Gaeta ed il sud pontino,la riviera dei boss.E la gente sta inerte a guardare

GAETA  ED IL SUD PONTINO  SONO MORTI SCHIACCIATI COME SONO DALL’INDIFFERENZA DELLA GENTE E DA CAMORRA E NDRANGHETA.

 

E’ come se volessi rianimare il morto.

Prospetti loro  i problemi del territorio – primo fra tutti quello della sicurezza che é propedeutico a tutti gli altri in quanto laddove non c’é legalità nessun imprenditore serio  verrà mai ad investirvi i capitali- e fanno finta di non capire.

Fai venire a spiegarglielo  i migliori magistrati antimafia,quelli che conducono le indagini  su quest’area e nemmeno questo serve a scuotere il torpore della cittadinanza gaetana.

Anni fa facemmo venire Lello Magi,il giudice  estensore della famosa sentenza Spartacus che ha portato all’ergastolo i capi dei Casalesi e vennero 5-6 cittadini di Gaeta .Di  questi uno parlò di permessi negati alle cooperative,un altro di politica.

Nessuno parlò di camorra e di invasione del proprio territorio.

E di avvenire negato per i propri figli e nipoti.

Uno squallore che ci fece arrossire di  vergogna.

Il 7 luglio scorso a Sperlonga,a 6-7 chilometri da Gaeta,abbiamo fatto venire il fior fiore dei magistrati delle DDA ,della Procura Nazionale Antimafia e della Suprema Corte di Cassazione a parlare di boss nel sud pontino e dei danni provocati all’economia della zona.

Un cinema strapieno,gente in piedi,altra gente venuta perfino dalla Calabria e di cittadini di Gaeta 1  solo (ripetiamo,uno).

Un  popolo che ha perso perfino la volontà e la capacità di indignarsi di fronte ad un’invasione che nessuno ha voluto contrastare ,nè cittadini,nè istituzioni e politica locali.

Invasione di capitali e di soggetti che hanno ridotto la città ed il territorio ad una sorta di periferia casalese.

Non a caso i Casalesi,quelli di Sandokan,Michele Zagaria,Iovine e Bidognetti li definiscono “provincia di Casale”.

Casale che significa Casal di Principe.

Una specie di buen retiro dove ci sono tutti,con i milioni già investiti ed ancora da investire,con un’economia ormai quasi tutta nelle loro mani e con i giovani locali che,pur in possesso di una  laurea,se non vogliono emigrare hanno come unica prospettiva quella di andare a fare i bagnini o i camerieri per un paio di mesi all’anno.

Magari in qualche ristorante in odor di camorra perché di proprietari indigeni ne sono rimasti ben pochi.

Si contano sulle dita di una mano e chissà per quanto tempo ancora essi potranno resistere in un’economia drogata e con un turismo scadente e disastrato.Quello buono é scappato via da tempo.

Così muoiono una città ed un territorio sotto il tallone della camorra ed a causa dell’indifferenza dei suoi abitanti!

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