“Ghe pensi mi”: per la manovra accontentati solo gli industriali

Il lungo incontro di Arcore con il ministro dell’Economia Giulio Tremonti doveva servire a fare il punto sulle misure messe a punto a via XX settembre, ed in particolare sulle rimostranze di regioni e imprese. Confindustria è stata accontentata, come dimostra l’entusiastica reazione di Emma Marcegaglia, mentre le richieste degli enti locali non sembrano aver trovato ascolto

“Ghe pensi mi” aveva detto Silvio Berlusconi, promettendo che avrebbe disinnescato una dopo l’altra le mine sul cammino della maggioranza. E la prima grana a cui il “premier-artificiere” ha dedicato attenzione è stata quella di Aldo Brancher. Il faccia a faccia con il neo-ministro del Decentramento ha sortito il suo effetto e l’ufficiale di collegamento con la Lega ha fatto il passo indietro auspicato da molti nel centrodestra, finiani compresi. Una concessione, si sottolinea però in ambienti vicini al premier, fatta guardando al Quirinale, non certo a Gianfranco Fini.L’altro nodo su cui Berlusconi ha messo la testa è stata la manovra. Il lungo incontro di Arcore con il ministro dell’Economia Giulio Tremonti doveva servire a fare il punto sulle misure messe a punto a via XX settembre, ed in particolare sulle rimostranze di regioni e imprese. Confindustria è stata accontentata, come dimostra l’entusiastica reazione di Emma Marcegaglia, mentre le richieste degli enti locali non sembrano aver trovato ascolto. Anzi, dal comunicato emerge un asse Berlusconi-Tremonti che contrasta con le tensioni trapelate in questi giorni.

La decisione di porre la fiducia, la conferma dei saldi della manovra e quel passaggio del comunicato contro gli “interessi particolari” sembrano confermare infatti che la linea intransigente imposta da via XX settembre alla fine abbia prevalso. Con buona pace dei governatori, anche di centrodestra, che confidavano nel Cavaliere per ridurre i sacrifici imposti da Tremonti. Ma anche dei ‘finiani’ che speravano di correggere le misure in Parlamento.

Dimissionato Brancher e blindata la manovra, Berlusconi dovrà ora impegnarsi sull’altro nodo stretto intorno alla gola della maggioranza: le intercettazioni. Sembra che la difficile mediazione di Gianni Letta – tesa a ‘scavalcare’ Fini nel dialogo con il Quirinale – stia dando i suoi frutti. O almeno così assicurano nel centrodestra. L’addio del ministro del Decentramento, sottolinea non a caso Fabrizio Cicchitto, “favorisce l’impegno sulle più serie questioni che stanno sul tappeto” compreso il ddl intercettazioni che tuttavia deve “superare le criticità alle quali ha accennato qualche giorno fa il Presidente della Repubblica”.
Un’apertura, ci tengono però a precisare nel Pdl, anche in questo caso non dettata dalle richieste dell’ex leader di An, ma semmai dalla volontà di rispondere all’appello del Quirinale affinché si trovi un compromesso “più accettabile”. Insomma, il premier vuol dimostrare di avere la situazione in mano, di essere in grado di mettere ordine nel caos della maggioranza, senza concedere nulla a Fini.

Finora, però, le sue mosse (manovra a parte) vengono accolte come una vittoria da parte dei ‘finiani’. Basta leggere le dichiarazioni di Italo Bocchino: “Il primo atto del ‘ghe pensi mi’ berlusconiano (le dimissioni di Brancher, ndr) va incontro alle nostre richieste e siamo fiduciosi che lo stesso accadrà su intercettazioni e vita interna del Pdl”. Di certo le modifiche al ddl sugli “ascolti” – se ci saranno – troveranno favorevoli gli uomini del presidente della Camera che più di una volta ha chiesto di cambiare il testo.
Nel Pdl, tuttavia, c’è chi preannuncia battaglia. “Le occasioni per la resa dei conti non mancheranno certo”, assicura un fedelissimo del Cavaliere. E c’è chi, sostenendo di avergli parlato, va oltre: “Vedrete, Berlusconi farà fuori Fini, non solo dal partito ma anche dalla presidenza della Camera”. Minacce che non impensieriscono minimamente Fini che nel lungo week end ad Ansedonia ha rafforzato la convinzione di non muoversi dal Pdl e di evitare le possibili trappole per farsi cacciare. Canali di trattativa non risultano. Né sembra al momento praticabile la via di una federazione tra Pdl berlusconiano ed un nuovo partito finiano, proprio perché dal Pdl che ha contribuito a creare Fini non intende uscire. Semmai, è la suggestione che circola nel Palazzo, potrebbe essere il Cavaliere a rompere a sorpresa dando vita ad un nuovo partito: Forza Silvio, epilogo di Forza Italia.
Anche di questo si parlerà nel vertice convocato da Berlusconi mercoledì. Anche se la presenza di Angelino Alfano, Niccolò Ghedini e Gianni Letta (oltre a quella di coordinatori e capigruppo) sembra indicare che al centro del tavolo ci sarà il ddl.

(Tratto da Aprile online)

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