Genealogia del network mafioso nigeriano in Italia. Ai membri, quando arrivano, sequestrano il passaporto (F.B.)

Di redazione -27/08/2023

La mafia nigeriana è molto presente in Italia e sta diventando sempre più potente e pericolosa. Ha stabilito sodalizi di interesse con tutte le organizzazioni mafiose italiane: Ndrangheta, Camorra, Mafia siciliana, mafie pugliesi, diventando di fatto la mano d’opera delle nostre mafie nello spaccio, racket della prostituzione, intimidazione ai commercianti, esecuzioni extra-giudiziarie.

La mafia nigeriana riesce a reclutare mano d’opera grazie alla incapacità dei governi di di sinistra e di destra a gestire il controllo del territorio e i flussi migratori. Una incapacità che crea grosse sacche di emarginati concentrati in quartieri che progressivamente si trasformano in ghetti e in terra di nessuno dove regnano sovrane le bande criminali aumentando il conflitto con la popolazione italiana e il relativo razzismo.

I media italiani sono pieni di notizie di aggressioni compiute da nigeriani. Spesso si trattano di casi di criminalità comune che potrebbero essere compiuti da persone di qualunque nazionalità compresi i nostri connazionali. Queste notizie servono soprattutto per creare razzismo e paura al fine di continuare a mantenere l’immigrazione illegale che rappresenta per le Mafie e l’Imprenditoria italiana una vera miniera d’oro.

Tuttavia rari sono gli approfondimenti sulla mafia nigeriana. L’opinione pubblica sa che esiste ma viene tenuta nella più totale ignoranza. Nel Paese dove abbondano i sedicenti esperti (pandemie, guerre, cambiamento climatico, e via dicendo) vi è una gravissima lacuna nel comprendere realmente il fenomeno criminale che proviene dalla Nigeria. In questa epoca di falso moralismo borghese dettato dal “political correct”, molti analisti e giornalisti temono di essere accusati di razzismo nell’affrontare nel suo insieme la problematica di ordine pubblico rappresentata dalla mafia nigeriana. Al contrario una seria e pacata analisi del fenomeno contribuirebbe ad aiutare le vittime nigeriane e italiane di questa mafia, e spingere le autorità a combatterla più efficacemente.

Uno dei rari esperti della mafia nieriana in Italia e in Europa è il criminologo Vincenzo Musacchio che ha il dono di spiegarci il fenomeno in modo obiettivo senza insozzare il discorso con facile razzismo populista. E’ stato proprio Musacchio nel dicembre 2022 in una intervista a RaiNews a spiegarci che non esiste una sola Mafia Nigeriana.

Esistono TANTE mafie nigeriane, ragruppati in distinti gruppi: “Black Axe” (Ascia Nera), “Vikings”, “Suprema Confraternita dell’Occhio” e “Maphite – Maximum, Academic, Performance, Highly, Intellectuals, Train, Executioner”. Sono gruppi dotati di vere e proprie strutture gerarchizzate, con i capi e via a scendere, fino ai soldati semplici. “Questi gruppi hanno regole molto rigide, fondate sul vincolo associativo, sull’omertà, sul timore infusoo negli adepti anche mediante riti tribali antichi” ci spiega Vincenzo Musacchio.

Quello che sfugge a Musacchio è il ruolo che giocano questi riti tribali ancestrali che sono strettamente legati a delle confraternite studentesche in Nigeria dove nacquero tutti i gruppi mafiosi nigeriani presenti ora in Italia ed Europa. Comprendere le origini di questi gruppi è fondamentale per portare avanti una lotta efficace per sconfiggerli. Una lotta che non si deve concentrare esclusivamente sul controllo del territorio, indagini e intervento di polizia e magistratura, ma (soprattutto) nel spezzare l’influenza tribale, associativa e mistica che queste mafie esercitano sulla comunità immigrata nigeriana, spesso prima vittima di queste organizzazioni.

Le complesse origini delle mafie nigeriane ci vengono spiegate da Akínwándé Olúwọlé Babátúndé Ṣóyínká, (89 anni), conosciuto con il suo nome d’arte “Wole Soyinka”, scrittore, drammaturgo e poeta nigeriano, vincitore del Premio Nobel della Letteratura nel 1986 e del Premio Europeo per il Teatro nel 2017. Soyinka fu uno dei co-fondatori delle associazioni studentesche nigeriane che successivamente degenerarono dando vita alle mafie nigeriane.

