Gaeta come Scampia:” La mafia non c’é”?.E? proprio “provincia di Casale”,come diceva il pentito Carmine Schiavone………………………….

    GAETA COME SCAMPIA : 

      “LA MAFIA NON C’E’  ” ?.

UNA COMUNITA’ ED UN TERRITORIO  ORMAI SENZA PIU’ SPERANZA

E’ proprio vero quello che diceva Carmine Schiavone: ” E’ provincia di Casale”,inteso come Casal di Principe,la terra di Sandokan e dei Casalesi.

Gaeta,nel sud del Lazio ed al confine con la Campania, é “provincia di Casale”,territorio di camorra che vuole ignorare  ,persino, di esserlo.

Non vuole nemmeno riconoscerlo rinunciando ad ogni eventuale sussulto di orgoglio e di dignità e rifugiandosi nel ricordo  dei suoi lontani trascorsi storici .

Come il moribondo che poco prima di spirare ti dice : “io da giovane ero………………”.

Tutto declinato al passato e niente affatto al presente e,soprattutto,al futuro.

L’agonia di un popolo e di una terra.

Non  vuole nemmeno riconoscere   che essere territorio di camorra significa arretratezza economica e culturale, fame,disperazione,come in ogni terra di mafia  e di degrado, laddove un industriale,un operatore  serio non andrà mai ad investire i suoi capitali.

Degrado su degrado.

La negazione di un avvenire ai danni dei giovani,degli stessi propri figli.

Gaeta ,in verità,al contrario della vicina Formia,non ha mai vantato un passato  di lotte sociali e politiche e non ha mai dimostrato nella sua storia una seria  volontà di diventare,sfruttando le  potenzialità del suo Porto  e la sua posizione geografica,lo scalo dei grandi traffici marittimi in direzione dei vari continenti.

Un processo lento,graduale,che ha origini lontane e che chi scrive,in altra veste,sede e ruolo,tantissimi anni fa,almeno 40,intuì come un “processo di meridionalizzazione” partorito  da menti perverse che già allora pensavano, probabilmente,  all’innalzamento della “linea della palma”  ,un processo  favorito da un tessuto culturale e sociale sempre meno compatibile con quello storico.

Chi scrive ricorda sempre la telefonata che tantissimi anni fa ricevette  da due industriali del nord che gli esposero il loro progetto di voler installare una seria attività economica nel perimetro del Consorzio Industriale del sud pontino e che,dopo averli fatti parlare con il Ministro dell’epoca- il quale  espresse un suo parere iniziale favorevole – non si fecero più sentire e vedere.

Incontrò per caso quei due imprenditori dopo alcuni mesi alla stazione Termini e venne quasi aggredito con una frase che gli aprì definitivamente gli occhi sulla situazione del sud pontino:”Lei voleva farci andare in una terra di camorra. Abbiamo preferito andare ad investire i nostri soldi guadagnati in decenni di lavoro onesto e di sacrifici  altrove”.

Fu,quel giorno, la fine di un sogno e di…………250-300 posti di lavoro,ma anche l’acquisizione di una consapevolezza di come andavano ,già da allora,una quarantina e più di anni fa, le cose nel Basso Lazio ed a Gaeta, dove addirittura si parla di parla di “patti” e “trattative”intervenuti  fra Casalesi e pezzi dello Stato.

Il tema,questo,del Convegno di ieri a Formia,al quale chiunque si sarebbe aspettato la partecipazione di molti cittadini gaetani.Per capire,per sapere.

Ed,invece,ne abbiamo contati appena 3,ripetiamo tre,come in quello di Sperlonga del luglio scorso.

3 su un centinaio provenienti anche da altre zone,vicine e lontane,anche da Roma e Ladispoli,oltre che da Napoli.

Cittadini gaetani,vergognatevi !

Porterete sulle vostre coscienze la responsabilità terribile di aver compromesso anche l’avvenire dei vostri figli e di lasciare ad essi un futuro infernale di fame e di illegalità.

Eppure Gaeta dista sia da Sperlonga  che da Formia appena 5-6 chilometri.

Vergogna,ancora vergogna !   

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