Frosinone: inchiesta sull’urbanistica. Gli inquirenti: “uno scenario inquietante”

Teoricamente è una “banale” inchiesta per diffamazione. Due esponenti dello stesso partito, il Pd, che litigano in una riunione politica. Volano parole grosse. Anzi, una frase: «Zitti voi che avete votato la pratica della camorra». L’insultato a quel punto si alza e dice la classica frase: ti querelo. E’ l’incipit di una inchiesta che, invece, banale non è affatto e che potrebbe fare luce su alcune rilevantissime pratiche urbanistiche del capoluogo. La Procura, dunque, ha aperto un’inchiesta. Al momento il fascicolo è iscritto come atti relativi a, ma l’iscrizione dei primi nomi sul registro degli indagati, a quanto risulta è questione di giorni.
Sono due gli aspetti che gli inquirenti vogliono capire. Intanto se ci si trova davanti ad un caso di infiltrazione camorristica. Al momento le cose certe sono due: la ditta in questione ha sede a Napoli; un parente dei titolari di questa ditta è rimasto coinvolto in una inchiesta e poi condannato a 5 anni di reclusione in un processo su uno degli scandali urbanistici più clamorosi in Campania con la realizzazione in un comune della cintura di un intero quartiere abusivo. Stop, almeno per adesso. Il secondo aspetto riguarda la pratica in questione. E su questo, invece, ci sono già molte cose che l’amministrazione comunale del capoluogo dovrà chiarire agli inquirenti. Non sono cose nuove, in Consiglio se ne discute da due anni (vedere l’articolo a fianco), eppure né il sindaco, né l’assessore hanno ritenuto di raccogliere i dubbi avanzati anche da consiglieri della maggioranza. Parliamo di un “piano di lottizzazione non costituente sub comprensorio in zona C1”. Malgrado le norme non prevedano la pratica viene accolta malgrado il terreno incida su due comprensori diversi nell’area di via Mastruccia. Dovrebbe essere dunque oggetto di due pratiche diverse, anzi di due distinti piani di lottizzazione non avendo l’estensione minima necessaria per essere considerato sub comprensorio (che è di 23 mila m2, mentre l’area è sì di 32 mila m2 ma su due comprensori). Cosa cambia? Parecchio, in termini di indice di edificabilità. In un piano di lottizzazione l’indice è circa 1,2, nel sub comprensorio 1,8. Ovvero per ogni metro quadro si può costruire 1,2 o 1,8 metri cubi. Ma non è tutto. Nel piano di lottizzazione la volumetria viene considerata solo in relazione al terreno edificabile; nel sub comprensorio su tutto il lotto. La differenza è presto detta: nel primo caso si resta sotto i 40 mila m3, nel secondo si va sopra i 60 mila. In tutti questi anni, l’ultima volta a dicembre in Consiglio, il dirigente Matteo Capuani ha sempre detto che l’operazione è perfettamente legittima. Malgrado l’ultimo parere della Provincia abbia detto che «la proposta di intervento urbanistico risulta in variante al piano regolatore e dunque dovranno applicarsi le procedure dell’art. 66 comma 2 della legge regionale 38 del ’99».
Capuani ha risposto che il Comune si sente tranquillo «perché ricorre la fattispecie disciplinata dall’ultimo comma dell’articolo 2 della citata legge 36/87 nel testo novellato dall’articolo 26, comma 3 lettera c». E così le controdeduzioni sulla pratica sono andata all’esame del Consiglio comunale nel dicembre scorso e sono state approvate. L’inchiesta parte dunque da qui. Anzi, è partita. Perché la Procura ha già sentite delle persone informate sui fatti. Gli inquirenti si limitano a dire che ci si trova davanti a «uno scenario inquietante».

Vittorio Buongiorno

(Tratto da Il Messaggero)

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