Tutto ebbe inizio nel 1952, all’Università di Ibadan, a nord di Lagos, la capitale economica della Nigeria, quando sorsero delle confraternite studentesche che promuovevano la cultura africana, il panafricanismo e le idee anti-coloniali. Wole Soyinka fu uno dei fondatori della confraternita (ora organizzazione mafiosa) tra le più note e potenti della Nigeria: i “Pyrates” che in Europa detiene il monopolio della criminalità nigeriana in Francia, sopratutto a Marsiglia. Ben inteso che Wole Soyinka abbandonò la confraternita quando capì la sua trasformazione in “società segreta barbara e diabolica”, votata al crimine.

Pyrates e le altre confraternite studentesche in ambito universitario (Eiye, i Buccaneers, i Vikings, i Klansmen) furono fondate per essere un luogo di incubazione di forze vitali in Nigeria per liberare il popolo dal giogo coloniale britannico, arruolando gli studenti universitari più dotati ed ingelligenti. Dopo l’indipendenza il modello di queste confraternite si diffonde in tutte le università del paese orientandosi verso le attività criminali e diventando esempio da emulare nei decenni successivi.

Nel 1977 a Benin City (Nigeria meridionale) nasce il Neo-Black Movement (NBM). Il suo simbolo è una sequenza di numeri: 7/7/77 la cui forma ricorda quella di un’ascia, dando successivamente vita all’organizzazione mafiosa Black Axe. Il NVM fu benedetto dal Oba (re) dello Stato del Benin: Akenwua II. L’anno successivo nacquero i Maphites, ispirati al libro di Mario Puzo, il Padrino. Negli anni Ottanta si formarono altre organizzazioni mafiose ma non riuscirono ad imporsi nel Paese (se non localmente) e tanto meno a livello internazionale.

Dopo l’indipendenza nel 1960, i vent’anni trascorsi con colpi di stato militari hanno oscurato la speranza di democrazia in Nigeria. Di conseguenza, la violenza si diffonde a tutta la società. L’instabilità politica è aggravata dal declino del sistema educativo e sociale. È su questo terreno, mescolando violenza, superstizione e povertà, che le sette, in prima linea nelle dispute e che offrono una parvenza di organizzazione sociale, vedono crescere prodigiosamente il loro numero. Alcuni dei loro membri diventano incontrollabili e queste confraternite studentesche si trasformano gradualmente in reti mafiose. Benin City fornisce oggi la maggior parte dei contingenti di questa piovra transnazionale alimentata da numerosi traffici – tratta di esseri umani, narcotraffico, sfruttamento della prostituzione” ci spiega Akínwándé Olúwọlé Babátúndé Ṣóyínká.

Queste mafie hanno potuto espandersi in Europa grazie ai migranti nigeriani. Qui occorre fare molta attenzione. La prima ondata di migrazione dalla Nigeria all’Europa non fu caratterizzata da elementi criminali. Era composta da brave persone in cerca di un futuro migliore. La maggior parte dei nigeriani è volonterosa, lavoratori infaticabili che non disprezzano lavori manuali e umili pur di iniziare una nuova vita e acquistare il tempo necessario per migliorare le proprie condizioni di migranti con lavori migliori e meglio pagati. Nella prima ondata migratoria (anni Novanta) la percentuale di donne era irrilevante. Erano i giovani uomini a migrare.

A causa della miopia di molti governi europei e di insensate politiche migratorie di che si fermavano all’accoglienza e all’assistenzialismo senza garantire l’integrazione sociale (ottenibile solo tramite un lavoro in regola), questi migranti in estrema difficoltà si rivolsero alle sette in Nigeria, chiedendo solidarietà e aiuti. Ovviamente queste sette risposero affermativamente attivando solidarietà e supporto finanziario in cambio di “servizi”. I primi immigrati nigeriani furono convinti a creare le basi per la penetrazione delle mafie nigeriane dell’Europa che, in ultima analisi è stata facilitata dalle stupide politiche migratorie e di integrazione sociale dei governi europei.

La richiesta di assistenza negli anni Novanta ha sviluppato una complessa rete mafiosa che ha iniziato a reclutare povere donne per immetterle sui mercati europei della prostituzione e a reclutare giovani disoccupati per usarli come mano d’opera per la criminalità in Europa. Negli anni Duemila le mafie nigeriane istallatesi nei paesi europei risolvono anche il problema di “concorrenza” con le organizzazioni criminali e le mafie europee, fonte di conflitti spesso mortali, allacciando rapporti di collaborazione subordinata.

Le mafie nigeriane operanti in Italia (e in altri paesi europei) importano la mano d’opera necessaria tra ragazze e ragazzi che sono consapevoli prima di partire del ruolo che assumeranno una volta arrivati a destinazione. Ruolo tuttavia preferibile alle condizioni di estrema povertà in Nigeria. Come forma cautelativa le mafie nigeriane attuano metodi di controllo (restituzione del debito contratto per venire in Europa, requisizione dei passaporti, controllo sociale, sudditanza religiosa e mistica, intimidazioni e violenze) al fine di assicurarsi la completa lealtà di questa manodopera.

