzioni, quelle che dovrebbero muoversi più di tutti, sono lente (“garantiste” si autodefiniscono! ), indifferenti, inadeguate.

Fatta qualche eccezione, ovviamente.

Per non parlare della maggioranza della gente, una maggioranza di zombi.

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