Frutta e verdura l’affare delle mafie

I clan avevano il monopolio dei maggiori mercati del Centro sud e della distribuzione a Roma. Tra le attività il traffico di armi da guerra.

Mafia e camorra alleate nel business dell’ortofrutta. Giro d’affari milionario gestito dai clan più agguerriti della criminalità organizzata. Le forze dell’ordine hanno eseguito 68 ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Napoli. In cella sono finiti appartenenti ai vertici del clan dei Casalesi, gruppo Schiavone, dei Mallardo di Giugliano, dei Licciardi di Secondigliano e della cosca mafiosa dei Santapaola-Ercolano di Catania.

In manette anche Paolo Schiavone, 27 anni, nipote di Francesco «Sandokan», fermato dagli agenti mentre sbarcava da una nave da crociera di ritorno dalla luna di miele. L’indagine, avviata nel 2006, ha fatto emergere che il mercato ortofrutticolo di Fondi era in mano alla famiglia Schiavone del clan dei Casalesi, che aveva anche il monopolio dell’autotrasporto, utilizzato anche per il traffico d’armi, insieme ai clan di camorra Mallardo e Licciardi e ai clan mafiosi Santapaola e Riina.

Sono 79 le ditte di autotrasporti coinvolte e ben 291 quelle di ortofrutta riconducibili all’organizzazione criminale, con sede in varie regioni. A capo del business un incensurato, Costantino Pagano, legato alla camorra e dimostratosi particolarmente violento nell’imporre il proprio dominio. Durante le indagini è emerso anche il coinvolgimento di Gaetano Riina, fratello di Totò U Curto il capo dei capi, offertosi come mediatore tra Pagano e Venanzio Tripodo longa manu della ‘ndrangheta nel Sud pontino. Tripodo è entrato anche nelle indagini sulla morte del pusher Cafasso coinvolto nel caso Marrazzo. Una volta risolto il contenzioso con Tripodo, gli affari della «camorra-mafia spa» sono decollati. Il gruppo di Pagano ha imposto il proprio monopolio sui maggiori mercati ortofrutticoli da Fondi ad Aversa.

Da Giugliano a Vittoria. Tutta la frutta e gli ortaggi che da Fondi partivano per la Sicilia viaggiavano su camion della ditta degli Ercolano, altra famiglia mafiosa. Da Fondi poi la merce veniva distribuita al Car di Roma, a Torino e a Milano. Il centro strategico dell’organizzazione era, però, in Campania. I capi dei clan camorristici e della famiglia mafiosa dei Santapaola-Ercolano, infatti, si riunivano nella sede di un’azienda di trasporti del Casertano per decidere le strategie e le alleanze.

Nel corso delle indagini sono stati sequestrati anche veri e propri arsenali di armi provenienti dalla Bosnia. Bombe a mano, lanciarazzi e fucili mitragliatori contrabbandati attraverso i camion che trasportavano frutta e verdura. Alcune di queste armi sono state utilizzate nel 2005 nella cosiddetta guerra delle ciliege. Il cartello mafioso aveva già preso contatti per ottenere l’esclusiva della distribuzione dell’ortofrutta ai supermercati Conad e Despar di Roma. Sono anche stati sequestrati conti bancari, terreni, aziende ortofrutticole, appartamenti, terreni e oltre 100 automezzi per un valore complessivo di circa 90 milioni di euro.
Maurizio Piccirilli

(Tratto da Il Tempo)

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