Le mafie nigeriane non controllano tutto il flusso migratorio dal loro Paese. Molti migranti nigeriani non hanno contatti diretti con queste sette, né prestano servizi di manodopera criminale in Europa. Tuttavia le varie sette presenti in Italia e negli altri Paesi europei giocano un ruolo di assistenza rivolto a tutti i migranti nigeriani anche se non sono direttamente collegati con le loro attività, ricreando la solidarietà comunitaria. Assieme alla superstizione e alla paura di eventuali rappresaglie, questa assistenza, assicura una omertà diffusa che protegge l’operato delle mafie nigeriane.

I governi europei non hanno compreso la natura mistica, religiosa e sociale delle mafie nigeriane, trattando il problema solo sotto l’aspetto criminale. Questo ha portato a interpretazioni errate dei meccanismi che governano questo fenomeno e a decisioni sbagliate. In Francia per molto tempo prevaleva l’idea che le mafie nigeriane non esistessero e l’immigrazione clandestina dalla Nigeria fosse organizzata da reti jihadiste e narcotrafficanti. Solo recentemente governo e polizia francesi hanno compreso il ruolo delle mafie nigeriane e la potenza dell’aspetto religioso e delle superstizioni che hanno permesso ai mafiosi di insediarsi nella comunità nigeriana intrecciando complicate reti sociali.

Altri governi europei, come l’Italia, parlano di Mafia Nigeriana concependola come un’unica organizzazione piramidale diretta da Benin City. Al contrario Pyrates, Eiye, Buccaneers, Vikings, Klansmen, pur avendo il comune denominatore di origine: Benin City, operano per conto proprio e sono spesso in conflittualità tra loro. I periodici scontri alla machete che si verificano nelle periferie delle nostre città, non sono altro che scontri tra queste organizzazioni mafiose per il controllo del territorio. I culti, le superstizioni e le logiche comunitarie di queste organizzazioni sono variegati e non rispondono ad una strategia generale.

I casi di criminalità che coinvolgono i nigeriani sono stati ampiamente pubblicizzati e manipolati dall’estrema destra italiana, che dispiega un discorso intriso di “cliché colonialisti” sulle “tribù necessariamente arretrate” e sulla teoria razzista della “grande sostituzione”. Questa visione ha portato a due risultati devastanti per l’ordine pubblico del nostro Paese e per la sicurezza dei migranti nigeriani.

Da una parte la sinistra ha reagito con una estrema solidarietà verso i migranti che abilmente le mafie nigeriane hanno sfruttato a loro favore. Ultimamente, dinnanzi alla schifosa propaganda razzista della destra italiana, alcune componenti della sinistra stanno addirittura reagendo istericamente negando l’esistenza delle mafie nigeriane.

Dall’altra parte il clima di odio sociale e di razzismo creato dalla destra italiana ha rafforzato la lealtà e la sudditanza dei migranti nigeriani a queste organizzazioni criminali. I nostri fratelli nigeriani, brava gente onesta, si trovano tra l’incudine e il martello, tra la pressione delle mafie nigeriane e gli attacchi razzisti dall’altra.

I Balck Axes, I Pyrates, Eiye, Buccaneers, Vikings, Klansmen prosperano a Torino, Brescia, Genova, Bologna, Roma, Palermo Ventimiglia. Sono organizzazioni strutturate, dinamiche e transnazionali che dimostrano la loro capacità di creare join venture con Cosa Nostra, N’dangheta, Camorra, radicalizzandosi nel territorio.

L’unica soluzione per debellare questo fenomeno è emulare la lotta alle mafie nigeriane attuata tra il 2014 e il 2015 in Uganda. Da una parte esercito e polizia ugandesi attaccarono direttamente le mafie nigeriane che si stavano installando sul territorio operando numerosi arresti senza alcun timore di affrontare veri e propri scontri a fuoco dove vari mafiosi furono uccisi. Dall’altra il governo creò una rete di protezione sociale rivolta ai migranti nigeriani e concrete possibilità di integrazione sociale tramite lavori onesti e ben pagati, riuscendo a spezzare l’influenza tribale, associativa e mistica che queste mafie esercitavano sulla comuntà nigeriana immigrata in Uganda.

Fonte:https://www.farodiroma.it/genealogia-del-network-mafioso-nigeriano-in-italia-ai-membri-quando-arrivano-sequestrano-il-passaporto-f-b/