Gaeta: questione ex AVIR. Le continue contraddizioni del Sindaco

GAETA: QUESTIONE AVIR. SIAMO SCONCERTATI DA TALUNE DICHIARAZIONI FATTE DAL SINDACO CHE APPENA UN ANNO FA HA DEFINITO LA CITTA’ “LAVATRICE DI DENARO SPORCO DELLA CAMORRA” ED ORA “LA CITTA’ PIU’ PULITA DELLA PROVINCIA”.

Non compete a noi esprimere giudizi di natura meramente politica. Il nostro compito è altro. Ma, francamente, ci sentiamo ribollire il sangue nelle vene nel leggere talune cose che provano come alcuni amministratori pubblici cambino repentinamente modo di “leggere” il territorio a seconda delle circostanze.

Il Sindaco di Gaeta appena un anno fa definì la città del Golfo “lavatrice di denaro sporco della camorra” e tale è, anche secondo la Procura Nazionale Antimafia, che nella sua ultima Relazione, la colloca, insieme a Formia, Fondi e Terracina, fra quelle, nel sud pontino, più infiltrate dalla criminalità organizzata.

Non possiamo, per ovvie ragioni, esternare pubblicamente e nel dettaglio alcuni nostri “sospetti” su alcuni ulteriori investimenti che rafforzano quanto già rilevato dalla Direzione Nazionale Antimafia e che smentiscono in pieno quanto all’improvviso, con un’inversione di marcia davvero incomprensibile, sostiene ora il Sindaco di Gaeta. Lo faremo in altre sedi qualificate.

Inversione di marcia che, comunque, impone dei chiarimenti circa le cause che l’hanno determinata.

C’è, poi, nelle dichiarazioni del Sindaco, un altro passaggio che ha destato la nostra attenzione e che, per altro verso, suona come una palese contraddizione. Il Sindaco ha dichiarato testualmente: ”Io non faccio il poliziotto. Se avessi avuto sentore di qualcosa, però, mi sarei fermato, come già fatto in altre occasioni”.

Fermiamoci su queste ultime parole: ”come già fatto in altre occasioni”.
Ci sono state “altre occasioni” sospette, quindi. E come fa, poi, il Sindaco, smentendo se stesso, ad affermare che “Gaeta è la città più pulita della provincia “?.

Infine, ci inquietano i concetti che ha il Sindaco di Gaeta circa il ruolo di un amministratore pubblico di fronte alla presenza mafiosa.

“Io non faccio il poliziotto”, egli ha, infatti, dichiarato al cronista.

Un concetto, questo, pericoloso che rivela una cultura rinunciataria ed arretrata, anche sul piano dei diritti e doveri di una cittadinanza attiva, in un Paese in cui tutti siamo chiamati ad osservare le leggi ed a farle osservare. Da cittadini, non da sudditi.

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