Frosinone. Inchiesta Ca-morra, il boss Gennaro De Angelis rifiuta di farsi interrogare

FROSINONE – L’udienza preliminare a carico dei 67 imputati della maxi inchiesta Ca-morra ha registrato una serie di interrogatori e dichiarazioni spontanee, e soprattutto la rinuncia a farsi interrogare, contrariamente a quanto richiesto precedentemente dai suoi legali, da parte dell’imputato “eccellente” Gennaro De Angelis, boss camorristico e parente del superboss “Sandokan” Francesco Schiavone. L’inchiesta si è basata innanzitutto sulle dichiarazione del pentito Michele Froncillo, il quale ha svelato tutte le operazioni illecite fatte dalla banda nel corso del tempo e le sue ramificazioni in provincia di Frosinone e di Latina. La banda importava automobili dalla Germania evadendo completamente l’IVA, reinvestendo i profitti nei territori tra Frosinone, Latina e Caserta. Altra fonte di reddito era la ricettazione di vetture rubate o di quelle cedute con il leasing, le quali venivano smontate e rimontate su telai contraffatti, oppure rubate e vendute all’estero. I “personaggi” di calibro maggiore che farebbero parte della banda hanno i nomi di Tommaso e Giuseppe Buttone, cognati del boss Domenico Belforte, capo indiscusso del clan Mazzacane di Marcianise; oltre al capo Gennaro De Angelis, ci sarebbero anche i presunti sodali Giorgio Lucci e Antonio Di Gabriele, e su Roma ci sarebbe Ciro Maresca, fratello di Pupetta Maresca, donna di spicco della camorra napoletana.

(Tratto da FRnotizie)

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