Frosinone – Il Csm trasferisce d’ufficio il procuratore Gerunda

Avrebbe affidato gratuitamente l’incarico di collaboratore con compiti di supporto in procura ad un neolaureato, al quale avrebbe permesso di avere accesso, visionare e consultare fascicoli coperti dal segreto istruttorio. Per questo motivo la sezione disciplinare del Csm ha deciso di sanzionare pesantemente il procuratore della Repubblica di Frosinone, Margherita Gerunda, che è stata ritenuta responsabile di aver adottato un atto abnorme. Il tribunale delle toghe ha disposto nei confronti del magistrato la sanzione della censura oltreché il trasferimento d’ufficio funzionale, con l’impossibilità di ricoprire incarichi direttivi, come quello di capo di una procura o di un ufficio giudicante. Un provvedimento che ha lasciato di stucco e ovviamente amareggiato il procuratore di Frosinone. «È una decisione inaudita che si basa su delle false verità» ci ha detto la dottoressa Gerunda. «Innanzitutto – ha continuato il magistrato – devo rilevare che nei miei confronti il Csm ha commesso una grave scorrettezza. Avevo chiesto il differimento della discussione per motivi di salute. Mi trovo a Padova per sottopormi ad alcuni accertamenti, che per fortuna hanno dato per me ottimi riscontri, e terapie dopo l’incidente subito con la soda caustica, per cui avevo un legittimo impedimento che non mi consentiva di essere a Roma. Però, nonstante ciò, hanno deciso di andare avanti e di non tenere conto delle mie più che fondate istanze». Non solo questo ha mandato su tutte le furie la dottoressa Gerunda. Ad irritarla particolarmente è che si sia dato subito evidenza pubblica ad un provvedimento che lei neanche conosceva. «Non hanno fatto in tempo a leggere il dispositivo che subito lo hanno diffuso alle agenzie di stampa, non avendo neanche il buon gusto di comunicarlo prima a me che ero la diretta interessata». Un provvedimento, quello del Csm, che il procuratore non ha timore a definire fondato su «falsità. Non c’è nulla di vero in quello di cui mi accusano. Si sono basati su una lettera anomina in cui venivano rappresentati fatti ben lontani dalla realtà. Nessuno ha mai consultato nel mio ufficio fascicoli coperti da segreto istruttorio. La mia unica colpa è stata solo quella di aver voluto garantire la funzionalità dell’ufficio di cui sono a capo, dopotutto son ben note le difficoltà di personale che abbiamo e qualcuno forse fa finta di non esserne a conoscenza. Non è stato violato alcun regolamento e nessuna legge. Per questo sono fiduciosa dell’accoglimento del ricorso per il quale ho già dato mandato al mio legale». E allora che cosa c’è dietro questo provvedimento pesante? «C’è qualcuno – ha detto la Gerunda – che vuole farmi la guerra, e in questo senso mi pare che non si risparmino mezzi. Evidentemente a qualcuno fa gola il mio posto a Frosinone, un ufficio che in questi ultimi anni ha acquisito di prestigio. C’è un evidente intento persecutorio nei miei confronti. Credo di essere scomoda e mi si vuole mettere da parte. In ogni caso mi dispiace per tutto quello che sta accadendo perché rappresenta un vulnus per l’istituzione. Ne va della credibilità della magistratura e del prestigio dell’ufficio». L’amarezza è tanta. «Come matureranno i termini per andare in pensione, e non manca molto, andrò via. Mi sento troppo sfiduciata. La mia sembra quasi una lotta contro i mulini a vento». La mano pesante del Csm sarebbe stata dovuta anche al fatto che il magistrato aveva già ricevuto una sanzione disciplinare (un’altra censura) per aver disposto l’allontanamento da scuola di un minore disabile. «Anche in questo caso – dice il magistrato – si tratta di una abnorme falsità. La realtà è che quel provvedimento venne preso nei confronti di uno scolaro che regolarmente picchiava i compagni e i professori». Il trasferimento d’ufficio e la nuova censura non sono, però, provvedimenti immediatamente esecutivi, visto che sono entrambi impugnabili da parte dell’interessata davanti alle sezioni unite civili della Cassazione. La dottoressa Gerunda per adesso continuerà a ricoprire il suo incarico fino al termine della vicenda.

Pietro Pagliarella
(Tratto da Il Tempo)

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